MONTOLIVO CAPITANO – Nelle scorse ore, sulle pagine de “Il Corriere dello Sport” è stato possibile leggere l’intervista di Ivan Zazzaroni a Riccardo Montolivo, il quale – svincolato dallo scorso 30 giugno – all’età di 34 anni ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo.

Dall’estate 2012 il mediano, cresciuto nel vivaio dell’Atalanta, vestiva la maglia del Milan, che lo aveva ingaggiato a parametro zero dalla Fiorentina. Proprio in quei mesi era iniziato il lento (ma progressivo) ridimensionamento del club di via Aldo Rossi; a partire dalle pesanti cessioni al PSG di Thiago Silva e Ibrahimovic.

Piuttosto complicate sono state infatti queste ultime sei stagioni della squadra rossonera, nonostante l’importante vittoria della Supercoppa italiana a Doha a dicembre 2016.

Se a maggio 2013 i rossoneri erano comunque riusciti ad accedere alla fase a gironi di Champions League, non è andata così successivamente.

Con l’addio di Ambrosini, Montolivo diviene capitano del Milan; ed è probabilmente (e paradossalmente, in quanto chiunque sognerebbe di divenire il leader in campo di questa gloriosa squadra) quello l’inizio dei guai.

Il Milan è in affanno e molto spesso in difficoltà, ma tali problemi non dipendono dal singolo giocatore bensì dall’intero ambiente; a partire dalla dirigenza, che punta sempre più solamente sui calciatori in scadenza e senza un vero chiaro progetto.

Buona parte delle colpe vengono però imputate proprio all’ex Fiorentina, ritenuto la causa di tutti i mali del Milan. Una cosa è certa: le prestazioni di Montolivo non sono sicuramente state sempre al top e qualche responsabilità ce l’ha senza ombra di dubbio; ma non era solamente lui il problema e queste ultime due annate dei rossoneri, anche dopo il cambio di proprietà, ne sono un’ulteriore e inequivocabile conferma. Inutile aggrapparsi al discorso dell’ingaggio alto: se è la società a proporlo, il giocatore difficilmente lo rifiuta.

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MONTOLIVO CAPITANO – Vergognosi e inaccettabili poi tutti quei messaggi social; fatti di pesanti insulti, da lui ricevuti sia a giugno 2014 che ad ottobre 2016 per i gravi infortuni subiti con la maglia della Nazionale.

Significativo il suo messaggio sui social quando aveva appena iniziato il secondo lungo stop. “Grazie di cuore a tutte le persone che hanno speso un pensiero per me…tifosi, colleghi, addetti ai lavori. È stato bello, in un momento così faticoso, ricevere così tanti attestati di stima e affetto. E una carezza a tutti quelli che mi hanno augurato la rottura di tibia e perone, la rottura di tutti i legamenti e la morte; con l’augurio che la vita riesca a farvi crescere in educazione e rispetto dell’essere umano”.

L’ex Fiorentina si è sempre assunto le proprie responsabilità, prendendosi fischi e contestazioni che non meritava. E aggiungiamo: è sempre stato un ottimo centrocampista – non a caso ha disputato anche 66 presenze con la maglia dell’Italia – ma, per caratteristiche, era ben diverso dall’essere il nuovo Andrea Pirlo. Di certo non poteva cambiare le partite da solo.

E non appena era giunto Bonucci, Montolivo gli ha subito dovuto cedere la fascia di capitano; salvo poi il ritorno del difensore alla Juventus avvenuto solamente dodici mesi dopo…

Dalla scorsa estate è poi arrivata a piccoli passi l’esclusione dalla rosa rossonera. Un’umiliazione assolutamente ingiusta. Il culmine è stato quando il tecnico Gattuso, pur di non mandarlo in campo, ha provato Calabria nel ruolo di mediano.

Montolivo non meritava questo trattamento. E da giocatore lascia un ottimo ricordo, ma anche un grande insegnamento, ossia quello di tenere sempre duro e non arrendersi mai, nonostante tutto e tutti.

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