Roma, senti Manolas: “Nella Capitale ho la mia vita e sto bene”

Roma, senti Manolas: “Nella Capitale ho la mia vita e sto bene”

E sul calcio: "Non ti regala niente. Per raggiungere gli obiettivi bisogna lottare". E stringe i denti per tornare in campo contro il Napoli.

Kostas Manolas è ormai il pilastro della difesa della Roma. Il centrale greco è sempre stato seguito da diverse squadre, italiane e straniere. Due anni fa, il giallorosso fu molto vicino al trasferimento in Russia, allo Zenit. Il tutto venne annullato a causa di un mancato accordo sul metodo di pagamento dello stipendio. Da quel momento, la Roma ha deciso di respingere ogni offerta per Manolas, almeno fino a questo momento. Negli ultimi giorni si è parlato di un interesse della Juventus e anche dell’Atletico Madrid per il greco. Oggi, però, il giallorosso ha rilasciato delle dichiarazioni al miele per la città, durante programma greco “Il turista”. Queste le sue parole:

La vita nella Capitale.
A Roma ho la mia vita, qui sto bene. La mia vita è molto semplice, trascorro gran parte del mio tempo libero a casa, con la mia famiglia. Mi piace, la mia vita fuori dal campo è molto semplice”.

La carriera del calciatore, come si affronta?
“Così come si affronta la vita: posso andare in alto e ottenere ottimi risultati ma devo sempre rimanere con i piedi per terra e ricordarmi da dove sono partito. Il calcio, così come la vita, non ti regala niente. Devi lottare per raggiungere gli obiettivi. Mio nonno quando ero piccolo mi ha regalato le prime scarpe da calcio. Mia madre ha detto che la mia prima parola è stata obiettivo mentre tenevo in mano un pallone da calcio. Non è stata mamma o papà”.

Quando hai capito che saresti diventato calciatore.
“Qualcosa dentro di me ha subito capito che sarei diventato un calciatore, anche se a scuola andavo molto bene. Ho preso tutto da mio zio, uno dei difensori più forti della Grecia. Ho cominciato a lottare per inseguire il mio sogno e ora sono a un ottimo livello grazie anche alla mia famiglia che ha sempre sostenuto il mio obiettivo. Mio padre era un medico a Naxos, ha lasciato tutto per aiutarmi. Facevo tre allenamenti al giorno per raggiungere un buon livello”.

La prima squadra.
“Quando ero ancora un ragazzo ed ero in cerca di una squadra trovai su internet un annuncio dell’Aek Atene che stava cercando ragazzi da tesserare. Dissi ai miei genitori che sarei andato a sostenere il provino, e il club mi prese. Poi però dopo qualche mese l’allenatore mi disse che non ero ancora pronto, così presi un taxi per andare a Fyli e il giorno dopo firmai un contratto da professionista per il Thrasyvoulos. Nella vita bisogna sempre essere sicuri di se stessi“.

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