[df-subtitle]Una crisi che arriva da lontano e che rischia di far sprofondare il calcio italiano in un baratro sempre più profondo[/df-subtitle]

La ferita della mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018, è ancora aperta, inutile girarci attorno. Il dolore è stato lenito durante l’estate dagli ottimi risultati delle Nazionali giovanili che a livello di manifestazioni europee ottenevano un risultato di rilievo dietro l’altro, lanciando anche alcuni dei protagonisti nel calcio che conta (su tutti Zaniolo, ci prova ora anche Kean). Il calcio italiano prova così a inizio stagione a tamponare i gravi danni subiti dall’eliminazione con la Svezia – senza entrare nei meriti politici, economici, diritti televisivi, gli stadi, le polemiche sui cori e sugli arbitri – cercando la risalita attraverso i risultati della nuova Nazionale di Mancini e delle squadre impegnate nelle due competizioni europee per club. Se Mancini dopo un inizio titubante con il punto più basso toccato nella trasferta contro il Portogallo, sembra aver intrapreso una veloce risalita fatta di gioco (contro la Polonia si è vista una delle migliori Nazionali dell’ultimo decennio), risultati (accesso alle final four di Nations League mancata di poco), talenti ritrovati (Verratti) e  giovani in rampa di lancio (Barella e Chiesa su tutti), sembrava il turno di Juventus, Napoli, Roma, Inter, Lazio e Milan, dopo l’eliminazione dell’Atalanta nei play off di Europa League, rilanciare l’italica pedata attraverso le squadre di club.
Dopo 5 giornate in cui le pagine dei giornali si riempivano di elogi, si facevano calcoli su un possibile en plein di qualificate al turno successivo, con punti che andavano anche a rimpinguare il Ranking UEFA facendo dell’Italia la seconda nazione a livello di club come non accadeva da tempo, ecco risvegliarsi da un sogno per piombare nella realtà arrivata in faccia nella tre giorni da incubo del calcio italiano datata 11, 12 e 13 dicembre.
Il copione è servito: 5 sconfitte e 1 pareggio – per altro inutile – 3 squadre qualificate su 6 (le 3 lo erano già dopo la scorsa giornata), Inter incapace di sconfiggere in casa una squadra sulla carta inferiore come il PSV, il tracollo del Milan ad Atene, i rimpianti del Napoli ed ecco andare in scena un horror a tinte azzurre come il calcio italiano,  un azzurro diventato nero come la 3 giorni che ha distrutto nuovamente un calcio italiano che ha provato a nascondere la polvere sotto il tappetto, ma che alla fine si è ritrovata con in mano un totale (o quasi) nulla di fatto.
I numeri spiegati ieri correttamente da Sportellate evidenziano la crisi del calcio italiano che resta semplicemente la punta dell’iceberg di uno sport che sembrava nel nostro paese aver toccato il fondo e che invece – evidentemente – deve ancora finire di inghiottire il boccone amaro. Nelle sei giornate di Champions League sono solamente 4 le reti realizzate da giocatori italiani (3 da Insigne, una da Pellegrini), le nostre squadre di punta si avvalgono sempre di più in ogni ruolo del campo, di giocatori stranieri; persino la Juventus, solitamente sensibile al calcio nostrano, oramai sembra aver abbandonato le pretese di riempire la rosa dei titolarissimi di giocatori italiani, fatta eccezione per la vecchia guardia composta da Chiellini e Bonucci e delle presenze – saltuarie per diversi motivi – di Rugani, De Sciglio e Bernardeschi (Perin e Kean non pervenuti). Talenti esportati all’estero e che emergono: solo 1 (Verratti). La Roma cerca di fare necessità virtù e qualche italiano in più lo inserisce (Florenzi, Santon, Cristante, Pellegrini, Zaniolo, El Shaarawy), ma fatica in un girone non impossibile, l’Inter sfrutta il sempre ottimo D’ambrosio, trova un Candreva in crisi ma lascia fuori dalle liste Champions Gagliardini, nel giro dei titolari della Nazionale. Il Napoli fa quel che può, ma alla fine il solo Insigne (Meret è stato a lungo infortunato, Verdi è fuori per problemi fisici), tiene alto il tricolore nella squadra di Ancelotti. I top team europei sono infarciti di spagnoli, olandesi, tedeschi, francesi, portoghesi, brasiliani e argentini, di italiani come detto a parte Verratti (e Buffon) nemmeno l’ombra. Se scendiamo in Europa League le cose non cambiano poi di molto: la Lazio si affida a Immobile che non brilla di certo in questo periodo, ci sono due non più giovanissimi come Parolo e Acerbi, mentre Murgia e Cataldi vedono il campo con estrema fatica. Il Milan prova qualche italiano in più e poi si fa eliminare in un girone da vincere senza se e senza ma, il calcio italiano al momento è un calcio di serie B, di seconda fascia, i giornali possono continuare a nascondersi dietro una rinascita che non c’è stata e che la tre giorni nera delle coppe europee ha sancito come l’ennesimo “punto più basso” della nostra storia calcistica.

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