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Napoli, cori razzisti, Var, sicurezza negli stadi ed altro a ‘Un Calcio Alla Radio’

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[df-subtitle]Marelli sul VAR: usato così non serve a nulla. Perché? Il problema non è che possiamo dire come se ne esce. Savo: le chiavi della partita Atalanta – Napoli  saranno Gomez e Insigne, vi spiego perché…”[/df-subtitle]

In diretta a “Un Calcio Alla Radio”, trasmissione in onda sulle frequenze di Radio CRC, sono intervenuti alcuni opinionisti e giornalisti per parlare del Napoli, dei cori razzisti di natura territoriale, del Var, della sicurezza negli stadi, del match di questa sera che si disputerà a Bergamo tra l’Atalanta ed il Napoli e di altri argomenti.

Queste le loro opinioni riportate da EuropaCalcio.it:

[df-subtitle]Marelli: “Il VAR? Il problema è la normativa”[/df-subtitle]

Luca Marelli, ex arbitro: “Problema VAR? Il problema nasce da un protocollo inadeguato alla strumentazione a disposizione e da una lettura troppo restrittiva dal designatore. Non bisogna essere supereroi. Basta un’osservazione e conoscere quello di cui si parla. È già successo che ci siano stati episodi decisi male, nonostante il VAR potesse intervenire. Erano, però, partite dalla scarsa rilevanza mediatica. Quest’anno abbiamo visto decine di colpi di mano in review. Il VAR usato così non serve a nulla. Perché? Il problema non è che possiamo dire come se ne esce.

Dobbiamo iniziare a pensare che il protocollo in questa maniera non va. La sensazione è che l’IFAB vivendo nel regno britannico, dunque in un’altra realtà, non si renda nemmeno conto di quale siano le potenzialità della tecnologia e ne ha scritto un protocollo che ne limita le possibilità di utilizzo. 

Rocchi incolpevole su Zaniolo? È stato commesso un errore clamoroso. Rocchi c’entra poco era troppo coperto. Rizzoli ha combinato un pasticcio perché ha voluto limitare troppo. Si è passato da casi eclatanti a casi in cui non si fischia mai. Cosa s’intende per “casi eclatanti?” Non lo so. Bisogna chiedere a Rizzoli. Se non è eclatante quello di ieri sera. Rigore su Icardi? Sì c’era ”.

[df-subtitle]Chiariello: “Se in Italia manca la sicurezza, il calcio non è vendibile”[/df-subtitle]

Umberto Chiariello per il suo consueto ‘ Editoradio’: “Cori razzisti? Speculazioni per non fare polemiche. Non posso credere che l’abbia detto Gasperini. Ricordo le parole di Allegri di qualche giorno fa, provato giustamente  per le scempio contro Scirea, che la Fiorentina ha fatto rimuovere.

Ricordo l’inchiesta di Report dove si scopre che il capo della sicurezza della Juventus, collabora a far entrare gli striscioni che inneggiano a Superga. Una pagina vergognosa del nostro calcio, l’ennesima. Allora capisco una cosa che in Italia il vecchio detto “ C’ho famiglia vale per tutti”. 

Perché in Italia giocatori, società, allenatori sono tutti sotto ricatto. Questa è una cosa che va gridata a gran voce. Tutti vogliono vivere tranquilli e nessuno avere a che fare con la malavita, che nel calcio c’è, è presente e comanda nelle curve. 

Questa cosa la conoscono le questure, la conosce la forza pubblica e resta intatta. Se il pullman del Boca viene assalito, senza alcun cordone di sicurezza, quando un giorno prima c’è stato un raid nella sede del tifo più duro del River, qualcosa mi fa pensare male e allora dico: “ma non è che forse non si vuole debellare questo modo di fare in tutto il mondo che porta il tifo ad avere un poter pazzesco su chi gioca, chi allena o chi dirige?

Perché pare che ci sia uno scambio mutuo: tu mi sostieni  a prescindere dai risultati e io ti lascio fare e lo stadio resta zona franca. Cominciamo ad abolire il principio della responsabilità oggettiva, cominciamo a liberare gli stadi da queste zone franche, come è stato fatto in Inghilterra.

In Inghilterra hanno debellato l’hooliganismo con cellulari, intese come celle, gabbia, con polizia a cavallo che ti carica immediata in mente. Questo in Italia non c’è. Se in Italia manca la sicurezza, il calcio non è vendibile. Un campionato che già di per sé non ha appeal, che è stato già abbondantemente distrutto dallo spegnimento della VAR” .

[df-subtitle]Lucarelli: “Arbitri? Giocare per la Juve è diverso che giocare per il Livorno”[/df-subtitle]

Cristiano Lucarelli, allenatore: “Nel 4-3 con la Lazio ho dato un bel contributo e anche un gol alla Juve. Napoli? Diciamo che siamo entrati subito in sintonia con Napoli e ci siamo rimasti. Io non ho dato questo grande apporto, ma la gente mi dimostra sempre grande gratitudine. Rammarico di essere arrivato tardi? Ricordo che l’avevo già sfiorata ai tempi della serie C. Fu una cosa clamorosa perché avevo appena fatto il capocannoniere in serie A. 

Io oggi sarei titolare in Nazionale? Ci vuole poco oggi per essere titolare nell’Italia (ride ndr). Livorno? Da calciatore ho fatto quello che dovevo fare. Da calciatore se sei professionale le prestazioni e i gol arrivavano. Da allenatore devi sperare che un gruppo faccia questo, che abbiano motivazioni, fame e che credano in quello che fanno e questo non è sempre scontato. Da allenatore dipendi dagli altri e quando dipendi dagli altri non è sempre facile. Campionato chiuso? L’unica speranza è che tutti lo danno così per morto, che più avanti possa cambiare anche qualcosa. La vedo dura.

Il Chievo viene a Napoli e affronta la partita convinto di poter fare la prestazione.  Quando altri vanno allo Stadium non vedo la stessa convinzione. Partono sconfitti? Sì secondo me. La Juve ormai è una corazzata e anche se non fa la partita perfetta può vincere. Su 14 partite ne hanno vinte 13.  Juve sembra che sia protetta? In questo momento no. La Juve vince perché è più forte di tutte le altre. Normalmente la Juve ha sempre avuto grandi squadre. 

Occhio di riguardo per loro da parte degli arbitri? Sicuramente gli arbitri hanno un atteggiamento diverso verso i giocatori della Juve, che verso i giocatori del Livorno che giocavano ai nostri tempi. Con noi Chiellini è stato espulso anche immeritatamente, cosa che poi dopo non è più avvenuta. La Juventus non dimentichiamo che è ripartita dalla serie B e lì ci sono state delle qualità importanti da parte dei dirigenti, che oggi sono quelle che creano delle differenze.

Ad esempio il Napoli litiga ancora con il Comune e altre squadre come la Juve sono già tanti anni che giocano allo Stadium. Vengo da tre giorni di vacanza a Barcellona, dove ho pagato 27 euro per fare il giro dello stadio. C’era una fila interminabile. Questi sono soldi e macchine da guerra. È un discorso di mentalità. In Inghilterra ogni anno comprano la maglia nuova nelle società, in Italia no.

VAR? Il VAR c’è o non c’è. Non è che si può ogni volta decidere se utilizzarlo o no. Per me è uno strumento utilizzato però ogni qualvolta c’è il dubbio va utilizzato. Per chi tifo stasera? Sono molto legato alle mie ex squadre e quando giocano le seguo tutte con molta simpatia. Il Napoli è una cosa diversa. Viene subito dopo Livorno. A Napoli ho ricevuto tanto, dando pochissimo.

Spero che il Napoli faccia un’ottima partita e spero che questa partita non venga macchiata dai cori. Io non uscirei dal campo. La medicina non la conosco, però sono anche abbastanza d’accordo con Allegri. Il problema in Italia è l’educazione allo sport. Io mi caricavo quando venivo offeso. Non darei questa soddisfazione. Colorp che lanciano i cori sono persone note alle forze dell’ordine. Devono intervenire in questo senso. Ne prendo uno una volta, uno una seconda che secondo me è anche più pratico che sospendere una partita”.

[df-subtitle]Savo: “Le chiavi della partita saranno Gomez e Insigne, vi spiego perché…”[/df-subtitle]

Mario Savo, presidente dell’AIAPC: “Come si batte l’Atalanta? Stiamo parlando di due delle squadre più organizzate dal punto di vista tattiche.  L’Atalanta fa dei duelli uomo contro uomo una delle sue caratteristiche principali.

Il Napoli è avvantaggiato perché ha giocatori molto tecnici. Non sarà semplice perché l’Atalanta fa molta densità davanti e quindi ti schiaccia. Io penso che metterà Gomez alle spalle delle due punte. Una scelta del genere dovrebbe mettere in difficoltà una squadra come il Napoli. Gomez è un giocatore molto mobile e penso che da lui e dal suo interfacciarsi con le punte e penso che questo possa creare grosse difficoltà alla difesa del Napoli. Se cerchiamo il punto di forza o debole del Napoli sarà quello di tenere quelle due linee molto chiuse. 

Con Ancelotti c’è un sistema di marcature miste e sicuramente è un po’ meno ferreo e flessibile rispetto a Sarri, perciò mi intriga molto la sfida con Gasperini, che è integralista.

Uomini chiave della partita? Gomez e Insigne, che saranno il baricentro alto delle due squadre. In una partita che sarà molto fisica, in fase di non possesso saranno molto importanti i fantasisti. O qualcuno dalla difesa si alza o qualcuno dalla mediana dovrà tornare su Gomez. Malcuit o Maksimovic?  Io opterei su Maksimovic e sulla capacità di creare uno spazio sulle verticalizzazioni immediate”.

[df-subtitle]Marino: “Bergamo razzista? Vi racconto la mia Atalanta”[/df-subtitle]

Pierpaolo Marino, ex direttore generale di Napoli e Atalanta: “Lucarelli ha detto che lo volevo in serie C? Sì abbiamo tentato con tanti giocatori. C’è chi ha accettato come Calaiò che era capocannoniere in B e poi qualcuno è venuto e qualcun altro no. Se non sbaglio il campionato di Lucarelli non fu felice, ma Napoli ti resta nel cuore come squadra e come tifosi. Cori questa sera Ancelotti torna negli spogliatoi? Non credo.  

Bergamo razzista? Con me sono stati carinissimi. Con me è stato un rapporto di amore che conservo ancora. Dopo la mia presentazione all’Atalanta, ricevetti una telefonata da Gigi D’Alessio che mi disse “Complimenti amico mio, sei uno che ha gli attributi, perché vai a dirigere la squadra di una città dove non sono riuscito a fare un concerto”.

Io cominciai a pensare di aver sbagliato, però dopo un mesetto si vedeva che c’era empatia con la gente. Ci fu la festa della Dea e io fui accolto benissimo. C’era Claudio Galimberti, il “Bocia”, che con me è stato sempre correttissimo. Quando mi annunciò “ ci fu un applauso e poi dopo il coro “noi non siamo napoletani” (ride ndr). Fu quasi uno sfottò e poi ogni anno si alla festa della Dea si è ripetuta questa cosa. Fu uno sfottò quasi familiare.

Fu detto con grande simpatia. “Noi non siamo napoletani”? È sfottò. “Lavali col fuoco” è una discriminazione quasi razziale. Noi ora stiamo drizzando i capelli, ma nell’anno del terremoto con l’Avellino, che aveva avuto tremila morti, venivamo accolti con “terremotati” quando andavamo al Nord. Responsabilità oggettiva? Bisognerebbe toglierla completamente.

Immaginate se la mia squadra sta perdendo, posso utilizzarli anche per assurdo. Io non ho mai sostenuto quei cori, ma mi facevano ridere. Secondo me la cosa bella è che tra questi ultras c’è anche rispetto ed amicizia. Con me la tifoseria ultras dell’Atalanta c’è stato un rapporto di affetto. Sono stato 5 anni lì e non ho mai subito discriminazioni.

Così come a Napoli sono stato bene con gli ultras del Napoli. Ad Udine mi hanno intitolato un club. Dichiarazioni di Gasperini? Non le ho sentite. Campionato Chiuso? Domanda difficile. Il Napoli deve considerare questa partita come quella di Liverpool, che pesa di più dal punto di vista economico e di prestigio. È un ottimo allenamento.  Quando l’Atalanta è in palla, annienta l’avversario.

Ricordo quando battemmo 3-0 il Napoli di Denis, quella era una partita con un divario tecnico enorme e l’Atalanta fece una partita eccezionale. Liverpool? Tocco ferro per non dire altro (scherza ndr). Napoli queste cose le fa spesso e non le chiamo nemmeno imprese, ci vuole il vero Napoli. Non deve fare niente di più di quello che sa fare”.

 

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