Milan Montolivo – In un silenzio quasi assordante, a giugno 2019 Riccardo Montolivo ha detto addio al Milan dopo sette anni. E a distanza di cinque mesi, il centrocampista ha salutato ufficialmente il calcio sulle pagine del Corriere dello Sport. Con il Milan, Montolivo ha registrato 159 presenze e per ben quattro anni ne è stato capitano, sino all’arrivo di Bonucci. Di seguito sono riportate alcune dichiarazioni che l’ex rossonero ha rilasciato al quotidiano sportivo:

“Ho ricevuto anche i complimenti dell’allenatore, e sai cosa ha aggiunto? Che al posto mio avrebbe fatto il pazzo. Mi sono sentito preso in giro ancora una volta”.

Montolivo racconta la sua ultima stagione con la maglia del Milan.
«Alla fine di una stagione nella quale da gennaio avevo praticamente smesso di giocare non per mia volontà né per problemi fisici, l’allenatore mi dice che farò parte del gruppo pur perdendo la centralità. Accetto di rimettermi in gioco, sono all’ultimo anno di contratto. Poco prima della partenza per la tournée negli Stati Uniti, però, ricevo un sms dal team manager che mi annuncia che non sarei dovuto andare”.

Perchè?
“Motivazioni e spiegazioni, zero. Elliott subentra al cinese, a fine luglio Leonardo e Maldini prendono il posto di Mirabelli ereditando anche la mia situazione. Leonardo in qualche modo mi rassicura e da quel momento smetto di essere considerato a disposizione. Mi fanno allenare da solo o insieme a Halilovic. Nelle partitelle tra la prima squadra e le riserve o la Primavera gioco sempre con le seconde e vengo impiegato in tutti i ruoli tranne nel mio. I test di luglio avevano confermato che stavo benissimo, i migliori riscontri fisici di sempre”.

Sei stato capitano del Milan fino all’arrivo di Bonucci.
“Mi dissero che Yonghong Li aveva deciso che la fascia sarebbe passata a uno dei nuovi. Quando me lo comunicarono spiegai che lo trovavo ingiusto, che stavano commettendo un grosso errore poiché nello spogliatoio ci sono delle gerarchie che dovrebbero essere sempre rispettate. Feci i nomi di Bonaventura e Romagnoli. Niente, Bonucci”.

Quale fu la risposta di Mirabelli?
“Semplicemente che era stata una decisione del presidente”.

Risposta singolare.
“Come la spiegazione che fu data da Gattuso quando mi convocò per la prima volta poiché Brescianini e Torrasi sono infortunati. Due primavera non aggregati. Ma il massimo credo che l’abbia raggiunto quando, fuori Biglia e io in panchina, José Mauri fece ilcentrale e Calabria, un terzino, partì mezzala. A un certo punto José Mauri chiese il cambio e l’allenatore spostò Calabria centrale e Calhanoglu fece la mezzala. Dopo quell’episodio provai a chiedere spiegazioni a Leonardo, la sua risposta fu questa: “È stata una decisione dell’allenatore”. Il quale aveva detto che non avevo minutaggio. Ma come avrei potuto avere minutaggio se non mi metteva mai dentro? Non avrei mai immaginato di poter vivere un’esperienza del genere”.

A gennaio, però, avresti potuto chiedere la cessione.
“Alcune squadre si fecero vive, anche da fuori, non appena venivano informate del fatto che non giocavo da oltre un anno sparivano. Sia chiaro che io non ho mai rifiutato alcuna proposta. Ero pronto ad andarmene, sospetto però che qualcuno temesse che fossi rotto poiché non ci potevano essere altre spiegazioni plausibili. E invece stavo bene».

Quando hai deciso di lasciare il calcio?
“Mi hanno condannato a smettere. E non ho avuto neppure la possibilità di salutare i tifosi dopo sette anni”.

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