MILAN SACCHI – Arrigo Sacchi è stato l’ospite odierno di #CasaSkySport per parlare dei ricordi legati al Milan nella giornata dei 31 anni trascorsi dalla finale contro la Steaua Bucarest, la prima Champions League dell’era Berlusconi:

Il ricordo è una sensazione piacevole, mi capitò di svegliarmi la mattina con un sapore dolce in bocca. Non era soltanto la vittoria, ma come l’avevamo ottenuta, non lasciava dubbi, diversa rispetto a come di solito si ottengono queste vittorie“.
Lo stile e fonte di ispirazione di Sacchi:Il dominio del gioco, essere ottimisti. Come puoi aumentare l’autostima se lasci la palla agli altri? I difensori si muovevano insieme alla squadra, avevamo cambiato i riferimenti: in Italia era l’uomo, per noi il pallone. Avevamo sempre undici giocatori in posizione attiva, con e senza la palla. Servono queste componenti: organizzazione, comunicazione, sinergia e l’interiorizzazione che ti dava i tempi”.
Sacchi aggiunge: “Il calcio è il riflesso della storia di un paese e anche della cultura. Il coraggio è figlio della conoscenza, così come l’innovazione: senza non può esserci. Per anni, arrivavano i campioni in Italia e quando andavi a giocare a livello internazionale, giocavi contro squadre disposte a rischiare. Quando cadi nella routine, cadi nel passato e quando sei pessimista, ti sei assopito e perdi la creatività, puntando sul singolo. Ho avuto la fortuna di avere giocatori che giocavano per la squadra, con la squadra e a tutto campo. Ho cercato di convincerli con la persuasione, qualche volta ho usato la percussione per richiamarli. Contro il Milan, abbiamo vinto due volte su tre a San Siro con dei ragazzi e il presidente Berlusconi si chiese cosa potevo fare con dei campioni”.
Il Milan di oggi e la possibilità Rangnick:E’ stato un ottimo allenatore. L’importante è che la società ti segua, non è importante prendere il più bravo, il più famoso. Il club non mi hai messo in discussione, aumentavano le mie certezze, le mie sicurezze, il mio entusiasmo. Non facevo il tattico“.
L’attaccante più forte:Van Basten e Gullit. Non li avrei cambiati con nessuno“.
Su Ancelotti:Lo convinsi che a volte nella vita bisogna anche rischiare. Dovevo sveltirlo nella mente“.
Sull’Italia di Roberto Mancini:Grande lavoro, le società hanno tutti stranieri. De Zerbi è un altro che ha conoscenza, amore. E’ importante cercare sempre di migliorarsi, è giusto il possesso palla… fino a quando è giusto farlo, altrimenti diventa una melina. E’ giusto verticalizzare sempre? No, al momento giusto. Il possesso dev’essere veloce, verticalizzazioni di dieci metri, non di quaranta”.
Qui per tornare in homepage.
Articolo precedenteParma Kurtic: “Venire qui scelta facile, auguro alla Spal di salvarsi”
Articolo successivoMilan, Biglia: “Serve stabilità. Potrei finire in Argentina, Messi…”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui