Giuseppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter, ha espresso la propria felicità per il rinnovo e l’importanza del Decreto Crescita

Vigilia di Champions League per l’Inter di Simone Inzaghi. Archiviato con un punto più che positivo in termini di classifica lo snodo fondamentale derivato dal match di Torino, contro la Juventus, la squadra nerazzurra è focalizzato su un altro primo posto da certificare: quello del Gruppo D della massima competizione europea. Il grande avvio di stagione dell’Inter ha meriti distribuiti tra le varie cariche del club, non solo del binomio tra squadra e tecnico. Uno dei punti di forza della società nerazzurra è sicuramente Giuseppe Marotta, amministratore delegato dei nerazzurri.

Nelle scorse ore, l’ex dirigente della Juventus ha firmato il rinnovo quadriennale che lo legherà all’Inter almeno fino al 2027: un motivo di grande orgoglio e continuità aziendale nel segno del percorso di continua crescita del club. Un discorso ribadito dal diretto interessato, al quale sono poi state poste svariate domande riguardanti gli obiettivi della squadra nerazzurra per questa stagione. “Il pareggio con la Juve è di buon auspicio per la continuità dei progetti futuri, che restano sempre ambiziosi e in piena linea con la storia dell’Inter. Sarebbe quasi impossibile scegliere tra la seconda stella da apporre sul petto e una seconda finale di Champions League: sarebbe come tirare una monetina. Magari, una finale vinta, non sarebbe certamente da disdegnare, ma siamo focalizzati su tutti gli obiettivi”.

Marotta: “Rinnovo, un orgoglio. Su De Zerbi e il Decreto Crescita…”

Tra i tratti salienti dell’intervento di Marotta ai microfoni di RCS Sport Industry Talk, il dirigente nerazzurro ha sottolineato l’importanza della salvaguardia del Decreto Crescita, ossia la normativa imposta dal Governo attraverso la quale i club beneficiano di sgravi fiscali per i tesserati provenienti dall’estero, argomento di grande dibattito in materia di nuova Finanziaria. Incalzato sull’argomento, Marotta ha dichiarato: “Abolire il Decreto Crescita sarebbe una mazzata per l’intero movimento. La normativa non si applica solamente ai calciatori, ma anche agli allenatori. Abrogando la legge in vigore, sarebbe impossibile, ipotizzo, permettere ad una società italiana di ingaggiare Roberto De Zerbi. La stessa Roma l’ha attuata con Mourinho e ne ha tratto vantaggi dal punto di vista tecnico, in relazione all’importanza dell’allenatore, e economico”, ha concluso Marotta.

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