SANDRO TONALI – Casualità o predestinazione, coincidenza o destino. All’uomo non è data l’onniscienza, il saper tutto, spesso egli si domanda se ciò che sta vedendo e vivendo sia frutto di una semplice coincidenza; o se forse sia stato stabilito in partenza da un fato ineluttabile ed inesorabile.

Perché, se a quasi un anno di distanza dal ritiro di uno dei più grandi metronomi che la storia del calcio ricordi, è comparso in scena un ragazzino che sembra essere la sua reincarnazione, è logico chiedersi se si tratti di una pura casualità o se invece di un dono che il Dio del calcio ha voluto gentilmente offrire ai tifosi italiani.

IO, SANDRO TONALI – “Un diciottenne con la testa di un cinquantenne”. Così Roberto Boscaglia, al tempo allenatore del Brescia, giustificò l’azzardo di aver lanciato un giovanissimo Tonali in prima squadra.

Se a 18 anni ti vengono affidate le redini del centrocampo di una squadra di Serie B, due sono i motivi; o l’allenatore è un folle, o ci ha visto lunghissimo. E se questo allenatore si chiama Eugenio Corini, uno dei registi più tecnici e intelligenti della storia recente del nostro campionato, il primo motivo è palesemente da escludere.

Una sorta di passaggio di testimone, di investitura solenne tra il regista ex Palermo e il gioiellino bresciano. E a due anni di distanza dall’esordio in Serie B, ora che sta anche incantando sui campi di Serie A, si può certo dire che i lungimiranti Boscaglia e Corini ci avevano visto giusto.

Precocità può essere la parola chiave per identificare Sandro Tonali, di cui sorprendono soprattutto la personalità con cui scende in campo e l’atteggiamento sbarazzino e spavaldo; atteggiamento quasi irrisorio, nel voler creare gioco anche dove sembra che non sia possibile.

Un formidabile autocontrollo ed una intelligenza tattica impressionante gli permettono di capire quando tentare la giocata e come destreggiarsi pur sotto pressione.

La creatività governa la sua visione periferica, il suo stile pulito ed elegante, la sua velocità di pensiero e di esecuzione del gesto tecnico. Di giocatori così completi, capaci anche di imporsi ad alti livelli così giovani, ne nascono davvero pochi.

Lo sa bene la città di Brescia, che lo ha accolto da bambino e lo ha accompagnato nel suo percorso di crescita, dal settore giovanile alla Nazionale. Sarà per il suo carattere schivo e timido, sarà per la sua tenera età, eppure ogni cittadino bresciano ha metaforicamente adottato Tonali, che affettuosamente viene chiamato da tutti il “Genio”.

Un soprannome che rimanda ad un altro grande centrocampista lombardo cresciuto nel Brescia: Andrea Pirlo, il “Maestro”, non proprio il primo che capita.

CONVERGENZA – Già, perché sarebbe illogico parlare di Tonali senza citare Andrea Pirlo, non per azzardare per forza un paragone, ma in quanto il confronto esiste ed è solido tanto per la stampa internazionale quanto nell’opinione comune.

In effetti, gli elementi di convergenza e somiglianza tra i due sono molteplici, e non vi si può rimanere impassibili. Sandro e Andrea nascono entrambi in Lombardia; per la precisione il primo a Lodi, il secondo a Flero, un piccolo borgo della provincia di Brescia.

Proprio il Brescia è la squadra con cui entrambi esordiscono in Serie A; Pirlo alla tenera età di 16 anni, Tonali lo scorso agosto, a 19 anni, due mesi dopo aver giocato con l’Italia un campionato Europeo Under 21, lo stesso torneo vinto da Pirlo nel 2000, a 21 anni.

Sembra che tra i due centrocampisti italiani ci sia un filo conduttore per il quale il “millenial” di Lodi sia destinato a ripercorrere il cammino del Maestro.

Ciò che impressiona maggiormente e che rende il paragone ambizioso ma possibile, è però il loro modo di concepire e praticare il gioco del calcio; e, incredibilmente, una grande somiglianza fisica.

Capello lungo, stile Beatles, sotto il quale fanno capolino occhi piccoli, magnetici, interpreti di uno sguardo cadente e timido, che denota impassibilità ed inespressività.

Ad una mera e sommaria descrizione fisica, quasi non si direbbe siano calciatori. È solo quando entrano in campo che ci si ricrede e la musica cambia; testa alta, movenze sciolte e disinvolte, palla incollata al piede destro e condotta con personalità e naturalezza disarmanti. Vedendo giocare Tonali è impossibile non vedere i tratti di un giovane Pirlo… con ancora, però, tantissima strada da fare.

DIVERGENZA – Perché quanto più sono simili, tanto più Tonali e Pirlo sono diversi. E per un degno confronto, è doveroso sottolineare anche le differenze.

Innanzitutto il primo fattore di diversità è, sorprendentemente, proprio la posizione in campo. Pirlo infatti non nasce come regista, ma come trequartista. È solo grazie a Mazzone e Ancelotti, che ne hanno intuito il potenziale stratosferico nel cerchio del campo, che Pirlo è diventato uno più grandi nel suo ruolo.

Tonali invece ha sempre ricoperto la stessa zona di campo, svariando al massimo da regista a mezzala. L’impiego di Tonali da mezzala può suggerire un ulteriore differenza, ovvero la sua maggior disponibilità di corsa al servizio della squadra; una qualità non specificamente presente in Pirlo, ma nemmeno giustamente richiesta dagli allenatori.

Per lui il compito di rincorrere l’avversario era subordinato alla sua straordinaria inventiva, al suo meraviglioso estro calcistico, e questo ci porta all’ultima grande differenza.

Se Tonali ordina, Pirlo inventa; se Tonali costruisce, Pirlo decostruisce, cioè rompe gli schemi. Tonali è ancora un eccellente regista, che rende al meglio le cose normali, ma Pirlo era tutt’altro. Le sue giocate non erano mai banali. Laddove c’era la possibilità del passaggio semplice, il Maestro dal nulla estraeva il coniglio dal cilindro ed eseguiva una magia delle sue, incantando ed affascinando i tifosi di ogni squadra, increduli e quasi in colpa per non aver neanche immaginato ciò che Pirlo aveva già pensato ed eseguito.

Ecco cosa manca ancora a Tonali: la magia. Il tempo però è dalla sua parte. Basti pensare che a 19 anni, la sua età, Pirlo agiva ancora da trequartista. Una volta che il giovane lodigiano avrà imparato a rendere possibile l’impossibile, concreto l’inimmaginabile, allora si potrà e si dovrà raccontare una nuova storia.

Perché un “Maestro” può insegnare anche ad un “Genio”. Ma, per favore, non chiamatelo il nuovo Pirlo: lui è Sandro Tonali.

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