MELLI PARMA – In diretta a “Taca La Marca”, programma in onda su Radio Musica Television, è intervenuto Alessandro Melli, ex calciatore di Parma e Milan. Melli si è soffermato sullo stato di crisi del calcio e su tanti altri temi.

Ecco quanto raccolto.

La ripresa: “Non è una scelta semplice da prendere. Non ha senso continuare il campionato, lo chiuderei sia per un discorso etico che morale. Pensare di riaprire il calcio in un contesto di totale crisi economica non mi pare la soluzione migliore; per giunta mancherà quell’adrenalina e quel desiderio di vincere che si percepiva prima di questo triste evento, le motivazioni sono calate. Inoltre mi sembra giusto trovare una decisione equilibrata che tuteli quei club che hanno già vinto il campionato come ad esempio il Benevento.”

Decurtazioni: “Questo rientra nel discorso etico morale, nel senso che ci sono tante attività extra calcistiche chiuse; pertanto anche il giocatore deve decurtarsi lo stipendio visto che non si allena. L’accordo deve essere trovato tra società e gli stessi calciatori”.

L’operato di Faggiano: “Ha fatto un ottimo lavoro a Parma, realizzando un grande percorso dalla Lega Pro alla Serie A. In generale il sodalizio ducale ha fatto delle ottime scelte tecniche, che hanno permesso allo stesso club di ritornare in auge”.

Milan-Rangnick: “Il Milan sta facendo molta confusione societaria e i risultati sportivi sono pessimi; non si capisce chi decide e di conseguenza le ripercussioni si vedono in campo. Ho giocato nel Milan di Berlusconi con un grande dirigente come Galliani e i risultati si sono visti”.

Rapporto con Sacchi e Scala: “Sono due rapporti diversi, due grandissimi allenatori che mi hanno dato la possibilità di togliermi innumerevoli soddisfazioni. Sacchi mi ha fatto esordire quando avevo 16 anni, ha cercato di aiutarmi e mi ha dato grande importanza e fiducia; inoltre mi chiamò anche in Nazionale. Avevo percepito che fosse un allenatore diverso dagli altri ma nessuno avrebbe pensato che potesse rivoluzionare il calcio. Con Scala è nato un feeling molto particolare, avevo 20 anni e mi ha fatto crescere come uomo; abbiamo avuto dei conflitti, ma il nostro rapporto era molto paterno”.

Il mancato Mondiale ’94: “Il Parma in cui ho giocato aveva grandi giocatori, c’erano 7-8 elementi che erano punti cardine delle loro rispettive Nazionali. Non è un caso che il club ducale si è ritrovato con un cospicuo numero di calciatori presenti nella finale di Pasadena. Sono stato l’ultimo escluso dai convocati che avrebbero fatto parte della spedizione azzurra al mondiale americano, me la sono giocata con Massaro, fu un dispiacere che ho digerito con il tempo”.

Brolin-Asprilla-Melli, che tridente: “Eravamo tre giocatori che ci compensavamo in campo. Siamo cresciuti nel Parma, eravamo quasi coetanei e possedevamo caratteristiche diverse ma complementari. Brolin faceva un lavoro straordinario di pressing e corsa, Asprilla era un genio che poteva risolverti la partita da solo, mentre io ero il finalizzatore”.

Imprese europee: “Al Vicente Calderon inizialmente facemmo un pò fatica, poi Asprilla fece due giocate fantastiche che ci permisero di espugnare il fortino dell’Atletico Madrid; il ritorno lo giocammo con la paura di saltare la prima finale europea per il Parma a causa di alcune diffide. Arrivammo in finale e a Wembley eravamo inconsciamente sicuri di vincere quella sfida, difatti dominammo l’incontro”.

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