Mancini ricorda Maradona: “Mi regalò l’ultima maglia del Napoli. Era il numero 1”

Mancini ricorda Maradona: “Mi regalò l’ultima maglia del Napoli. Era il numero 1”

Il pensiero del CT azzurro per la morte di Diego Armando Maradona

Mancini ricorda Maradona – Sono giorni difficili per chi ama il calcio, ma non solo. La morte di Diego Armando Maradona ha portato con sè tristezza ad ogni livello sociale. Anche chi non segue lo sport, infatti, non può non conoscere tale leggenda. In questi giorni si sono susseguiti messaggi d’addio per il numero dieci. E oggi, a ricordarlo, è stato il CT della Nazionale Roberto Mancini al Corriere dello Sport. Di seguito le sue dichiarazioni riportate da calciomercato.com:

“Quando ho letto sul telefonino che Diego era morto, ho pensato subito a una fake news. Poi ho visto quante notizie stavano arrivando da tutto il mondo e ho capito che era tutto vero. Incredulo e addolorato, mi sono messo davanti alla tv. Emozioni senza fine, sono tornato indietro nel tempo. Ancora non mi rendo conto che Maradona non c’è più. Un Dio del calcio, un immortale come Muhammad Ali e Kobe Bryant. Diego non morirà mai, ogni immagine del suo talento lo farà resuscitare nella nostra memoria”. 

L’incontro durante Napoli – Sampdoria del 1990.

“Chi può dimenticare una partita del genere? Il Napoli doveva difendere lo scudetto, noi volevamo quel titolo. Una partita spettacolare, in cui segnai uno dei gol più belli della mia carriera, forse il più bello perché il coefficiente di difficoltà era elevatissimo. Lancio di Lombardo dalla destra e semirovesciata al volo, colpisco il pallone al momento giusto, palo e gol: quel giorno ne feci un altro e poi la doppietta di Vialli, uno spettacolo riconosciuto anche da Diego”.

Che in quel momento, ti disse una cosa importante:
“Venne negli spogliatoi, hai segnato un gol alla Maradona mi disse. Fece i complimenti a tutti perché era un campione vero, che sapeva riconoscere il valore degli avversari. Il Napoli aveva già capito che saremmo stati i rivali più tosti nella difesa del titolo. Tanto che battemmo il Napoli anche a Genova, nel ritorno. Anche quella domenica Maradona venne negli spogliatoi, non avevo segnato ma mi regalò la sua maglia. L’ultima del Napoli. Era rossa, scrisse subito la dedica per mio figlio Filippo, la conservo ancora con orgoglio e passione. Diego resta sempre Diego. Dopo quella partita scappò via e non tornò più”. 

Mancini ricorda Maradona – Oltre ad essere il Dio del calcio, che persona era Maradona?
“Un bravissimo ragazzo, pur con tutti i suoi problemi. Era onesto, sincero e, soprattutto, aveva massimo rispetto degli avversari. Guardate che non è facile, non tutti sono in grado a quei livelli di essere sempre corretti. Io sono stato fortunato, come gli altri giocatori dell’epoca. Dopo una finale di Coppa Italia, a Cremona, litigammo: l’aria era tesa, scaramucce di campo. Rientrò tutto anche grazie alla sua correttezza. Sette anni indimenticabili per il calcio italiano”.

Il CT, poi, ha proseguito:
“Tutti noi, anche i più bravi, eravamo ammirati e colpiti dal suo talento e dalla sua genialità. Affrontarlo era un’emozione irripetibile. Anche oggi non capisco come facesse a realizzare certe giocate. Vedevamo dei colpi dal vivo che per noi umani non erano spiegabili. Ma come faceva? Ce lo domandavamo prima e dopo le partite. Tecnica e fantasia unica, la sua capacità di tirare in qualsiasi condizione era spaventosa. E poi nessuno sapeva mettere il pallone dove lo mandava lui, un sinistro incredibile. Noi giocatori, tutti, lo amavamo. Per quello che era e per quello che faceva in campo. Lo ripeto: era il numero 1 ma aveva rispetto dei suoi avversari, anche quelli più deboli. Io non so se dal punto di vista politico lo abbiano voluto colpire ma dal punto di vista sportivo era davanti a tutti”. 

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