[df-subtitle]Gattuso: “Suso oggi prova e vediamo come sta. Conti non ha ancora i 90 minuti. Sul razzismo d’accordo con Ancelotti”[/df-subtitle]

Il tecnico del Milan Gennaro Gattuso ha parlato nella classica conferenza stampa pre-partita in vista della gara di domani sera a San Siro contro la Spal. Ecco le sue parole.

Sulla questione razzismo: “Sicuramente sono d’accordo con le parole di Ancelotti a fine partita. Giusto fermarsi, ma bisogna capire che sono quattro imbecilli che fanno i versi. Non dimentichiamoci le frasi su Scirea, su Superga, è un problema. Bisogna portare rispetto per tutti: bianchi, neri, siamo tutti uguali. C’è bisogno di rispetto”.

Su Donnarumma: “Sta giocando una stagione positiva, per l’età che ha è un fenomeno. È uno dei migliori portieri al mondo. Se non abbiamo perso a Frosinone, è per merito suo. A volte viene giudicato in modo errato, ma ce lo teniamo stretto perché è un grandissimo portiere”.

Sulla sua posizione: “Cerchiamo di fare entrare meno spifferi possibili. C’è tanta delusione, ora abbiamo sistemato la difesa, dobbiamo cercare di non prendere gol. A Frosinone abbiamo avuto occasioni per segnare, potevamo vincerla ma poi perderla. Abbiamo fatto un dicembre disastroso: ora dobbiamo vincere, girare a 31 punti, negli ultimi 7-8 anni non è mai successo. Dal 1° luglio sento che devo andare via, che arriva un altro allenatore. I giocatori devono pensare a dare il massimo, non pensare se io vado via o no. Parlo da inizio stagione con i dirigenti, sento la loro fiducia. Il primo a pagare quando non arrivano i risultati è l’allenatore. Voglio continuare a lavorare, in questi mesi non sono stato qua a pettinare le bambole. C’è voglia di continuare un percorso coi ragazzi, il momento è negativo ma la testa non va al mio futuro. Ringrazio chi mi ha dato questa possibilità. Anche quando le cose andavano bene ero sempre in discussione, l’importante è avere la squadra in mano. Il mio futuro è oggi, preparare la partita di domani, poi vedremo cosa succederà”.

Sul momento del Milan: “Devo dare spiegazioni per il momento che stiamo vivendo? E’ dal 1984 che il Milan non fa gol per quattro gare di fila, sicuramente abbiamo avuto tantissime occasioni per allungare. Eravamo quarti, siamo sesti: stiamo attraversando un momento non positivo. Se ogni giorno si dice che i giocatori vanno via, che siamo un disastro, io che sono il capitano di questa barca spiego le situazioni che vanno e quelle che non vanno. Abbiamo avuto due partite per allungare, due match-ball e li abbiamo falliti. Sento troppo pessimismo, qui sembra non vada bene nulla. Neanche quando eravamo quarti non andava bene nulla. Dobbiamo continuare a giocare. Che differenza c’è tra la partita di Udine, quella con il Genoa o con il Frosinone? Anche quando giocavamo bene facevamo fatica a vincere le partite. I portieri facevano sempre miracoli. Ci manca qualità in questo momento, soprattutto nei 4 giocatori davanti ci perdiamo. Castillejo nei primi minuti saltava sempre l’uomo, poi è stato bloccato ed è sparito dal campo. Serve tranquillità”.

Sulla Spal: “Abbiamo il dovere di dare qualcosa in più. Quello che stiamo facendo ora non basta. Domani non mi interessa la prestazione, come giochiamo tecnicamente: voglio vedere 23 giocatori che vogliono vincere a tutti i costi. Come verrà la vittoria non mi interessa”.

Su Higuaín: “Voglio rivedere quello del secondo tempo di Frosinone, che usciva fuori, dava superiorità, tirava in porta. E’ stato sfortunato. Non voglio sentire parlare di cessione: questa è una cosa che riguarda il suo entourage, la società. Soffre il fatto di non riuscire a segnare ma ci sta. Guardatevi i grafici delle ultime due stagioni con la Juventus e quello di quest’anno. Fa più dribbling ora, stessi palloni toccati. Ora gli manca la stoccata, gli manca il gol. Dopo l’espulsione contro la Juventus ha dato la sensazione di non stare bene a livello fisico, ma non è così. Ha pagato qualcosa a livello mentale. Leggo che un giorno l’ha chiamato Sarri, un giorno l’ha chiamato Tizio e Caio. Per me rimarrà qui, è una mia sensazione, magari mi sbaglierò, ma visto quello che ci siamo detti per me rimarrà qui”.

Sulla gara col Frosinone: “Ho avuto la sensazione che alle prime difficoltà, dopo i primi 7-8 minuti, con la palla di Pinamonti, la squadra sia andata in panico. Kessié ha fatto 12 chilometri, ma bisogna vedere lo sforzo fisico che ha fatto. Non ne aveva più. Da dicembre ad oggi, con la Fiorentina siamo stati sfortunati, con il Frosinone abbiamo sbagliato approccio: poi è normale che se giocano di rimessa, una o due occasioni possono crearle. A Bologna lo stesso. Squadra compassata, palleggiavamo sotto ritmo. A Frosinone primo tempo regalato, siamo andati in confusione, sembravamo senza forza. Il momento peggiore non è questo: fu la partita imbarazzante a Verona, dove non avevamo né capo né coda, a Benevento, con l’Atalanta in casa. Oggi non funziona un reparto, che non la butta dentro. Prima non funzionava la difesa, e prendevamo gol imbarazzanti. Se arriverà un gol, cambierà tutto questo aspetto”.

Sul suo stato d’animo: “So da dove vengo, so da dove sono partito, so che educazione mi hanno dato i miei, so che nella mia vita nessuno mi ha regalato niente e ho sempre faticato per arrivare dopo sono arrivato. Mi assumo forse sempre troppe responsabilità ma fa parte del mio modo di essere; per chi mi sta vicino sono pronto a gettarmi nel fuoco, sono fatto così. In questo momento è giusto così perché questa squadra, sotto la mia gestione, ha dimostrato che, a livello caratteriale, deve fare un passo in avanti. Responsabilità e situazioni difficili me le tengo io, perché manca ancora questo aspetto. Non mi fascio la testa o mi deprimo perché qualcuno pensa che io sia un allenatore scarso. Bisogna dimostrarlo con i fatti: faccio il mio lavoro come piace a me, continuo a migliorarmi e vediamo se riesco a farvi cambiare idea”.

Sulle occasioni perse: “Abbiamo avuto le partite contro Torino e Bologna per fare il salto di qualità, e non siamo riusciti a fare bottino pieno. Rammarico. Non stiamo qui ad elencare gli infortuni. Abbiamo avuto un’involuzione tecnico-tattica. Poi, senza Biglia e Bonaventura, siamo stati costretti a cambiare ed a giocare diversamente. Tante volte abbiamo perso la nostra identità, facciamo la roba a metà. Perché non avevamo interpreti funzionali a fare ciò che volevamo fare. Problema da non sottovalutare questo”.

Sugli infortunati: “Per Caldara ci vuole febbraio. Borini e Bertolacci saranno a disposizione domani. Biglia sarà a disposizione per il mese di gennaio. Bonaventura è l’unico che non avremo a disposizione. Strinić ha avuto un problema al polpaccio, già ce l’aveva due mesi fa, ha avuto una ricaduta. Settimana prossima, quando ricominceremo a gennaio, sarà a disposizione”.

Su Conti: “Non ha i 90’, deve fare questo percorso: dargli minutaggio partita dopo partita, la strada è questa e metterlo presto in condizione di giocare dal primo minuto. Ad oggi non è pronto per giocare dal primo minuto”.

Su Calhanoglu: “A Frosinone non sapevamo come prendere i quinti loro, eravamo in difficoltà, e l’ho messo come quinto. Ha sbagliato ma non è si è nascosto, è uscito fuori, ha chiesto palla. Lo so anche io che non sta giocando ai suoi livelli, così come Castillejo e Higuain. Finche sono io allenatore, rimarrà qui. Per me è fondamentale per come voglio giocare io. Nei momenti di difficoltà ai giocatori va data fiducia, specialmente a Çalhanoglu”.

Su Suso: “Oggi proverà e poi vediamo come sta”.

Sulla posizione della società: “È importantissima, ma non solo per la figura dell’allenatore. Parlo ogni giorno con Maldini e Leonardo, ci guardiamo negli occhi, ci diciamo le cose che non vanno, con grande onestà. In questo momento sento vicinanza da parte loro: normale che se andiamo ad analizzare bene che una squadra di calcio sente ogni giorno che Tizio e Caio devono andare via, che l’allenatore va cambiato, si va sempre alla ricerca degli alibi. Il sostegno della società io lo sento: siamo dentro casa, gli spifferi e le voci che sentiamo dobbiamo metterli da parte, dobbiamo essere compatti ed andare verso il nostro obiettivo. A me in questo momento nessuno ha dato un ultimatum, nessuno mi ha detto che se non vinco questa vado fuori. Quando si diceva, due-tre mesi fa, che ero in bilico, la società mi ha detto di continuare a lavorare e di non sentire le voci. Se la loro politica è di non parlare e di non dare nessuna spiegazione, non fa nulla. Io sono tranquillo: la mia preoccupazione più grande è che la squadra non riesce ad esprimere quello che vogliamo. Si parla con onestà con persone per bene. Ad oggi, i nomi che fate li fate voi. Da quando sono allenatore del Milan, da quando è cambiata la proprietà non mi hanno mai detto nulla, che se tra 5-6 giornate non vinco sono fuori e cose simili”.

 

 

 

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