LOUISE PARFAIT – Tra il 2009 e il 2014, prima del trasferimento agli svizzeri del Chiasso, uno dei centrocampisti più importanti della Serie B è stato Louise Parfait Essengue, mediano camerunense classe 1990.

Diverse le casacche che ha vestito: Piacenza, Crotone, Ascoli, Cesena, Lecce e Pisa. In cadetteria vanta più di 100 presenze.

A gennaio 2020 ha terminato l’esperienza indonesiana tra le fila del Persikabo, mentre ora è in cerca di una nuova squadra. La voglia di riprendere è tanta, e a dirlo è stato Parfait in prima persona, intervistato in esclusiva da EuropaCalcio.it.

LOUISE PARFAIT

LOUISE PARFAIT – La sua ultima esperienza è stata in Indonesia, cosa conserva di quegli undici mesi asiatici?

C’è davvero una grandissima passione per il calcio, in ogni stadio ci sono almeno 20-25mila spettatori. Mentre nell’impianto del Persija, dove gioca Marco Motta, ne vedevi anche 50mila. Lì sono molto esigenti con i giocatori stranieri, la pressione è doppia: se le cose non vanno bene, i primi imputati sono proprio gli stranieri, anche a livello di collettivo. Il livello della Liga 1 Indonesia oscilla tra la bassa classifica di Serie B e i primi posti della Serie C. Inoltre, ci sono tantissime partite e la maggior parte delle trasferte le facevamo in aereo. A volte avevamo un volo ogni tre giorni“.

Poi però, concluso il contratto con il Persikabo, non ha più trovato squadra. Cosa è successo? 

In Indonesia il campionato finisce a inizio gennaio. Io stavo bene, su 34 gare ne avevo giocate 31 segnando anche 3 gol. A febbraio 2020 ero tornato a casa mia in Camerun, mi erano arrivate proposte da altri club indonesiani e da paesi arabi. Le stavo valutando attentamente, ma poi è scoppiato il Covid e con le chiusure e la sospensione degli spostamenti aerei ero rimasto bloccato a Yaounde, oltre al fatto che tutti i campionati erano stati fermati. Adesso invece sono a Torino e non ho più un agente ma mi alleno due al volte al giorno“.

La voglia di rimettersi in pista è tanta vero?

Assolutamente. Ho 31 anni e posso ancora dire la mia. Chiaro che allenarsi individualmente è diverso dall’allenarsi all’interno di una rosa, ma fisicamente sto bene. Posso ancora dire la mia“.

Peraltro, lei ha giocato a lungo in Italia. Cosa le è rimasto di quelle stagioni in Serie B?

Prima ancora della Serie B, non dimenticherò mai il Genoa che mi portò in Italia. Per noi ragazzi africani, arrivare a giocare in Italia è un sogno che abbiamo sin da bambini. Da Yaounde seguivo sempre il campionato italiano. Poi l’esperienza che mi è rimasta di più nel cuore è stato quell’anno ad Ascoli: partimmo con una penalizzazione, ma eravamo un gruppo forte e unito, così ci salvammo senza passare dai playout. La gioia fu immensa. A ogni modo, ognuna di queste esperienza mi ha lasciato qualcosa sul piano umano. L’Italia è il mio secondo paese, è e sarà sempre un posto speciale per me“.

 

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