[df-subtitle]Roque Junior, ex giocatore rossonero, ha parlato anche del suo presente: “Ora faccio il ds ma non ho ancora scelto la mia strada definitiva”[/df-subtitle]

Oggi fa il direttore sportivo della Ferroviária in Brasile ma i tifosi del Milan non possono non ricordarsi di lui, rossonero dal 2000 al 2003, periodo durante il quale ha collezionato 44 presenze in Serie A. Ha giocato anche tre derby: il 2-2 e poi il roboante 6-0 per il suo Milan, entrambi nel 2001, oltre all’1-0 per i nerazzurri nel 2002. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il brasiliano ha parlato del suo presente, dei ricordi rossoneri e di Paquetà, prossimo acquisto del Milan.

Ecco le sue parole, cominciando dalla sua carriera dopo aver appeso gli scarpini al chiodo: “La Ferroviária gioca la Coppa San Paolo, che qualifica le migliori per la Coppa del Brasile o la Serie D (quarta ed ultima divisione del campionato brasiliano, ndr). Puntiamo alla Serie D per accedere ai campionati nazionali. Ho ricoperto il ruolo di allenatore e ho avuto una società di calcio, il Primeira Camisa. In Brasile e a Coverciano ho frequentato dei corsi per diventare allenatore: licenza A e licenza B. Non ho, però, avuto tempo di diventare Pro. Ho lavorato nello staff tecnico delle giovanili della Lazio e ho fatto degli scout per Luiz Felipe Scolari (allora ct del Brasile, ndr) nel Mondiale 2014. Ora sono passato alla parte gestionale, ma non ho chiuso le porte a un ritorno in panchina. Non ho ancora scelto la mia via definitiva”.

Parlando del suo periodo rossonero, ha detto: “In Italia ho imparato il concetto del gioco di squadra. La parte difensiva è ben curata. A volte la parte offensiva è molto meccanica e ti toglie un po’ di creatività. Ma tutti gli allenatori la pensano così. In Brasile ci si preoccupa di più del gioco individuale, senza pensare alla squadra. Personalmente, consiglio a tutti i difensori di fare un’esperienza in Serie A, imparerebbero molto. Il mio maestro? Quando arrivai, il grande punto di riferimento al Milan era Zaccheroni, mi ha insegnato tanto. La finale di Manchester del 2003? Finale italiana con la Juventus e prima avevamo eliminato l’Inter in semifinale. Giocai infortunato durante i supplementari poiché avevamo fatto tutte le sostituzioni. Ho dato il mio contributo”.

Parlando di difensori, tra presente e passato: “I migliori con cui ho giocato? Ce ne sono stati tantissimi bravi. Maldini, Nesta, Costacurta, che non era né molto alto né molto veloce, ma aveva una lettura del gioco incredibile. Aveva intelligenza. Ma posso dimenticare qualcuno. C’erano pure Dario Simic, Chamot, Ayala… Oggi al Milan consiglierei Marquinhos del Psg”.

Su Paquetà: “È un bel giocatore. In prospettiva penso esploderà fra due-tre anni. Difficilmente potrà essere subito titolare a Milano. Bisogna dargli tempo per adattarsi. Deve lasciarsi alle spalle il Brasile e pensare alla nuova realtà in Italia, che è diversa, e non fare paragoni tra i due paesi. Imparare subito la lingua per poter comunicarsi, adattarsi ai vostri costumi”.

Infine un commento sul Milan attuale: “A causa del mio lavoro alla Ferroviária non ho molto tempo di fermarmi davanti alla TV. Devo vedere anche altre partite. In questo campionato non ho ancora seguito una partita intera del Milan. Adesso col ritorno di Leonardo, di Paolo Maldini, col nuovo gruppo che ha assunto la società, il Milan magari potrà tornare alle belle epoche di Berlusconi. Ma ci vuole tempo. Le grandi squadre rossonere non sono state costruite da un giorno all’altro. Il derby di domenica? Sarò incollato alla tv a tifare Milan”.

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