Estate 2017. Vincenzo Montella è stato da poco confermato sulla panchina di un Milan che sta cambiando pelle. Il 15 aprile si era giocato il primo derby “cinese” della storia: l’Inter di Suning contro il Milan di Yongong Li. Viviamo in un’epoca talmente tritatutto da farci dimenticare tutto ciò che è accaduto anche solo questa mattina.

CINESI SCATENATI

E invece è bene non dimenticare quella estate caldissima dal punto di vista delle temperature, seconda solo a quella del 2003 negli ultimi anni. Perché i rossoneri fecero 11, nel senso del numero di acquisti arrivati nell’entusiasmo della nuova avventura asiatica alle porte. Bonucci, Romagnoli, Calhanoglu, Borini, Conti, Musacchio, Rodriguez, Kalinic, Kessié, André Silva, e Biglia dalla Lazio. Un totale di 194 milioni e 500 mila euro, con l’acquisto di Bonucci dalla Juventus, già di per sé clamoroso, per 42 milioni. Il “passiamo alle cose formali” del direttore Fassone divenne un tormentone talmente in voga da finire pure sulle magliette.

Il Milan, reduce da stagioni di magra, partiva come indiscusso favorito, addirittura alla pari della Juventus che vinceva lo scudetto dal 2012. E invece finì male: Montella esonerato a novembre, squadra in mano a Gattuso che dopo un buon inizio non andò oltre al sesto posto. E Bonucci che si pentì amaramente della decisione di lasciare la Juventus a tal punto da tornarci. Gli altri, smarriti per strada: di quegli undici, oggi, resta solo Kessié.

POCHI SOLDI, MOLTE IDEE

Estate 2021. Sono sempre undici gli acquisti del Milan in mano a Pioli, reduce da un secondo posto in campionato. Anzi, 8 a dire il vero: Tonali, Tomori e Brahim Diaz sono stati riscattati, ma erano già della compagnia. Ma se quella faraonica estate di quattro anni fa metteva insieme solo figurine o presunte tali, oggi il Milan ha operato con saggezza, come fa già da un paio d’anni. Se ci sono dei paletti finanziari, devono farsi largo le idee. A basso costo Maldini e l’entourage rossonero hanno assemblato una rosa che ha sopperito alla mancanza di qualità eccelsa con doti di applicazione e spirito di gruppo.

E soprattutto ha usato il bastone dove molti sono succubi ancora della carota: niente sconti per chi chiede più di quanto possibile. Questa intransigenza, che ha fatto perdere Donnarumma e Calhanoglu (il turco però ha giocato bene sostanzialmente una stagione e mezza su quattro), ha comunque tracciato una linea chiara ed è un monito per chi verrà a bussare per l’aumento.

LA LEGGE DEL COLLETTIVO

Chi aveva mai sentito parlare di Theo Hernandez? Salemaekers? Brahim Diaz? E Leao? Solo gli analisti del calciomercato potevano conoscerli. Giocatori non sempre continui, magari, ma che hanno esaltato il gruppo, il collettivo, l’ensemble. Il Milan di Pioli, Ibrahimovic escluso, non ha individualità ma un collettivo. Lo svedese, ancora ai box, d’altronde non è una cartina di tornasole: anche senza di lui, che lo scorso anno ha disputato la metà delle partite stagionali, il Milan ha veleggiato verso ottimi lidi.

I tre riscatti sono forse un azzardo, non tanto per il valore dei giocatori, quanto per la spesa: 28 milioni per Tomori, 25 per Diaz, un altro gruzzolo per Tonali. Se il primo è stato insuperabile al centro della difesa, gli altri due dovranno alzare il livello delle prestazioni. Ma il Milan ha ben voluto correre questi rischi e d’altronde il mercato è soprattutto questo.

GIROUD E IBRA INSIEME? PIU’ NO CHE SI’

Davanti, un ariete come Giroud, indiscutibilmente protagonista in Premier League. Il francese, anche se non è mai stato un bomber implacabile (ultimo campionato in doppia cifra la Premier League 2016-17, con 12 reti), segna comunque gol pesanti e bellissimi, e le premesse di inizio stagione sono incoraggianti. A proposito, lui e Ibrahimovic insieme? Difficile, se non impossibile. Con lo svedese a mezzo servizio, a meno che di un insperato recupero, complicato a 40 anni, l’attacco probabilmente se lo prendere Olivier. Per vederli insieme può essere d’aiuto il 4-4-2 paventato in estate, ma in questo momento il Milan non può ancora abbandonare la fortunata nave del 4-2-3-1.

Il Milan poi è virtuoso anche nel suo mix: giovani (c’è anche Pellegri, dal Monaco) e meno giovani. Freschezza e esperienza insieme. Lo stesso Giroud ma soprattutto Florenzi, e il 30enne Messias che suscita curiosità per questo “upgrade” dal Crotone, garantiscono anche qualche grado di comando in più. Piazzato Bakayoko in mezzo per sostituire Kessié, al momento ai box, i rossoneri si augurano che l’ivoriano non venga rimpiazzato l’anno prossimo definitivamente. E’ questa la grana più grossa lasciata in eredità dall’estate.

Il suo agente (o lo stesso giocatore?) ha pretese molto al di sopra della soglia stabilita da Maldini e da Elliott, ma il giocatore poco tempo fa si è comunque esposto per una permanenza in rossonero. Vedremo. Intanto il Milan si è portato avanti: tra un anno arriva Adli dal Bordeaux, che può fare il trequartista ma anche il centrocampista centrale. Saper essere lungimiranti è un’altra virtù di questo Milan. Quasi come ai vecchi tempi.

Articolo precedenteCagliari, Caceres ufficiale: altro sudamericano per i rossoblù
Articolo successivoNapoli, Meret lascia il ritiro dell’Italia: frattura delle vertebre lombari

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui