“Potenziali violazioni del Fair Play finanziario”. L’Uefa ha aperto nei confronti della Juventus un’altra indagine. Insomma, siamo garantisti e preserviamo una base democratica fondamentale come la presunzione d’innocenza. E’ altrettanto vero, tuttavia, che ci troviamo di fronte ancora una volta dinnanzi ad un possibile scandalo calcistico del nostro Paese.

Scommesse, Calciopoli, arbitri, stadi, biglietti, parcheggi, violenze. Non occorre mica aggiungere altro per comprendere quanto il nostro sistema sia collassato da anni, morto, sepolto e putrefatto. E’ in vita grazie alle persone, diventate zombie a tutti gli effetti che sostentano un movimento di bassissima qualità. Non è un caso se i diritti calcistici italiani abbiano poco appeal rispetto a quelli degli altri campionati. Non è un caso se l’Italia guarda i Mondiali dal divano. E’ puro caso, invece, aver vinto i Campionati Europei. Un piccolo fiammifero al Polo Nord, subito spento dai gelidi venti sistemici.

Un sistema che si auto-difende, schierando i mezzi a disposizione. Dai giornalisti, che lavorano in redazioni prestigiose, agli zombie tifosi, che vedono nelle accuse rivolte alla Juventus un complotto ordito da chissà quale burattinaio. In questo caso c’è poco da meravigliarsi, ancora oggi moltissimi juventini sono convinti che Calciopoli sia stata creata al solo scopo di affossare il club bianconero.

Juventus, garantisti sempre. Ma a furia di fare “Al lupo! Al lupo!”…

Eppure, in Europa c’è un fermento, una presa di posizione netta: la Juventus, se i suoi dirigenti hanno taroccato bilanci e portato a casa titoli a scapito di chi rispetta le regole, dovrà essere sanzionata. Nel mondo, le persone sono stanche dei brogli, dei sotterfugi, delle pseudo furbate. C’è voglia, esigenza di calcio pulito. D’altronde, un ladro che ruba una banana al mercato della frutta va a processo e se viene accertato il reato, sconta una pena. Il calcio non può essere un mondo parallelo quando si parla di giustizia ordinaria.

Dunque, aspettiamo l’esito del percorso giuridico prima di emettere sentenze. Lasciateci però un campanello d’allarme: la favoletta “Al lupo! Al lupo!” viene insegnata ai bambini proprio perchè chi mente (sui bilanci? Nei rapporti con gli arbitri o con la stampa? Sugli stipendi?) alla fine non viene più creduto.

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