INTER ZANETTI – Javier Zanetti è intervenuto ai microfoni Sky Sport nel tradizionale appuntamento del periodo #CasaSkySport. Queste le sue parole:

E’ una situazione molto difficile, drammatica in tutto il Mondo, il Coronavirus sta colpendo molte popolazioni. C’è grande preoccupazione da parte di tutti, noi per primi avendo la proprietà cinese ci siamo resi conto che si trattava di qualcosa molto grave. Purtroppo è arrivata in Italia con tanti deceduti e tanti che lottano per vivere, dobbiamo stare attenti. Oggi pensare alla ripresa del campionato è molto difficile. Bisognerà capire anche l’aspetto psicologico dei giocatori, bisogna tenere conto“.
In Belgio si è deciso di cancellare il campionato, Bruges campione 2019/2020: “E’ un momento importante per riflettere su tante cose. Stiamo capendo tante cose e questo servirà anche all’ambiente calcistico. Da noi difficile trovare una formula e bisogna stare attenti a non compromettere la prossima stagione. Sul tavolo bisogna vedere tutto“.
Un allenatore e una partita che hanno segnato Zanetti:Difficile, per quello che ha significato ricordo la mia prima partita all’Inter, era compiere un sogno. La prima volta a San Siro, emozione unica ma anche la finale di Coppa Uefa, il mio primo trofeo e dove ho fatto gol. Dagli allenatori ho preso tantissimi spunti, se devo dire uno, per quello che abbiamo fatto direi Simoni per primo e dopo Mourinho“.
La finale di Madrid, quella della vittoria in Champions League:Mi piace ricordare il percorso, mi viene in mente la partita di Kiev dove eravamo fuori e abbiamo rimontato una partita importantissima che poi ci ha permesso di qualificarci in casa. La partita sofferta con il Barcellona dopo la gara di andata esaltante. A 37 anni era l’ultima opportunità di vincere questo trofeo e mi è capitato nel momento migliore della mia vita, 700 partite con l’Inter”.
Su qualche avversario:Zidane non potevi togliergli la palla, dovevo avere un altissimo grado di concentrazione. I più forti? Ronaldo nell’Inter e Messi con cui ho giocato in Nazionale“.
Che cos’è l’Inter: “Per me l’Inter è un senso di famiglia, mi sono subito identificata. Cade ma ha la forza di rialzarsi, fa parte del nostro DNA e lo viviamo in questa maniera. L’Inter è anche responsabilità sociale, guarda come poter aiutare. Sono valori che per noi sono molto importanti da trasmettere“.
Lautaro Martinez e l’Inter: “Mi fa piacere parlare di lui. Quando lo abbiamo preso, lo seguivamo da tempo, era il più promettente del calcio argentino. Parlavamo con Diego Milito e sapevamo poteva avere un futuro importante e oggi fa parte del nostro patrimonio. E’ cresciuto tantissimo, ha 22 anni, un punto fermo anche della Nazionale argentina. Lo vedo allenarsi, lo vedo felice con noi e mi auguro che resti a lungo“.
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