C’erano una volta i vecchi Juventus-Milan, dove ci si spartiva la posta in palio, si esportava la propria forza in Europa, ci si beava sulla garbata rivalità Berlusconi-Agnelli. Tempi morti e sepolti, ma lo Juventus-Milan di ieri sera zoppicava un po’. Fatiche di coppa, si dirà, certo.

Il Liverpool ha faticato nel primo tempo con il Palace, venendo aggredito e sorpreso dalla squadra di Vieira, il Manchester City ha tirato una sola volta in porta contro il Southampton. Il Milan e la Juventus non fanno eccezione, ma quando poi si dice che in Europa i ritmi sono più alti che in Italia, non si può contraddire l’interlocutore.

Milan compassato, Juventus rintanata nella sua metà campo. Rossoneri senza spunti in attacco, con Brahim Diaz a vagare nel nulla, scegliendo sempre vie centrali, senza allargare il gioco soprattutto a sinistra: Tomori, Kjaer e Romagnoli sono stati schierati da Pioli per alzare Theo Hernandez, che non ha avuto però uno spunto che uno.

Può essere che il buon marsigliese sia in grado di fare la voce grossa solo con le piccole e non nei grandi palcoscenici? La Juventus ha trovato il gol più su una ingenuità altrui che su una costruzione propria. Il Milan ha migliorato la cera nel secondo tempo, ma poca roba. L’importante era raggiungere il pareggio, cosa fatta con Rebic, in periodo di grazie.

Si è tanto discusso se far giocare insieme Giroud e Ibrahimovic, cosa peraltro difficile dati i muscoli di cristallo dello svedese, e ieri sera, pur mancando tutti e due, il Milan ne è uscito indenne. Salviamo anche Tonali, combattente e rifinitore, per quanto possibile. Lo stato di crescita del ragazzo è continuo. La Juventus se la può cavare con la massima del “ben messa in campo”, ma non può bastare. Le minestre riscaldate sono un rischio, e Max lo è.

A memoria, soltanto il secondo Lippi, sempre alla Juventus, nel periodo 2001-2004, portò trofei; e una finale persa a Manchester proprio con il Milan in Champions League. Per il resto, nel panorama italiano, sono ben pochi i ritorni felici.

Nel 2015-16 la Juventus si doveva solo ritrovare, oggi è un’altra storia. Meno esperienza, più giovani, poca malizia. E anche poca benzina. E’ ancora troppo presto, ma forse non è questo l’Allegri-bis che molti bianconeri si aspettavano.

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