Milan Ibra si confessa – Zlatan Ibrahimovic è tornato al Milan dopo 9 anni, e oggi come allora, se non di più, è decisivo e incisivo. Lo svedese ha contribuito in maniera determinante alla crescita di tutto il gruppo squadra: lotta, si sacrifica e aiuta in compagni in difficoltà, il tutto alla veneranda età di 39 anni. Ma qual è il segreto di questa seconda giovinezza?

Ibra ha rilasciato un’ intervista al sito ufficiale della UEFA, nella quale ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a scegliere – di nuovo – il Milan e su quali siano i suoi “trucchi” per tenere sempre alto il livello di concentrazione della squadra.

Milan Ibra si confessa – Ecco le sue dichiarazioni:

Sul ritorno al Milan: “La prima domanda che mi hanno posto quando sono tornato al Milan era relativa a tutti gli ex che erano tornati e non avevano reso secondo le attese, non riuscendo a ripetere ciò che fecero alla prima esperienza al Milan. Quale sarebbe stata la differenza nel mio caso? Io ho semplicemente risposto che non ho mai perso la passione per ciò che faccio. Ogni volta che scendo in campo mi sento come bambino che mangia una caramella per la prima volta. Ho capito che il pallone è il mio migliore amico e voglio stare con il mio migliore amico per il resto della vita”.

Sul perché è tornato al Milan: “La vita è tutta una questione di sfide. Sentivo di aver fatto abbastanza e ho iniziato a pensare se continuare o meno. Per me era una grande sfida tornare qui per cercare di cambiare la mentalità, per provare a cambiare la situazione e per trasmettere alla squadra che cosa fosse il Milan. Il Milan che conosco io, il Milan che tutto il mondo conosce”.

Sulla pressione che mette ai compagni: “Quando gioco porto in campo il mio carattere, la mia personalità e ovviamente la mia qualità. Metto molta pressione ai miei compagni; cerco di tirare fuori il massimo da ciascuno di loro. Alcuni la prendono bene, altri un po’ meno, altri non reggono. Vanno in difficoltà perché rendono ad alto livello solo quando è necessario, invece io decido che dobbiamo farlo ogni giorno. Per me il modo in cui ti alleni è il modo in cui giochi”.

Sul rapporto con i compagni: “Che tu sia giovane o vecchio io ti metto la stessa pressione perché se sei qui c’è un motivo, sei qui perché sei abbastanza bravo. Ma fuori dal campo, se sei giovane ovviamente ti parlo in modo diverso, ti tratto diversamente, il comportamento non è lo stesso paragonato ai più vecchi. Ma sul campo sono tutti uguali per me”.

Sul suo futuro in campo: “Non sono mai soddisfatto, voglio sempre di più e forse è per questo che sono qui oggi e sono in grado di giocare e di fare quello che sto facendo.Non vedo molti giocatori, nel passato e nel presente, capaci di fare lo stesso. Mi considero come Benjamin Button, ogni giorno che passa ringiovanisco. Prometto che giocherò fino a quando riuscirò a farlo. Finché ne sarò in grado giocherò ad alto livello. Il giorno in cui non ci riuscirò più smetterò di giocare perché ho bisogno di sentirmi vivo, di sentire che sto restituendo qualcosa”.

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