Roberto Mancini, Commissario Tecnico della Nazionale, ha parlato di diversi singoli prima degli impegni dell’Italia

La lista dei convocati per le qualificazioni è partita da un nome: Simone Pafundi. Poi, ho proseguito col resto dei nomi. Ha qualità incredibili, nonostante non sia ancora maggiorenne; ci auguriamo possa giocare con continuità per rappresentare la Nazionale italiana per i prossimi vent’anni”. Investitura importante quella annunciata da Roberto Mancini nei confronti del giovanissimo centravanti dell’Udinese. Come annunciato dallo stesso Commissario Tecnico alla vigilia degli impegni che attenderanno gli azzurri nelle qualificazioni ai prossimi Campionati Europei in Germania, il tecnico ha affrontato un discorso specifico su diversi singoli.

Tra questi, non poteva mancare una replica alle domande su Nicolò Zaniolo il quale, proprio come successo a Pafundi, era rientrato a sorpresa, nonostante l’inesperienza a grandi livelli, nella lista diramata da Mancini. “Zaniolo non è stato convocato perché, al momento, non è in condizione per affrontare impegni così ravvicinati. Chiaramente, dovesse fornire prestazioni all’altezza, verrà preso in considerazione. Ci sono altri nomi che stiamo monitorando con attenzione, come quelli dei laziali Zaccagni e Casale. Non ci aspettavamo l’immediato riscontro positivo di Retegui, sul quale puntiamo molto”.

Sulla situazione generale del calcio italiano, che sta tentando di rilanciare la propria credibilità nelle varie Competizioni europee per club, Mancini ha replicato: “Non mi sembra si tratti di un riscatto del calcio italiano, quanto dei club italiani. Ci sono squadre piene di calciatori stranieri che giocano per le rispettive Nazionali, ma a livello offensivo, faccio un esempio, siamo davvero limitati. Nel ruolo di centravanti, al momento, contiamo Scamacca, Pafundi e Retegui. L’unico che gioca con regolarità, in avanti, è Gnonto. Siamo in evidente difficoltà, lo dimostrano i fatti: ci sono partite in Primavera in cui mancano calciatori del vivaio italiano. Uno dei motivi può essere ricondotto al fatto che, al giorno d’oggi, non è più consuetudine giocare per le strade e poi correre ad allenamento. Non si vive più di calcio come ai miei tempi: il mondo sta cambiando”. 

 

 

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