Lo strano mestiere dell’allenatore, da eroe a problema in 90 minuti. L’affascinante lotta salvezza e il rammarico del Benevento

Lo strano mestiere dell’allenatore, da eroe a problema in 90 minuti. L’affascinante lotta salvezza e il rammarico del Benevento

Da Spalletti a Gattuso, passando per Allegri, Sarri e Di Francesco, quando l’altalena dei giudizi dondola in base al risultato. La scalata di Spal e Crotone e i numeri disastrosi del Verona

Essere un allenatore vuol dire essere soli e assumersi le proprie responsabilità”. Questa frase, detta da Zinedine Zidane, che di mestiere fa proprio l’allenatore, è un delle verità del calcio, come lo è anche quella del mitico Vujadin Boskov che qualche anno fa diceva: “Gli allenatori sono come le gonne: un anno vanno di moda le mini, l’anno dopo le metti nell’armadio”. Il vecchio Vujadin ha allenato in un’altra era e non immaginava che al giorno d’oggi bastano 90 minuti per far passare di moda un allenatore, anche meno.

Questa settimana è toccato a Luciano Spalletti passare da salvatore della patria a colpevole delle disgrazie nerazzurre. Sono bastati solo 3 minuti del derby d’Italia per cancellare quanto di buono fatto negli altri 87. La colpa dell’ex allenatore della Roma sarebbe quella di aver sostituito capitan Icardi con Santon a 5 minuti dal termine della contesa, dopo un intera gara giocata in 10 e con il risultato dalla sua parte. Ecco i fatidici 3 minuti, l’87’, l’88’ e l’89’ in cui Cuadrado e Higuain ribaltano il risultato mentre i pagellisti sono costretti a modificare voti che erano ormai solo da pubblicare. Cosi Spalletti si è beccato una sfilza di 4,5 con l’Inter che si è ritrovata più distante dalla zona Champions.

Spalletti però è in buona compagnia, si perchè il suo rivale Allegri ci era passato una settimana fa, anzi a pensarci bene ci è rimasto fino all’87’ della sfida del Meazza. Era stata la capocciata vincente di Koulibaly a tempo scaduto a dare il via al processo contro il tecnico bianconero. Juventus troppo rinunciataria, formazione sbagliata, “Dybala in campo dall’inizio? Ma allora non ci capisce niente questo qui”, per non parlare dei cambi…”Non è da Juventus”. Eppure, per chi non lo sapesse Allegri ha vinto 4 campionati italiani (3 consecutivi con i bianconeri), 3 coppe italia, 2 supercoppe italiane ed è stato eletto per 3 volte miglior allenatore del campionato di Serie A, oltre a disputare 2 finali di Champions League negli ultimi 4 anni. Deve ringraziare gli ormai famosi 3 minuti se è tornato ad essere, per i più, un allenatore da Juventus.

Al secondo posto c’è il Napoli, reduce dalla bruciante batosta di Firenze, guidato da Maurizio Sarri, maestro di un’orchestra che gira quasi alla perfezione, che sta facendo sognare un intero popolo che da troppo tempo non “riposava” cosi bene. Molto probabilmente da questo sogno ci si risveglierà bruscamente ma cosa vuoi dire ad un tecnico che ha fatto di necessità virtù troppe volte, ciò nonostante continua a lottare contro l’esercito bianconero togliendosi anche lo sfizio di espugnare l’Allianz Stadium, mica poco. Ma questo strano mestiere non ha risparmiato critiche neanche a lui, del tipo: “Fa giocare sempre gli stessi”, “Ma quando lo toglie sto Mertens e mette Milik, è fissato”, “Hamsik ancora in campo? Dentro Zielinski”, “Non sa leggere le partite…”. Anche lui però, appena una settimana fà era visto come il dio della panchina, l’uomo in grado di dettare legge in casa della Juventus, colui che aveva dato una lezione di calcio a Massimiliano Allegri…E via con le offerte dalla Premier per strapparlo alla società di De Laurentiis, con Chelsea e Arsenal su tutte pronte a fare follie per accaparrarselo, mica bruscolini.

A proposito di bruscolini, a Roma si vive beatamente nell’ultimo periodo, soprattutto sulla sponda giallorossa, vuoi vedere che centra qualcosa Di Francesco? Ma chi, quello che volevano fare fuori a metà campionato perchè era troppo distante dalla Juventus? Quello che non faceva più segnare Dzeko? Ah, ho capito, quello che ha messo Juan Jesus su Salah contro il Liverpool in Champions. Champions, parola magica che a Roma risuona ancora (unica italiana ancora in gara) dopo l’eroica rimonta sul Barcellona nel ritorno dei quarti di finale. Quella sera Di Francesco spiazzò tutti decidendo di affrontare Messi e company con un inedito 3-5-2 che si trasformava in 3-4-3 in fase d’attacco. Manolas, Fazio e Juan Jesus (si proprio lui) non fecero toccar palla a gente del calibro di  Messi, Suarez e Iniesta, permettendo ai giallorossi di non subire gol e centrare la semifinale. Il giorno dopo si parlava di capolavoro tattico del buon Eusebio, che contemporaneamente in Italia, teneva la sua Roma in piena zona Champions. Il modulo e gli interpreti che lo hanno reso protagonista delle prime pagine dei giornali sono stati gli stessi che contro il Liverpool, nella semifinale d’andata, lo hanno fatto finire negativamente sulla bocca di tutti. “Non è possibile mettere Juan Jesus su Salah, è da incompetenti” questo il ritornello sentito e risentito nella capitale durante l’ultima settimana. Intanto il buon Eusebio continua ad essere in zona Champions, avendo battuto nettamente il Chievo, mentre pensa all’antidoto anti Liverpool.

E se al Milan si iniziano ad udire strani mormorii anche intorno al nome di Gennaro Gattuso, autore di una cavalcata che ha portato i rossoneri quasi a lottare per la Champions (obiettivo rimosso durante l’era Montella) per poi doversi arrendere a causa di un fisiologico calo (soprattutto fisico) della squadra, si capisce come quest’altalena, su cui sono costretti a sedere ogni settimana gli allenatori, sia compresa nel pacchetto.

Questa serie A resta la più avvincente e affascinante degli ultimi anni. A 3 giornate dalla fine delle ostilità è ancora tutto incredibilmente aperto. Se lo scudetto si indirizza nuovamente verso Torino (ma l’aritmetica tiene ancora vive le flebili speranze partenopee) e se l’ultimo turno ha dato un bel vantaggio a Roma e Lazio nella corsa per gli ultimi due posti Champions (+4 sull Inter), si è letteralmente infiammata la situazione salvezza. Le vittorie di Crotone e Spal, negli scontri diretti con Sassuolo e Verona, hanno lasciato al terz’ultimo posto il Chievo, che nel frattempo ha esonerato Maran, imitando quanto fatto dall’Udinese 7 giorni fa con Oddo. In Friuli è arrivato Igor Tudor, che alla prima sulla panchina bianconera ha fermato l’emorragia di sconfitte, senza però andare oltre il pari sul campo del Benevento già retrocesso. I sanniti continuano ad onorare questo campionato facendo crescere a dismisura il rammarico per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Ad un passo dal ritorno in cadetteria anche il Verona, penultimo della classe, sempre più in balia di se stesso, alla quarta sconfitta consecutiva e con un gioco che latita da un intero campionato. I numeri parlano chiaro: la squadra di Pecchia ha il secondo peggior attacco della Serie A e la  seconda peggior difesa e con questi numeri la salvezza resta un miraggio.

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