Nahitan Nandez: Garra e Toque

Nahitan Nandez: Garra e Toque

NAHITAN NANDEZ – Nell’immaginario collettivo il gioco del football in Sudamerica ebbe origine in Brasile, nella terra carioca delle favelas. In pochi sono a conoscenza che i pionieri del calcio, al di fuori dell’Europa, furono Uruguay e Argentina.

Fondamentale fu il lavoro dello scozzese Alexander Watson Hutton, che nel 1867 si trasferì in Argentina e fondò la prima scuola in cui si insegnava il gioco del pallone.

Sin da subito gli fu chiaro come il modo di interpretare il calcio da parte dei ragazzi sudamericani fosse totalmente in antitesi con il passing game inglese e scozzese, codificato dagli studenti di Cambridge.

In Sudamerica il calcio era istinto, individualità e libera espressione dei singoli. Una differenza basilare intercorreva però tra i due paesi dell’America meridionale; mentre gli argentini privilegiavano tecnica e velocità, gli uruguaiani eccellevano in animosità e aggressività.

Il Toque, il tocco, l’abilità di gestire il pallone grazie alle proprie qualità innate; contro la Garra, lo spirito combattivo degli Indiani Charrúa, la capacità di ovviare al proprio inferiore bagaglio tecnico con volontà, anima e cuore.

Il perseguimento del proprio credo portò entrambe le scuole calcistiche sudamericane alla finale del primo Mondiale 1930, dove avvenne lo scontro tanto atteso, in cui la Garra vinse sul Toque 4-2.

Riportando le parole di Gianni Brera, la partita fu la dimostrazione che: «L’Argentina gioca un calcio molto più fantasioso ed elegante; ma la tecnica superiore non basta a compensare la presunzione tattica. Fra le due formazioni rioplatensi, gli argentini sono le cicale, gli uruguaiani sono le formiche».

La rivalità calcistica tra Uruguay e Argentina ha dunque origini antichissime; e tuttora gli appassionati sono in disaccordo su quale delle due scuole sia la migliore.

Più che rivaleggiare però, le due idee dovrebbero equilibrarsi. Tornando ai giorni nostri, un giocatore in particolare sembra averlo capito e aver risolto degnamente l’originario dualismo; un giocatore, nato in Uruguay, ma affermatosi calcisticamente in Argentina, che bilancia perfettamente Garra e Toque.
Background uruguaiano, ma forma mentis argentina: Nahitan Nandez.

UN ARGENTINO D’URUGUAY

Il ventiquattrenne di Punta del Este si forma calcisticamente nella blasonata formazione del Peñarol; nelle cui fila milita per quattro anni, contribuendo, con 76 presenze e 8 gol, alla conquista di due scudetti.

Nato trequartista, viene progressivamente arretrato in mediana, zona nella quale riesce a far valere tutto il suo carisma e la sua personalità. Grazie alla sua leadership, si ritaglia un ruolo così importante nella squadra uruguaiana, che Montero, al suo arrivo in panchina, lo nomina capitano.

Ed è un’investitura epocale per Nandez, perché diventa, a 21 anni, il capitano più giovane della storia del Peñarol. Ma probabilmente questo non basta a Nandez, che ha voglia di mettersi alla prova in un campionato diverso da quello muscolare uruguagio.

Non gli importa nemmeno che l’opinione pubblica l’abbia designato “Caudillo”, richiamando la figura di un leader carismatico della storia e del calcio uruguaiano; che riesce ad imporsi come punto di riferimento per compagni e tifosi.

Non si può rimaner sordi alla chiamata del Boca Juniors, la terra del Toque, tanto meno se hai piedi educatissimi ed una personalità non comune; caratteristiche largamente apprezzate a Buenos Aires.

Con la maglia xeneizes Nandez spicca il volo: all’ombra de La Bombonera, Garra e Toque si fondono in maniera complementare, dando vita ad un giocatore totale, potente e veloce, concreto e tecnico, grintoso ed elegante. El Léon, capace di dominare il centrocampo, annichilire gli avversari ed essere decisivo in ogni partita.

Come quando con una sua rete decide il Superclásico del novembre 2017, facendo impazzire di gioia i tifosi gialloblu sugli spalti; e nel quartiere la Boca di Buenos Aires.

Eppure Nandez non è ancora appagato; ha capito di esser pronto per sfide intercontinentali. Nandez sogna l’Europa, Nandez vuole l’Italia.

CAGLIARI URUGUAGIO

E così El Léon sorvola l’oceano Atlantico e approda in Sardegna, diventando l’acquisto più oneroso della storia del Cagliari. Dopo la partenza di Barella, il presidente Giulini decide infatti di investire su di un giocatore molto simile, per tipo di gioco, al giovane talento sardo.

La scelta di Nandez è consequenziale al bisogno di avere in mezzo al campo un leader tecnico e carismatico, autore di giocate sensazionali; ma, al tempo stesso, capace di essere un punto di riferimento per i propri compagni.

I tifosi cagliaritani accolgono con indicibile entusiasmo l’arrivo del leone uruguaiano, ultimo tassello del formidabile mercato gestito dal DS Carli. Un acquisto che, insieme ai vari Rog, Simeone, Pellegrini e al “colpo da 90” Radja Nainggolan, fa sognare il popolo rossoblu; e rende il Cagliari una delle squadre più competitive e ambiziose del nostro campionato.

Nandez è solo l’ultimo soldato della corposa colonia uruguaiana presente nella storia del Cagliari, comprendente calciatori del calibro di Francescoli, Pepe Herrera, Fonseca, Dario Silva, Abeijon; ed il più recente Diego López, bandiera della società da giocatore e da allenatore, che ora è il mister del Peñarol. Semplici coincidenze?

López non è stato tuttavia il primo uruguaiano a sedere sulla panchina del Cagliari; l’ha preceduto, seppur non con risultati memorabili, il leggendario Óscar Tabárez, attuale commissario tecnico de La Celeste.

Sliding doors tra Cagliari e Uruguay, con al centro, ora, Nahitan Nandez.

NAHITAN NANDEZ

Perché El Léon è uno dei perni anche della Nazionale di Tabárez, nella quale ricopre solitamente l’inedito ruolo di esterno destro in un 4-4-2; mostrando tutto il suo eclettismo e la sua versatilità.

Sarà che Nandez è davvero insostituibile; sarà che è il classico giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere in squadra.

Le statistiche parlano chiaro: tanto nel Mondiale 2018 quanto nella Copa América dello scorso anno, l’ex Boca ha infatti giocato ogni partita; a conferma della sua leadership nello scacchiere uruguaiano. D’altronde, se diventi capitano a 21 anni, devi veramente avere una personalità fuori dal comune.

E da quell’investitura Nandez di strada ne ha fatta tanta, crescendo e maturando tatticamente e tecnicamente, diventando un giocatore dalle grandi doti atletiche; capace di gestire il pallone in situazioni difficili, grazie al suo baricentro basso, non rinunciando mai alla giocata e facendo di dinamismo, intensità e pressing i suoi mantra.

Garra e Toque, aggredire e inventare. Se il “tocco” argentino è la sua quintessenza, lo spirito combattivo degli Indiani Charrúa permane l’identità calcistica di Nahitan Nandez.

Il quale, per stile di gioco, modo di stare in campo e di concepire il calcio, somiglia molto a Daniele De Rossi, che ha scelto di rispondere positivamente alla chiamata dal Boca Juniors; andando a sostituire proprio Nahitan Nandez.

Saranno solo coincidenze?

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