Il calcio, e lo sport in generale, è un punto cieco nelle politiche pubbliche. Eppure, oltre che essere uno spettacolo, il calcio pullula di fattori economici che poco hanno a che fare con la promozione di quei valori sportivi; che, invece, dovrebbero essere la base dell’intero movimento calcistico. Di conseguenza, lo sport e, quindi, il calcio, dovrebbero essere oggetto di una politica pubblica per diversi e importanti motivi.

Infatti, seppure il calcio sia sicuramente un business, è fondamentale che, con assoluta urgenza, venga ad essere fissata una specie di regolamentazione pubblica. Non ci si può dimenticare di come e di quanto il modello economico dei club professionistici sia, in special modo su scala europea, sull’orlo del collasso.

Molti considerano la famosa sentenza Bosman del 1995 che, tra l’altro, prevedeva la fine delle quote relative ai giocatori stranieri per club, come un elemento scatenante che ha dato vita ad una vera e propria esplosione di trasferimenti; con la conseguenza che, il livello medio degli stipendi dei calciatori, si sia andato ad alzarsi sempre di più.

Ma oltre che agli stipendi da star hollywoodiane, nel mondo del calcio sono anche aumentati i ricavi commerciali derivanti dai diritti televisivi; dal merchandising, dalle sponsorizzazioni e via dicendo. Ma, a quanto sembra, le attività commerciali calcistiche, appaiono essere, a lungo termine, non essere sufficienti per coprire l’esplosione dei costi salariali.

Calcio – Gli espedienti a cui ricorrono le società calcistiche per pareggiare i bilanci

A differenza di quanto avviene, ad esempio, per il live betting, l’intero mondo calcistico è attraversato da malsane attività; attraverso le quali le società cercano di andare a pareggiare i propri bilanci. Uno tra i più praticati espedienti è quello che riguarda la speculazione finanziaria sul prezzo dei giocatori; fenomeno tecnicamente noto come plusvalenza. Un artifizio, perciò, molto in voga per far quadrare i bilanci.

Quindi, nel mondo del calcio esiste un sistema contabile autorizzato che consente che i giocatori siano delle attività finanziarie. In altre parole, una vera eccezione che, di fatto, è senza precedenti in qualsiasi altro settore economico. Perciò, gonfiando così artificialmente i bilanci dei club, si è dato vita ad una generalizzata formula fortemente speculativa; che, per molti aspetti, è incredibilmente simile a quello dei subprime immobiliari americani, i quali, poi, hanno dato vita all’innesco alla grande crisi finanziaria che ha colpito l’intero globo.

In questo contesto, un ruolo molto importante svolto è propriamente quello dei cosiddetti agenti di calciatori; i quali, ed è bene non dimenticarsene, vengono ad essere remunerati sul prezzo di vendita del giocatore. Un mercato speculativo, pertanto, che necessita di un pronto intervento anche da parte di quelle che sono le politiche pubbliche. Infatti, questa corsa precipitosa è stata resa possibile, anche, da una generale assenza di regolamenti sulla contabilità del club.

Oltre a ciò, il tutto è stato anche facilitato dal sistema contabile; ovvero il riconoscimento dei contratti dei calciatori nel patrimonio dei bilanci delle società, il quale consente un maggiore ricorso al debito.

Andando a concludere, è da sottolineare come molte società calcistiche beneficiano, per “rimpolpare” i propri bilanci, del provvidenziale arrivo di denaro da parte di soggetti; i quali agiscono tanto con una logica di redditività quanto per veder aumentato il personale prestigio e influenza; così come per una molteplice serie di ragioni non sempre limpide e cristalline.

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