Intervista Ibrahimovic: “Maldini? Daniel è un talento, lo stiamo aiutando in ogni modo”

Alla vigilia di Atletico Madrid-Milan, ultima chiamata per il Milan per accedere alla fase a eliminazione diretta della Champions League, parla Ibrahimovic. Il fuoriclasse rossonero, da poco quarantenne, ha siglato una doppietta nell’ultima uscita rossonera contro la Fiorentina, lasciando la firma nonostante una prestazione non brillante.

Intervistato dal quotidiano inglese The Guardian, lo svedese ha però affrontato vari temi tra cui le sue condizioni fisiche, il Milan, la dinastia dei Maldini, la spallata ad Azpilicueta e la polemica con LeBron James. Queste le sue parole, riportate da okcalciomercato.it:

“Non è facile. Ogni giorno mi sveglio e ho dolori dappertutto. Questa mattina ho avuto dolore ovunque ma finché ho degli obiettivi, finché ho l’adrenalina, vado avanti. So che sto arrivando a qualcosa di buono e continuerò a farlo finché posso. Non voglio avere quel rimpianto se mi fermo e poi, tra un paio d’anni, mi siedo e dico: “Avrei potuto continuare perché mi sentivo bene”. È meglio essere completamente finiti e dire: “Non ce la faccio più”. Ma posso ancora farlo e lo sto facendoNon si tratta di contratti o di essere famosi. Non ne ho bisogno”.

MILAN, A TUTTO IBRAHIMOVIC: LA LUNGA INTERVISTA

Prosegue:

“L’unica cosa che mi fa andare avanti è l’adrenalina. Ma ottenere altri due follower non ti guarirà. Ottenere più soldi non ti guarirà. Ottenere attenzione non ti guarirà. Quello che ti guarirà è l’adrenalina. Non ho problemi a soffrire. Per me soffrire è come fare colazione. Ma molte persone non capiscono la sofferenza perché la nuova generazione deve fare poco per ottenere qualcosa. Sono molto orgoglioso di appartenere alla vecchia generazione, che invece doveva fare molto”.

Sul Milan:

“È incredibile. Mi fanno sembrare giovane. Il Milan fa questo effetto, come Benjamin Button. Dopo sei mesi qui avrai i capelli scuri, fidati. Sono molto orgoglioso perché vedo questi giovani giocatori assumersi più responsabilità, cambiare mentalità. Questa è la mia felicità ora. Questa è la mia adrenalina”.

Sulla squadra:

“Esco e corro tanto quanto loro. Lo faccio perché quando i giovani mi vedono lavorare dicono: “Dopo tutto quello che ha fatto sta ancora lavorando. Devo farlo anche io perché lo sta facendo anche lui”. E’ così che cerco di dare l’esempio. Quando sono stato qui per la prima volta eravamo delle superstar. Adesso è un gruppo pieno di talenti, la squadra più giovane d’Europa, ma siamo al top. Quindi è un progetto diverso ed è più soddisfacente perché se hai successo con le superstar, è previsto. Questo non è previsto”.

Intervista Ibrahimovic

Sulla dinastia Maldini:

Daniel in campo è ancora un bravo ragazzo. Paolo, se voleva ucciderti calcisticamente, ti uccideva. Sono contento che non siano uguali perché non è facile per il figlio essere paragonato al padre, soprattutto quando il padre ha la carriera che ha avuto. Stiamo aiutando il figlio in ogni modo. È un grande talento, ma gli dico: “Fai il tuo gioco, combatti, poi aprirai la strada da solo”. Sono felice. Ho giocato contro il padre e oggi gioco con il figlio. Forse Daniel avrà un figlio…”.

Poi, sul fallo su Azpilicueta in SpagnaSvezia:

“L’altro giorno in nazionale, ho dato una spallata ad Azpilicueta. L’ho fatto di proposito. Non mi vergogno a dirlo perché ha fatto una cosa stupida al mio giocatore. Era una cosa stupida ma lo farei lo stesso per fargli capire: ‘Non lo fai. Non hai le palle per farlo contro di me. Ma ti mostrerò cosa succede se lo fai a me.’ Ecco perché l’ho fatto. Non è stata una buona cosa per me, ma lo farei comunque. Sono io. Non mi vergogno a dirlo. Non si tratta di perdere i playoff. Si tratta di far capire che non si prende in giro qualcuno sdraiato a terra. Non attacchi un cane che non parla. Attacca chi è in grado di fare qualcosa. È troppo facile prendersela con i miei compagni di squadra che hanno 20 anni e sono ragazzi molto simpatici. Spero che ora capisca”.

Intervista Ibrahimovic

Infine, sulla polemica con LeBron James:

“Lo sport unisce le persone. La politica divide le persone. Se parliamo di razzismo, è un’altra cosa. È qualcosa con cui non sono d’accordo. Ma non faccio politica. Se la facessi, ora sarei presidente. Non conosco personalmente LeBron James. Non lo giudico. Qualunque cosa faccia contro i razzisti, ha ragione, perché quando 50.000 ti chiamano un fottuto zingaro, è lo stesso. Questo è anche razzismo. Ma non faccio politica. faccio sport. Questo è il modo in cui diffondi l’amore”.

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