Manchester Fernandes – Durante la sessione invernale di calciomercato, il Manchester United ha acquistato Bruno Fernandes dallo Sporting Lisbona. L’impatto che il giocatore ha avuto sulla Premier League è stato incredibile ed è stato eletto anche miglior giocatore del mese. L’ex Sampdoria si è raccontato in una diretta Instagram, rispondendo alle domande di Cronache di Spogliatoio. Di seguito le sue dichiarazioni:

“Ho vissuto 5 anni in Italia: Novara, tre anni a Udine e poi alla Sampdoria. Sono arrivato giovanissimo, ho conosciuto tanta gente con cui sono ancora in contatto. Quando ero a Novara c’era un ragazzino di 12 anni che è come un fratello minore. L’ho ospitato anche due settimane in Portogallo. Sono cose belle che ti porti dietro”.

Poi l’esperienza all’Udinese.
“Il primo anno c’era una squadra forte, però per vari motivi non siamo riusciti a lasciare il segno. L’estate successiva Guidolin lasciò al termine di un lungo ciclo e non andò bene. La squadra era abituata alle idee del mister e si era creato un rapporto importante. Tirò il meglio da me e mi fece capire che dovevo allenarmi di più”.

Infine la Sampdoria.
“Ho avuto forse un po’ di sfortuna arrivando tardi a causa delle Olimpiadi. Giampaolo ha un modo di giocare particolare, i giocatori devono essere sintonizzati al 100% con il suo metodo. In Italia il trequartista viene un po’ a mancare: all’estero gioca sempre 90 minuti perché si esprime negli spazi, è difficile che riesca a giocare una gara intera perfettamente perché deve prendersi dei rischi”.

Sei bravo anche nelle punizioni.
“Ci ho lavorato molto con Di Natale. Lui si allenava con due paletti per terra: uno davanti alla palla e uno per i passi. Il piede doveva essere incollato in modo da fare sempre gli stessi passi. Piede d’appoggio vicino al paletto, ma senza toccarlo. Dopo un po’ ti abitui, togli il paletto e migliori.

A gennaio arriva la chiamata del Manchester United.
“Quando sono arrivato a fare i test medici ho capito di essere in un’altra dimensione. Dentro il centro sportivo puoi fare qualsiasi visita, è impressionante. Dici: ‘Questo è davvero uno dei club più importanti al mondo’. E poi c’è l’ingresso a Old Trafford: fai il riscaldamento con nessuno sugli spalti, entri nel tunnel prima della gara e appena metti il piede sull’erba senti un rumore incredibile. Mi sono venuti i brividi, sognavo da bambino di giocare lì. Se tu parli di stadi, ti dico che San Siro e Old Trafford sono i più iconici”.

In Nazionale giochi con Cristiano Ronaldo.
“Fin da subito mi ha ricevuto benissimo in Nazionale. Noi più giovani lo guardiamo come un idolo, per me lo è sempre stato. Il primo giorno di ritiro venne da me, dicendomi: ‘Stai facendo bene allo Sporting. Giocati le tue carte qui. Continua così’. Per me era un sogno: era venuto lui da me, non viceversa. Quelle parole fanno la differenza, anche solo il fatto che sia venuto lui. Quel gesto mi ha lasciato un segno”.

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