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L’ossessione di vincere appesantisce, invece adesso il Napoli è libero di testa

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[df-subtitle]Casaglia: La scelta dei cambi da parte di Ancelotti è oculata. Con tanti impegni molto ravvicinati, tutti di alto livello, compresi i tanti viaggi, del Napoli avere dei calciatori in buona condizione è un’esigenza[/df-subtitle]

Padovan, Ciaschini, Focolari,Orsi, Telese, Casaglia, Gravina e  Di Lello sono intervenuti in diretta a “Un Calcio Alla Radio”, trasmissione in onda su Radio CRC TARGATO ITALIA, per parlare del Napoli e di tanti altri argomenti.

Questi i loro interventi riportati da EuropaCalcio.it

Giancarlo Padovan: “I cori a Torino ci sono stati, questo si sa. Fossi stato nella Juventus, avrei cercato di tutelare tifosi e squadra avversaria, ma anche i miei stessi tifosi. Non tutti quelli che erano in Curva hanno fatto i cori, ma solo i cosiddetti ‘capi’, che danno gli ordini. Cercherei di fare un piano di intervento, infiltrando degli addetti, per beccare chi fa questi cori per punirli. Inoltre, avrei anche aumentato la pena pecuniaria, poiché è stata davvero minima. Comunque, tutte le società devono organizzarsi per identificare e denunciare alla giustizia sportiva.

Per ciò che riguarda il Napoli, c’è da dire che l’ossessione di vincere appesantisce, invece adesso il Napoli è libero di testa. Gli azzurri possono scalfire le certezze della Juventus poiché non ho mai visto una squadra vincerle tutte. Nessuna lo fa. Sul restare attaccati alla Juventus si gioca la partita del Napoli per questa stagione.

Bisognerà sfruttare i momenti no che avrà. Il campionato non è finito, è appena cominciato, e il Napoli con Ancelotti ha dimostrato di avere identità di gioco, valida ma diversa da quella di Sarri. Oggettivamente, poi, gli azzurri sono i più forti non necessariamente dopo la Juve, poiché a Torino la qualità di giocate e occasione hanno messo il Napoli molto vicino agli avversari”. 

Giorgio Ciaschini, ex osservatore di Carlo Ancelotti: “Carlo è un calciatore tra i calciatori. Ha una sensibilità che gli è rimasta da quando giocava e grazie alla maturità raggiunta da tecnico. Ha un rapporto franco, aperto e sincero, che permette di esprimere quello che pensa anche quando deve dire a qualcuno di restare in panchina. 

Al momento Insigne è il calciatore italiano più in forma, che ben si ritrova col Napoli. Bisognerà poi verificare cosa farà anche con l’Italia. Comunque sta crescendo sempre di più e sta maturando. E’ difficile fare paragoni, ma per il Napoli in questo momento Insigne sta dimostrando di avere la capacità di un campione.

Se fossi in Mancini, approfitterei di questa nuova posizione di Insigne, poiché quando ha campo, sfrutta le sue qualità e s’inserisce da dietro in maniera molto efficace. La gestione del Ct è diversa, ha tanti giocatori e deve trovare la miglior formazione. Credo che abbia il compito di vedere tutti i talenti a disposizione, ma poi anche Mancini deve trovare gli 11 titolari.

In generale tutti si aspettavano qualche difficoltà in più nella gestione di Ancelotti dopo il capitolo Sarri, ma il Napoli ha intrapreso il suo cammino, che prevede la valorizzazione di tutta la squadra. Il Napoli fa la sua corsa e cerca di essere competitivo al massimo, poi si vedrà cosa accadrà con la Juventus”.

Furio Focolari: “Mancini cerca oriundi nella zona di campo dove siamo più carenti. In difesa siamo molto forti, una delle più forti direi, anche davanti non siamo male. E’ a centrocampo che ci sono delle pecche. Per me Mancini ha mentito quando ha detto di non sapere niente sulla questione Allan. La Nazionale brasiliana è sempre stata carente, tolto Casemiro, in questa tipologia di calciatore, quindi prima o poi se ne renderanno conto anche loro”.

Nando Orsi “Ospina non è simile a Garella, assolutamente. A me Garella piaceva perché era concreto, ha vinto due scudetti con due squadre diverse. Aveva il suo modo di parare, badava molto alla sostanza. Può piacere o no, ma è stato un portiere di spessore.

Ospina viene da una scuola particolare, come quella sudamericana, che a me non piace molto perché è poco tecnico, ma comunque domenica anche lui è stato molto concreto. Adesso il ruolo del portiere è diverso rispetto al passato. Negli ultimi 4 anni il colombiano ha giocato poco, sta trovando continuità solo ora. Se fossi in lui, dopo una buona stagione, andrei a giocare altrove per essere titolare, invece che accettare il riscatto ma stare in panchina.

Ha ancora la possibilità di giocare 3-4 di buon livello. Poi sono scelte. Il Napoli comunque, tenendolo, farebbe un bell’affare poiché avrebbe in casa tre portieri che danno fiducia e Meret potrebbe crescere alle spalle di chi ha esperienza. Il Napoli, per me, resta ancora l’anti-Juve. Ancelotti sta ancora capendo il materiale che ha a disposizione e sta avendo ragione lui, che è tra i 3-4 migliori allenatori al mondo. Il gioco e le intuizioni ci sono”.

Luca Telese: “Il campionato non è finito, è da giocare. La vera pecca però è lo scontro diretto perso in maniera folle tra Napoli e Juventus. Quando mancano tre decine di partite, non si può dire che sia arrivata già la parola fine. Ricorso per la chiusura della Curva? Dipende da come sono. In alcuni casi ci sono state squalifiche per qualche voce isolata. Quando il coro, invece, diventa organizzato, allora è giusto non presentare ricorso”.

Alessandro Casaglia, match analyst: “La scelta dei cambi da parte di Ancelotti è oculata. Con tanti impegni molto ravvicinati, tutti di alto livello, compresi i tanti viaggi, avere dei calciatori in buona condizione è un’esigenza. Credo che la piazza di Napoli, dopo alcuni anni di integralismo, stia scoprendo cosa significhi gestire una rosa di 23-25 giocatori di alto livello, quale quella azzurra, a seconda degli impegni e degli avversari, senza che ne risenta la prestazione della squadra.

Verdi? Dipende dai compiti che gli sono stati chiesti. Lo vediamo meglio rispetto a Bologna, evidentemente, perché ha ricevuto ordini diversi. Nella prima gara, ad esempio, ha interpretato il ruolo in maniera ‘bolognese’, poi nel corso di questo mese invece ha cambiato modo di stare in campo. Si tratta sicuramente di avere un impegno e una focalizzazione difensiva diversa, anche in fase di non-possesso”.

Gabriele Gravina, candidato per la presidenza della FIFC,: “La gara è ancora più complessa da soli poiché la difficoltà è proporzionale all’affetto che mi è stato dimostrato. Diventa una sfida ancora più difficile, che accolgo per dare un contributo più costruttivo alla causa. Abbiamo capito a caro prezzo, sulla nostra pelle, il momento che vive la storia del calcio italiano per i problemi legati alla progettualità.

Il mondo esterno chiedeva la nostra assunzione di responsabilità per dare un contributo congiunto per la situazione che ha vissuto in tutti i campionati il calcio italiano. Non siamo autonomi nel processo di riforma, si può attuare solo in armonia col governo e col CONI. Saremmo folli a pensare che le decisioni politiche possano essere presi solo da noi: tutto deve essere condiviso col CONI, mentre il governo dovrà valutare con attenzione le norme e le regole che gestiscono il calcio italiano.

Le leggi sono vecchie di 37 anni e non possiamo pensare che siano queste a governare un mondo che è cambiato. Noi dobbiamo rispettare i principi, quali la libera circolazione. Ma un conto sono le norme e l’altro è la cultura nel coltivare e crescere i giovani. Si tratta di un investimento sociale, educativo e di prospettiva. Non possiamo affidare figli e nipoti a chi non ha formazione, quindi è necessario un modello che certifichi le scuole calcio.

Poi deve esserci dialogo anche con le scuole, poiché al suo interno ci sono ragazzi che non sanno cosa sia davvero il calcio. Nessun gioca più, stiamo creando solo falsi ideali. Facciamo giocare i bambini! Squadre B e multiproprietà? Sono a favore delle seconde squadre in maniera coordinata a livello progettuale. Le multiproprietà, invece, generano conflitto d’interessi e quindi negatività.

Allan e gli oriundi? Il problema non è il passaporto. Se esistono norme che consentono di scegliere e se ci sono atleti che si considerano talenti del calcio italiano, dobbiamo ricordarci che non esistono barriere e posizioni geografiche. Ho sempre visto l’azzurro come un colore che inorgoglisce, io mi sento italiano non solo con l’inno. E’ bello vivere questo sentimento in maniera costante e continua. Non ne faccio una distinzione sulla base del passaporto.

Ha il diritto di essere considerato un italiano. Guardiamo avanti per non essere ancorati a vecchie logiche. Io metterò a disposizione tutte le mie energie, avrò collaboratori e amici di lungo viaggio che mi aiuteranno. Spero in un calcio diverso, che è meno peggio di quello che qualcuno vuole far credere. Cori discriminatori? Affronteremo delle modalità anche per le responsabilità oggettive. E’ anche un fatto di educazione: quei tifosi erano ragazzi, che hanno visto genitori, i quali durante una partita di amatori non facevano altro che istigare. Per cui ci si sente autorizzati a farlo. Mandiamo un messaggio di educazione e cultura”.

Marco Di Lello, ex onorevole e segretario della Commissione anti-mafia:“Report, nella trasmissione del 22 ottobre, si è fatto un lavoro su molti dati. Intanto è stato confermato e acclarato dalla giustizia italiana che la Juventus destinava biglietti ad esponenti della ‘ndrangheta.

Il programma però andrà oltre, indagherà su Raffaello Bucci e l’inviato è andato in giro per l’Italia per capire e andare oltre. Ha provato anche a parlare con i legali della Juventus, ma la società non ama apparire e parlare in prima persona. Diciamo che questo capo ultra’, comunque, non è che fosse un dipendente stipendiato dalla Juventus, ma in qualche modo collaborava con loro.

Per quanto riguarda i cori, bisognava chiedere scusa sicuramente. In generale anche noi dell’anti-mafia abbiamo stimolato al Federcalcio a liberare le società dalla responsabilità oggettiva proprio per evitare le estorsioni. L’addio di Marotta? Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma si sbaglia poco. Non conosco le dinamiche interne arrivate a noi, risulta che sia più esposto Agnelli che Marotta per ciò che riguarda il lavoro di Report.

Questa vicenda non ha avuto ripercussioni su Marotta. Ci ha lasciato perplessi scoprire l’invasione della ‘ndrangheta nella più importante società sportiva italiana. Fa capire che nel calcio ci sono pochi anticorpi. Ma questo accade spesso, ossia si ritrovano spesso rapporti poco cristallini. Io sono un grande tifoso del Napoli, non tanto del presidente. Devo dire però che anche la Procura napoletana ha rilevato la chiusura assoluta del club azzurro nella possibilità di queste infiltrazioni. In tal caso, quindi, il Napoli è un esempio”

 

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