LAZIO IMMOBILE – Ciro Immobile ha parlato a France Football della scorsa stagione, che ha portato l’attaccante della Lazio alla conquista della Scarpa d’Oro 2019-2020, grazie alle 36 reti realizzate in campionato.

“Guardo la lista dei nomi che hanno vinto la Scarpa d’Oro, leggo sempre Messi e Ronaldo, oltre a Luis Suarez. Vedermi al loro fianco è semplicemente fantastico.

Senza il Pallone d’Oro, quest’anno non assegnato, la Scarpa d’Oro ha un valore aggiunto. Certo, sono due cose diverse. Ma ho battuto Lewandowski, che quest’anno era un potenziale Pallone d’Oro. Parliamo di un trofeo molto significativo per i marcatori”.

LAZIO IMMOBILE – Il centravanti di Torre Annunziata ha anche svelato quali sono i modelli a cui si ispira, su tutti David Trezeguet: Mi piace citare David Trezeguet, con cui ho lavorato alla Juve. Mi ha lasciato un’impressione incredibile, in area non ho mai visto uno come lui. Aveva coordinazione e tecnica per segnare su qualsiasi tipo di cross con qualunque parte del corpo.

E poi ricordo Vieri in Nazionale, Pippo Inzaghi in Champions League, Toni e Gilardino ai Mondiali del 2006. Ho iniziato a capire il calcio con questi ragazzi. In Italia abbiamo avuto tanti grandi attaccanti”.

LAZIO IMMOBILE – ESPERIENZE ALL’ESTERO

LAZIO IMMOBILE – L’intervista rilasciata al giornale francese è stata anche l’occasione per Immobile per sottolineare le deludenti esperienze estere vissute con le maglie di Borussia Dortmund prima e di Siviglia poi: “In Germania avrei potuto fare di meglio, ma è stata un’esperienza sfortunata, l’ultima di Jürgen Klopp al Borussia Dortmund. La squadra stava andando male e ne ho risentito anche io.

In Spagna non ho mai avuto l’opportunità di esprimere il mio potenziale, ero sempre in panchina anche quando meritavo di giocare. Ho passato un periodo difficile con Emery.

Gli italiani all’esteroMarco Verratti, che è un leader al PSG per quello che ha dato alla società e per come lo vedono, è un po un’eccezione. Altri italiani, me compreso, hanno avuto difficoltà all’estero. Non so spiegare il perché. Probabilmente ci adattiamo meno, abbiamo bisogno di più tempo.

Zeman? Mi faceva i complimenti: ‘Ma come fai a giocare e ad attaccare con questa forza?’. E non è stato l’unico!”.

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