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Napoli Juventus Sarri, il ritorno al San Paolo del tecnico toscano

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NAPOLI JUVENTUS SARRI – Domani sera allo stadio San Paolo è in programma NapoliJuventus, per il big match valido per la 21^ giornata di campionato.

Sarà una gara speciale soprattutto per Maurizio Sarri: il tecnico bianconero tornerà al San Paolo per la prima volta da avversario. Non sarà mai per lui una serata come le altre, perché in azzurro ha lasciato un segno indelebile.

Queste erano state alcune sue dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa, nelle scorse ore: “I fischi li considererei una manifestazione d’affetto. Ero lì quando il Napoli ha pagato la clausola di Higuain, perciò posso dire che erano ingiusti. Se posso escludere un mio ritorno a Napoli? In questo momento non ho pensieri sul futuro, dopo questa esperienza posso pensare anche di smettere; non so quante energie mi restano e se penserò di fare ancora bene“.

[df-subtitle]NAPOLI JUVENTUS SARRI[/df-subtitle]

Il suo ciclo in Campania è durato tre stagioni, ed è stato il miglior Napoli da dopo i tempi di un certo Diego Armando Maradona. Ingaggiato da De Laurentiis nell’estate 2015, non facile era stato il suo avvio, con una sconfitta all’esordio in campionato contro il Sassuolo e i due deludenti pareggi, il 2-2 in casa con la Sampdoria e lo 0-0 a Modena contro il Carpi. In quel periodo la sua panchina era data già a rischio.

Eppure, in poco tempo Sarri ha stupito tutti e tutto, rivoluzionando il Napoli e rendendola una delle squadre più belle da vedere in Europa. Non solo rivitalizzò i vari Albiol, Jorginho e Higuain, ma con lui esplosero giocatori quali Hysaj, Ghoulam, Koulibaly e Allan.

Gli azzurri divennero la principale rivale della Juventus per lo scudetto, a differenza dei pronostici estivi, che davano molto più favorite altre squadre come Inter e Roma.

Quella squadra e la figura di Sarri, sempre in tuta, venivano identificate come l’autentico simbolo della voglia di rivalsa della “classe operaia” al potere del club di Andrea Agnelli. Meglio ancora, la c.d. lotta al palazzo.

Già a novembre arriva la prima stoccata alla Juventus, in occasione di una conferenza stampa: “Come può avere un rigore il Napoli? Forse bisogna fare le maglie a righe (ride, ndr), siamo la squadra che ha giocato più palloni in area di tutte e non abbiamo mai avuto un rigore. Se la statistica non si riequilibria sarebbe strano, ma non parlo degli episodi di oggi“.

La scontro cruciale fu quella serata del 25 febbraio 2016, quando allo Juventus Stadium la Juve sfidò il Napoli nella gara decisiva al primo posto. Vi era molta attesa, ma nel finale un tiro di Zaza (deviato da Albiol) non lasciò scampo a Reina, e così la squadra di Allegri si aggiudicò lo scontro diretto. L’altra mazzata decisiva arrivò il successivo 3 aprile sul campo dell’Udinese: i friulani – agevolati dall’espulsione di Higuain, in quella stagione artefice di 36 gol – vinsero 3-1, spegnendo definitivamente le residue speranze azzurre.

[df-subtitle]Sarri, incredibile la cavalcata di quel suo primo Napoli che cercò di lottare per lo scudetto, vinto poi dalla Juventus[/df-subtitle]

JUVENTUS NAPOLI SARRI – La seconda annata di Sarri sulla panchina azzurra inizia in salita: a giugno Higuain dice addio al club di De Laurentiis per accasarsi agli acerrimi rivali della Juve, che approfitta della clausola rescissoria di 45 milioni presenti nel contratto del centravanti argentino.

I campani acquistano dall’Ajax il cartellino del polacco Arkadiusz Milik, messosi in luce durante gli europei del 2016. A ottobre, in occasione della partita in casa dell’Atalanta, il calciatore subisce la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

Provato invano a sostituirlo con Gabbiadini – che non convince fino in fondo -, Sarri ha la grande intuizione di reinventare Dries Mertens come punta centrale, e l’attaccante belga lo ripaga alla perfezione segnando ben 28 gol in campionato.

In ogni caso, pur consolidando il bel gioco e lunghe strisce di vittorie, la squadra chiude il torneo al terzo posto: la Juventus – finalista di Champions – è sempre un gradino più in alto.

[df-subtitle]Sarri, nel 2017/2018 la vera sfida alla Juventus con il suo Napoli[/df-subtitle]

L’anno della verità, del “tutto o nulla”, è il 2018/2019: il Napoli è perfettamente cosciente che, come tutti gli altri, quel ciclo è vicino alla conclusione; ed è quindi l’ultima occasione di provare a sfidare seriamente i bianconeri.

E infatti Koulibaly e compagni sono una macchina perfetta: nelle prime 8 giornate arrivano altrettante vittorie, il primo ko arriva proprio contro la squadra di Allegri nell’anticipo di venerdì 1 dicembre; in un San Paolo gremitissimo, l’odiato ex Higuain infila Reina dopo soli 3 minuti di gioco. Tuttavia, gli azzurri non si perdono d’animo, ricominciando a macinare vittorie su vittorie.

[df-subtitle]22 aprile 2018, il Napoli di Sarri vince in casa della Juventus[/df-subtitle]

La serata cruciale è domenica 22 aprile, quando i partenopei affrontano nuovamente la Juventus a Torino. Le polemiche iniziano ancora prima del fischio di inizio, quando lo stesso Sarri viene visto nel mostrare il dito medio ai tifosi bianconeri direttamente dal pullman del Napoli.

La gara è un vero e proprio trionfo azzurro: un colpo di testa di Koulibaly nel finale – su angolo di Callejon – non lascia scampo a Buffon. In città è una vera e propria festa. La squadra si porta a -1 dalla vetta della classifica.

I sogni di gloria svaniscono però nel turno successivo, in quanto la Juve – con grande fatica e in una gara piena di polemiche successive per via dell’arbitraggio di Orsato – vince in casa dell’Inter per 3-2; mentre i campani vengono sconfitti al Franchi contro la Fiorentina con un netto 3-0, risultato maturato grazie alla tripletta di Giovanni Simeone.

Si chiude di fatto qui il percorso di Sarri a Napoli. E’ vero, nessun trofeo, ma un ciclo di infinite emozioni che i tifosi non scorderanno mai.

Il lavoro del tecnico toscano non è passato inosservato nemmeno all’eniclopedia Treccani, che ha ufficialmente inserito il termine “sarrismo” tra i neologismi; riprendendo una frase de “La Repubblica” di settembre 2018, quando il nuovo Napoli di Ancelotti perse 3-0 in casa della Sampdoria.

E se un sarrista batte l’ex squadra di Sarri con il gioco perduto dagli orfani, allora il sarrismo non era una moda ma può essere un metodo“.

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