Papy Faty, calciatore della nazionale del Burundi, è morto ieri, 25 aprile, per un arresto cardiaco durante una partita del campionato semipro dello Swaziland, giocando con la maglia dei Malanti Chiefs. Faty è caduto a terra dopo 15 minuti di gioco e, trasportato in ospedale, non ce l’ha fatta. Ma il 28enne stava male da tempo.

Già tre anni fa, quando militava nel Bidvest Wits, club della massima serie del campionato sudafricano, aveva avuto un collasso. I medici allora rilevarono un’anomalia e gli suggerirono di smettere di giocare ed allenarsi in attesa di accertamenti che però confermarono la prima diagnosi. Fu, quindi, esonerato dal club. Passò ai Real King Fc, nella Nfd sudafricana, ma venne nuovamente esonerato per vie delle precarie condizioni di salute. Lui stesso, durante un’intervista concessa al magazine calcistico sudafricano Soccer Laduma, era a conoscenza delle sue condizioni, tanto da ammettere: “Il dottore ha detto che potrei morire”. Ma la voglia di giocare era troppa.

Arrivò perfino a firmare una liberatoria per svincolare il club da responsabilità in caso di decesso in partita o allenamento. Faty avrebbe potuto operarsi per farsi applicare un apparecchio defibrillatore in caso di crisi cardiaca, ma si rifiutò. Arrivò perfino a rivolgersi ad un ‘sangoma’, una sorta di stregone-curandero perché pensava di “avere il malocchio”. Dopo il consulto, optò per un campionato minore ma ciò non è bastato a salvargli la vita.

Faty quest’anno aveva contribuito alla prima storica qualificazione del Burundi alla fase finale della Coppa d’Africa e aveva giocato anche in Turchia e in Olanda rispettivamente con il Trabzonspor e col MVV Maastricht prima di andare in Sudafrica dove emersero i suoi problemi.

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