MILAN – MALDINI – In occasione dell’imminente 120esimo anniversario dalla fondazione del Milan, La Gazzetta dello Sport ha deciso di intervistare, ai microfoni di SportWeek, l’ex-capitano e attuale dt rossonero Paolo Maldini, il cui cognome è legato al club meneghino da ben 54 anni.

Milan – Maldini: “Da sempre siamo conosciuti per voler proporre calcio di qualità.”

Sul fatto che il Milan sia conosciuto anche per il bel gioco: “Da sempre il Milan viene riconosciuto come squadra tecnica, che vuole proporre un calcio di qualità. E vale anche per le formazioni giovanili. Sono cose presenti nel nostro DNA più di quanto si pensi.”

Sul cosa leghi così tanto la sua famiglia a questo club: “La passione per il calcio e per il Milan. Una passione spontanea e naturale, tra l’altro, mica inculcata. Mio padre mi lasciò scegliere se fare il provino al Milan o all’Inter e se stare in porta o fuori. E allo stesso modo non ho mai forzato Cristian e Daniel a giocare o a tifare Milan. Tutte le lettere della parola Milan sono comprese nella parola Maldini. Magari non è un caso, io ci vedo un grande significato.”

Sui consigli dati a suo figlio Daniel: “Sono consigli solitamente più legati alla vita che al calcio. Mio padre mi disse di essere sempre responsabile e di non cercare mai scuse. A Daniel ho spiegato qualche mese fa che le occasioni arrivano all’improvviso e vanno colte perché magari non si ripresentano più. E ignoravo che sarebbe stato aggregato alla prima squadra.”

Sui valori che distinguono il Milan: “La passione. L’eleganza. E l’ambizione: abbiamo avuto brutte cadute ma siamo sempre rimbalzato in alto anche se poi vanno considerate le varie epoche. Ai tempi di Berlusconi era più facile risalire: c’era una struttura societaria importante e minore concorrenza. Adesso tutte le squadre inglesi e tante altre in Europa possono permettersi di spendere cifre importanti sul mercato.”

Sulla finale di Manchester: “Mi capita di fare un giro nel museo del Milan, gli oggetti che mi piacciono di più sono i Palloni d’Oro e alcune maglie d’epoca della storia rossonera. A casa non ho nulla. Avevo tenuto solo una maglia della finale di Manchester, che tra l’altro è rotta perché Tacchinardi me la tirò su un corner. La feci firmare dai compagni perché credevo fosse la mia ultima finale di Champions. Invece ne giocai altre due. E non so più dove sia la maglia.”

Maldini: “Lavoriamo per mettere le fondamenta, siamo pronti al grande balzo.”

Sull’aria che si respira a Milanello:  “Ho sempre avuto la percezione che a Milanello si respirasse la stessa atmosfera che poi ritrovavo a San Siro o nei grandi stadi europei. Magari è un centro sportivo che avrebbe bisogno di maggiori spazi e una struttura più ampia, ma resta unico perché è davvero una casa. E in tutti i futuro progetti di ammodernamento non verrà mai stravolta l’idea di calore che i bellissimi centri all’avunguardia non riescono a trasmettere.”

Sugli obiettivi della società: “Nei momenti difficili viene fuori il valore degli uomini, ancor più che quello dei calciatori. Per cambiare le cose devi fare un programma a media scadenza. Ma bisogna avere l’ambizione di prendere il treno che passa e accelerare. Altrimenti non avremmo vinto lo scudetto con Zaccheroni e almeno un paio di Champions. Dovremo avere la prontezza di saltare sul treno, perché poi lassù si sta comodi e all’improvviso ti riscopri al livello degli altri, se non meglio. Quindi noi lavoriamo per mettere le fondamenta, ma siamo pronti a fare un bel balzo.”

 

 

 

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