Inter-Juventus, il giorno dopo: cosa ci ha lasciato il derby d’Italia

Inter-Juventus, il giorno dopo: cosa ci ha lasciato il derby d’Italia

INTER JUVENTUS DERBY ITALIA - La Juve ha dimostrato di essere ancora la più forte ma l'Inter e Conte sono sulla strada giusta

INTER JUVENTUS DERBY ITALIA – Inter-Juventus non è mai una partita banale, mai. E’, anzi, probabilmente, la partita più sentita dell’intero panorama calcistico italiano. Un grande classico. E i classici, si sa, non stancano mai. Ma Inter-Juventus quest’anno, fin dalla vigilia, suscitava ancora più curiosità del solito. Vuoi perché fa ancora strano vedere Conte sulla panchina nerazzurra o Sarri su quella bianconera. Vuoi perché in testa, a guardare tutti dall’alto in basso, c’era l’Inter e non la corazzata juventina. Una serie di fattori che rendevano a dir poco gustoso questo primo derby d’Italia.

E la partita ha confermato le attese. Il primo tempo si è giocato su ritmi e livelli altissimi: è stato uno spot bellissimo per il calcio italiano. Ha vinto la Juventus, meritatamente, per 2-1. Ma l’Inter c’è. Proviamo ad analizzare gli spunti che ci sono stati lasciati dalla gara.

 

INTER JUVENTUS DERBY D’ITALIA

 

1- La Juve è ancora la più forte

INTER JUVENTUS DERBY ITALIA – Se mai qualcuno avesse avuto dubbi, la partita di ieri li ha spazzati completamente via. La Juventus è ancora la più forte di tutte. La Juventus è ancora la squadra da battere. Sia per organico, sia per mentalità, sia per gioco espresso. Ha vinto meritatamente. Ha una vastità di scelte che l’Inter per il momento può solo sognare e se Sarri si permette addirittura di tenere in panchina Higuain, significa che gli altri non sono da meno. E già questo basterebbe per spiegare la differenza tra le due squadre.

 

2- Chi criticava Sarri, di calcio, capisce poco

Già, perché i bianconeri ieri sera sono stati a tratti spettacolari. I meccanismi voluti e studiati dall’ex tecnico del Napoli iniziano ad entrare nella testa dei giocatori. Basti guardare le azioni che hanno portato al gol (poi annullato) di Ronaldo e alla rete decisiva di Higuain: due meraviglie da stropicciarsi gli occhi. Giocate a memoria, verticalizzazioni, movimenti senza palla, scambi stretti. Un calcio quasi aulico. Serve più continuità nell’arco della stessa gara ma la Juventus è sulla giusta strada. Per quanto riguarda Sarri, vorrei giusto ricordare una cosa: a Napoli non ha perso lo Scudetto perché non aveva i favori del pronostico. A Napoli stava per fare un miracolo, che è diverso. E a Londra con un Chelsea che valeva forse il 5^ posto, è arrivato terzo e ha vinto l’Europa League. Credo possa bastare.

 

3- L’Inter comunque c’è

INTER JUVENTUS DERBY ITALIA – Sì, l’Inter c’è. Perché se è vero che questa partita, ancor prima del risultato finale, ha fatto capire che la strada per raggiungere la Juventus è ancora lunga, allo stesso tempo ha confermato che il percorso intrapreso dai nerazzurri è quello giusto. Conte ha creato un’identità forte. Manca qualche fuoriclasse in grado di far fare il definitivo salto di qualità ma l’inizio è promettente. E iniziare meglio di così, francamente, era difficile. La Juve è avanti di almeno 4-5 anni rispetto all’Inter. Conte lo sa e per questo predica calma. Questo non vuol dire che non si possa sognare lo Scudetto, ma vuol dire che non è un obbligo vincere. Non quest’anno. Quest’anno l’imperativo è quello di provarci fino in fondo. E i nerazzurri ci proveranno fino in fondo.

 

4- L’importanza di Stefano Sensi

Lukaku, Lautaro, Godin, Skriniar, Sanchez: di grandi giocatori l’Inter ne ha. Ma, al momento, ritengo che il più importante tassello della rosa sia Stefano Sensi. Il ragazzo arrivato da Sassuolo. Sarà forse perché ho ancora negli occhi la ruleta con cui si è procurato il rigore a Cagliari alla seconda giornata, ma tant’è: con la sua uscita, ieri sera, l’Inter ha smesso di essere pericolosa. Mediano, mezz’ala, incursore, trequartista, fantasista e perfino goleador: Sensi fa tutto e lo fa anche divinamente. E’ senz’altro lui la nota più positiva di questo inizio di stagione per la società milanese. Bravissimo Conte a volerlo e a lanciarlo. I nerazzurri dipendono dalle sue giocate e senza di lui fanno fatica. Speriamo per lui che il guaio fisico che lo ha messo ko ieri sera non sia troppo grave.

 

5- Lukaku non è Icardi

Con Icardi era un’altra cosa. Ma, vista la risaputa stima (calcisticamente parlando) che nutro nei confronti dell’argentino, sarebbe per me troppo semplice dire che Icardi è banalmente più forte di Lukaku, anche se lo penso e l’ho sempre pensato. Si sa che le motivazioni che hanno portato all’epurazione di Maurito esulano dal lato tecnico e vanno catalogate sotto la categoria ‘altro’. Ma la situazione è questa: Icardi è volato a Parigi e a Milano è arrivato Lukaku su espressa richiesta di Conte. Il calcio italiano è diverso da quello inglese: è più tattico e, per certi versi, più difficile. Il belga ha bisogno di tempo per adattarsi e comunque finora non ha fatto proprio male. Sembra passata un’eternità ma era soltanto il 21 settembre quando l’ex Manchester United bucava Donnarumma di testa e regalava la vittoria all’Inter nel derby contro il Milan. Ieri sera ha giocato male, è vero, ma ricordiamo anche che ha saltato le gare contro Samp e Barcellona per problemi fisici e, dunque, nemmeno ieri era al 100%. E gli attaccanti della sua stazza hanno bisogno di star bene fisicamente per rendere al top. Diamogli tempo, criticarlo a priori adesso non fa bene a lui e all’Inter.

 

6- Lautaro è una prima punta

INTER JUVENTUS DERBY ITALIA – Questa è una piccola osservazione che stavo pensando già da tempo. Spalletti, che scemo non è, sosteneva che Lautaro fosse una prima punta a tutti gli effetti e che, per questo motivo, facesse difficoltà ad interagire con Icardi. Conte lo sta provando come seconda punta al fianco di Lukaku ma è indubbio che la migliore gara del Toro sia stata quella giocata al Camp Nou contro il Barcellona quando ha fatto coppia con Sanchez, lui sì, fantasista vero. Dilemmi tattici che dovrà risolvere Antonio Conte ma ieri sera ci sono state alcune palesi difficoltà tra Lukaku e Martinez. Si sono pestati leggermente i piedi e spesso hanno fatto gli stessi movimenti. Sia chiaro, possono giocare insieme ma bisogna cambiare qualcosina perché Lautaro non è una mezza punta, è un attaccante vero.

 

 

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