LJUNG PADOVA CLUB – Da gennaio a giugno 2006, ovvero durante i suoi ultimi mesi da calciatore, ha vestito la maglia del Padova. Stiamo parlando di David Ljung, ex difensore centrale svedese classe 1975. Con la casacca biancoscudata collezionò 3 presenze. La stagione poi non finì in maniera positiva: costruito in estate per salire in Serie B, il Padova non riuscì nemmeno ad agganciare la zona play-off.

LJUNG PADOVA CLUB – Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Ljung ha deciso di immergersi in settori totalmente differenti dal calcio, e per un periodo è stato addirittura all’interno del Parlamento europeo. Ne ha parlato lui stesso in questa intervista realizzata in esclusiva per “Europa Calcio”.

[df-subtitle]Diversi anni fa ha deciso di smettere con il calcio. Di cosa si occupa ora?[/df-subtitle]

Negli ultimi dieci anni ho svolto il ruolo di diplomatico a Vienna, poi sono stato consigliere politico presso il Parlamento europeo a Bruxelles e Strasburgo, uno dei direttori del consiglio comunale di Göteborg e infine presidente del consiglio di amministrazione della Business Region di Göteborg. Presto inizierò una nuova mansione come consulente presso la Prime Weber Shandwick, agenzia di comunicazione di Stoccolma“.

[df-subtitle]Solitamente, dopo il ritiro i giocatori vogliono restare in qualche maniera nel mondo del calcio. Perché lei ha scelto di intraprendere queste attività del tutto differenti?[/df-subtitle]

Mi è sempre piaciuto fare cose diverse nella vita. Adoro il calcio, ma sono anche molto interessato alla politica, agli affari e allo sviluppo sociale. Quando ho finito la mia carriera da giocatore professionista, c’erano altre sfide su cui volevo concentrarmi. Sono abbastanza sicuro che un giorno tornerò nel mondo calcio, ma adesso è ancora presto“.

[df-subtitle]Nel frattempo, segue ancora questo sport?[/df-subtitle]

Ma certo. Mi tengo aggiornato e cerco sempre di guardare le partite più importanti. Il calcio, e in particolare le varie rivalità tra le squadre più importanti, è sempre un argomento fondamentale delle mie conversazioni quotidiane con amici, colleghi e altri vari contatti professionali“.

[df-subtitle]Quale è stato il momento migliore della sua carriera?[/df-subtitle]

Probabilmente la Champions League giocata con l’AIK Solna nel 1999. Non riuscimmo a passare il girone perché avevamo avversari difficilissimi – Arsenal, Barcellona e Fiorentina -, ma ci sono state un paio di partite ravvicinate e con po’ di fortuna avremmo potuto fare molto meglio“.

[df-subtitle]Pur se per un breve periodo, lei ha vestito anche la maglia del Padova. Cosa conserva di quell’esperienza?[/df-subtitle]

E’ stata un’esperienza complessivamente molto positiva. Ho apprezzato il fatto di lavorare in città, nel club e nella squadra“.

[df-subtitle]Quanto contò la presenza in società di Bernhardsson nella sua scelta?[/df-subtitle]

Per nulla: non sapevo chi fosse e non lo conobbi fino a quando non arrivai a Padova. Scelsi i biancoscudati perché erano una società interessante e ambiziosa, con una storia di grande rispetto“.

[df-subtitle]C’è qualcosa che ha apprezzato in particolare in quei mesi in biancoscudato?[/df-subtitle]

L’apertura e la cordialità della maggior parte delle persone che ho incontrato, dal club alla città. Da straniero, quando non si padroneggia una nuova lingua, tale fattore positivo fa la differenza nel mondo“.

[df-subtitle]Un momento indimenticabile?[/df-subtitle]

Sfortunatamente, non fu un periodo di grandi risultati sul campo. I momenti chiave furono più negativi che positivi. Non riuscimmo a centrare quella promozione in Serie B che tutti si aspettavano e speravano“.

[df-subtitle]Ha un messaggio per i tifosi del Padova?[/df-subtitle]

Mi rendo conto che l’ultima stagione è stata dura e che deve essere difficile ricominciare di nuovo dalla Serie C. Ma sono convinto questo sia un club – e ho diverse altre società con cui confrontarlo – dal potenziale straordinario. Non sarei sorpreso se il Padova tra 5-7 anni sia di nuovo uno dei club più importanti in Italia“.

 

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