LUCA SCATTOLARI SU CARNESECCHI – Da quando è rientrato verso la fine di ottobre da quell’infortunio alla spalla che lo aveva tenuto quattro mesi ai box, Marco Carnesecchi ha sfoderato delle prestazioni incredibili con la maglia della Cremonese. Sempre in grigiorosso, come noto, aveva festeggiato meno di sei mesi fa lo storico ritorno in A della squadra da protagonista assoluto assieme ai vari Fagioli e Zanimacchia, altri giovani in gamba come lui.

Queste sue performance non stanno passando inosservate, e non a caso il suo nome è già accostato ad alcune big italiane, su tutte la Juventus.

LUCA SCATTOLARI SU CARNESECCHI – “Europa Calcio” ha contattato in esclusiva Luca Scattolari, attualmente dirigente del Santarcangelo – società riminese militante nel campionato di Seconda Categoria – nonché scopritore del giovane portiere romagnolo.

LUCA SCATTOLARI SU CARNESECCHI

Lei è una delle persone più vicine a Carnesecchi. Come lo ha conosciuto? 

L’ho allenato per la prima volta nel 2009/2010. Guidavo i Pulcini del S. Ermete, pochi mesi prima avevamo giocato la finale di uno di quei piccoli tornei estivi per bambini, e Marco (Carnesecchi, ndr) giocava nella squadra avversaria. Fece delle parate incredibili, ad un certo punto mi girai verso un nostro dirigente e gli dissi: “Se mi porti un portiere così, non avrò più bisogno nemmeno di guardare le partite”. Lui mi disse ridendo che si occupava anche del mercato dei Pulcini. Poi, anche un po’ per caso – considera che i bambini in campo alla fine si conoscevano un po’ tutti – Marco venne da noi poche settimane dopo. Lo allenai quell’anno e anche la stagione successiva nelle giovanili del Cesena. Quando approdai al Cavalluccio, avevo insistito con la dirigenza del loro Settore Giovanile per portarmi dietro due-tre ragazzi che avevo allenato nell’anno appena concluso: uno di questi era proprio Marco“.

Lo ha visto crescere proprio da vicino quindi. 

Certo. Aveva nove anni ma in porta era già un gatto, non aveva paura di nulla. Era molto bravo con i piedi, infatti spesso mi chiedeva di giocare anche un po’ fuori dai pali. Ma la cosa che mi stupiva di più di lui era la sua applicazione. 

Anche a Cesena era sempre rimasto quel bambino innamorato del calcio. Mi preme sottolineare anche quanto importante sia stata la sua famiglia: conoscevo già il padre e anche ai tempi del Cesena la prima cosa che gli chiedeva appena dopo la partita era questa: “Marco, ti sei divertito?”. Non era una cosa scontata perché in questi settori giovanili è molto facile che i genitori mettano pressione ai propri figli. Inoltre, per la sua famiglia era fondamentale che, al contempo, studiasse e andasse bene a scuola. Nella vita non si può mai sapere cosa può succedere“.

Un momento con lui che ancora ricorda? 

Oltre a quando lo vidi per la prima volta in quel torneo estivo, ricordo l’ultimissimo allenamento che feci con lui. Già molto spesso mi fermavo con lui a fargli i tiri anche dopo l’allenamento. In quell’ultimo gli tirai un missile all’incrocio dei pali. Marco mi disse: “Mister, però così non è giusto”. E io: “No no, devi allenarti a parare anche questi tiri”. Ora li prende tranquillamente“.

Poi qualche anno dopo il suo approdo all’Atalanta. Quale fu la sua reazione? 

Intanto, a livello personale, per me fu motivo di grande felicità e orgoglio. Mandai un messaggio a suo padre, e lui mi rispose “Speriamo si diverta anche lì”. Contattai anche Marco e lui mi disse: “Grazie mister, il merito è anche suo”. Fu una bella gratificazione. Pensa che la scorsa estate che era tornato qualche giorno a Rimini, mi vide da lontano e corse ad abbracciarmi, non è mai cambiato“.

Oggi invece è protagonista con la Cremonese. Doveva andare alla Lazio, ma poi quell’infortunio fece saltare tutto. Possiamo che, paradossalmente, è stato meglio così? Sta crescendo con meno pressione e gioca con continuità. 

Sono cose che vogliono dire tutto e niente perché ci sono dinamiche imprevedibili. Può succedere di tutto. Pensa alla stessa Lazio che ha speso 10 milioni per Maximiano e preso Provedel a pochissimo: oggi il secondo è titolare inamovibile, mentre Maximiano da dopo quell’errore non ha più visto il campo nemmeno in Coppa Italia. Sono cose non si possono sapere. 

Col senno di poi possiamo dire che forse quella di tornare a Cremona – ambiente che conosceva già bene e che lo ha (ri)accolto a furor di popolo – sia stata la mossa giusta.

Posto che la Lazio sarebbe stata una grande opportunità per lui. Ma lì forse avrebbe avuto meno fiducia da parte dell’ambiente nei suoi confronti. Pensa appunto a Maximiano: l’errore che ha fatto col Bologna è stato sicuramente grave, ma non credo sia un portiere che non meriti di giocare nemmeno in Coppa Italia… 

Peraltro non è neanche stato facile lasciare l’Atalanta, che in Italia è una big. Marco però voleva più spazio, io gli dissi “Vai dove puoi giocare”. In ogni caso, ha dalla sua l’età. Può sfruttare bene questa stagione per fare poi il salto“.

A proposito, il suo nome è associato alla Juve e al Napoli. Conoscendolo bene, dove vedrebbe meglio Carnesecchi? 

Rispondo dicendo che storicamente la Juve ha sempre fatto scuola in tema portieri. Ha avuto prima Peruzzi e poi per anni Buffon, il quale non ha bisogno di presentazioni e che peraltro in una recente intervista ha esaltato Marco. Inoltre, tralasciando un momento il discorso del tifo, la Juve è il club che ogni calciatore sogna. Per Marco andare a Torino sarebbe la chiusura di un grande cerchio di crescita e maturazione. Il tutto precisando che anche Napoli è una piazza incredibile, ma forse un po’ più particolare: c’è chi si esalta e rende al massimo, e chi invece soffre di più la forte pressione dell’ambiente“.

 

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