KULUSEVSKI FANTACALCIO – Dejan Kulusevski è una delle più belle sorprese di questa Serie A 2019/20. Il gioiellino svedese del Parma (ma di proprietà dell’Atalanta) si è preso la scena con un avvio di stagione da fenomeno. Dazn lo ha intervistato in esclusiva nel format ‘Piedi per terra’ e il classe 2ooo ha parlato di sé facendoci capire meglio chi è Dejan come ragazzo quando non indossa gli scarpini.

Sul suo modo di giocare: “Io mi sento solo Dejan, guardo molto De Bruyne, molto Hazard. Se vedo una finta che mi piace vado in campo e la provo. La mia finta preferita è quella di andare a destra e poi rientrare. La provo sempre”.

Sull’importanza della famiglia: “Mia mamma è la persona più importante del mondo. Lasciare casa a 15 anni è stato molto difficile, dopo 4/5 mesi avrei voluto tornare a casa e lei mi ha convinto a resistere. Mio papà è la persona più umile del mondo. Lui crede in me, parliamo di ogni partita ed è tranquillissimo”.

Sulle pressioni: “So che quando inizio a pensare tanto gioco male e quindi cerco di essere come quando ero piccolo in Svezia che pensavo solo a divertirmi. Quando mi diverto sono forte. Il calcio è la cosa più bella di tutte. Sul mio profilo Instagram ho tante foto di calcio e mia sorella mi sgrida, dice che non posso avere solo foto di calcio”.

KULUSEVSKI FANTACALCIO – Sul fantacalcio: “Ci sono più fantallenatori che donne che mi scrivono su Instagram, purtroppo”.

Sul suo rito scaramantico: “Ho sempre il chewing gum prima di entrare in campo, poi quando sbaglio il primo passaggio lo butto via. Ma se non sbaglio il passaggio lo tengo”.

Su Dejan Stankovic, il suo idolo: “L’ho visto una volta quando con l’under 17 abbiamo giocato contro l’Inter di suo figlio. A fine partita ero stanco, ma sono corso subito da lui. Lui era fortissimo, a casa mia guardavo i goal che faceva. Mi ricordo il goal che ha fatto al volo contro lo Schalke da metà campo. Adesso quando torno a casa dirò a mio papà che Stankovic mi ha mandato un messaggio”.

Sul futuro: “Non ho mai pensato di voler diventare il più forte di tutti, ma voglio giocare in una grande squadra. La testa è quella che mi ha fatto arrivare qua, non solo l’allenamento e il talento. C’erano dei mister che non credevano in me, gente che diceva che io non avrei mai raggiunto certi traguardi perché dribblavo troppo, ma io ho sempre pensato che ero io ad aver ragione”.

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