IBRAHIMOVIC MILAN – La notizia calcistica numero uno di ieri è stata quella del grande ritorno al Milan di Zlatan Ibrahimovic, che aveva già vestito la maglia rossonera nel biennio 2010-2012.

Piuttosto discordanti sono, però, le opionioni relativamente a questa operazione di mercato. C’è chi la valuta positivamente, e chi invece sostiene che questo nuovo approdo dell’attaccante svedese, 38 anni, costituisca un grande passo indietro del club di via Aldo Rossi.

IBRAHIMOVIC MILAN – La redazione di “Europa Calcio” ha provato ad analizzare il tutto, individuando alcuni fattori a favori ed altri contro.

I punti a favore del ritorno di Zlatan (di Raffaele Campo)

1. Tutta la squadra ne beneficia, Piatek su tutti. Non è ormai più una novità che Ibra è in grado di spostare gli schemi di uan squadra. Se da un lato è vero che spesso concentra il gioco su di sé, vedi a Manchester, dall’altro come pochi altri giocatori al mondo è capace di creare e di servire assist ai compagni di squadra.

Basti pensare alla stagione 2011/2012, durante la quale Antonio Nocerino, arrivato al Milan nell’ultimo giorno di mercato tra lo scetticismo generale, realizzò la bellezza di 10 gol, la maggior parte dei quali proprio grazie all’ex Barcellona. Stesso discorso a Parigi: innumerevoli gli assist forniti al compagno di reparto Edinson Cavani.

E in questo Milan attuale c’è un Krzysztof Piątek in grande difficoltà. In questi primi quattro mesi stagionali, il centravanti polacco ha realizzato la miseria di 4 gol, di cui solo uno su azione. L’ex Genoa ha però mostrato grandi qualità, e Ibra sarebbe il partner perfetto per risbloccarsi. Stesso discorso per Leão, che potrebbe crescere molto.

2. Al Milan serviva un leader carismatico. Tante sono state le carenze di questo Milan 2019/2020. Una di queste è stata l’assenza di un leader carismatico. Oltre a Riccardo Montolivo, tra giugno e luglio hanno detto addio anche Ignazio Abate e Cristian Zapata, quest’ultimo accasatosi al Genoa. Sia chiaro, non erano e non sono mai stati di certo dei top players o dei campioni, ma nelle annate passate riuscivano a trascinare l’intero gruppo rossonero. In tal senso, Zlatan – assieme a Jack Bonaventura – è il profilo ideale.

[df-subtitle]Milan, Ibrahimovic è pronto a prendersi la squadra sulle spalle[/df-subtitle]

3. La sua impareggiabile voglia di vincere sempre e la speranza Europa League. Anche a livello psicologico, il Milan necessita di una grande scossa. Chi più di Ibra ha voglia di vincere sempre? La sua fame e il suo desiderio di successo hanno avuto davvero pochi eguali. Per il quarto posto forse è troppo tardi, anche se nel calcio non ci sono certezze, ma con lui i rossoneri possono perlomeno agganciare la zona Europa League. Obiettivo che con un Ibrahimovic in più non è affatto irraggiungibile.

I punti contro il ritorno di Zlatan (di Cristiano Abbruzzese)

1. Chiaro segnale di mancanza di programmazione futura. Le qualità del giocatore sono indiscusse, ma riprendere un giocatore di 38 anni per salvare una stagione fin qui fallimentare costituisce un segnale di mancanza di programmazione. Tra lo scorso gennaio e lo scorso luglio, il club di via Aldo Rossi ha sucito ben 70 milioni tra Piątek e Leão. Se Pioli conferma il 4-3-3 con Ibrahimovic unica punta affiancato da Suso e Calhanoglu, vorrebbe dire anche svalutare tale importante investimento. Se Piątek non è più giovanissimo, viste le 24 primavere, Leão ha solo 20 anni. Finendo costantemente in panchina, rischierebbe seriamente di bruciarsi, considerando altresì le grandi aspettative su di lui.

2. Ibra da solo non può risolvere tutti i problemi. Zlatan può aiutare molto il Milan a rialzarsi, ma non può di certo risolvere da solo tutti i problemi dei rossoneri. Specie a centrocampo, la squadra ha delle gravi lacune. Non ci sono più i vari Pirlo, Gattuso e van Bommel. Pur se tutti e tre a fine carriera, davano comunque molta più sostanza ed efficacia rispetto alla mediana attuale, della quale si salva a malapena Bennacer. Non basta quindi il singolo giocatore. Va poi considerato il fatto che il calciatore svedese è fermo da oltre due mesi, ci vorrà quindi un po’ di tempo prima che entri al top della condizione fisica.

3. Shevchenko, Balotelli e Boateng: i ritorni non hanno mai funzonato in casa Milan. Fatta eccezione per Kakà il quale, nell’annata 2013/2014 tornò in rossonero e nel corso della stagione realizzò 12 gol in campionato, le cosiddette minestre già calde non hanno mai funzionato. Basti pensare ad Andriy Shevchenko, tornato al Milan nell’estate 2008 dopo soli due delundentissimi anni al Chelsea. In quella stagione, l’ultima sotto la guida di Carlo Ancelotti, l’attaccante ucraino mise a segno la miseria di 2 gol, in un totale anonimato.

Una situazione analoga l’ha vissuta Mario Balotelli, rientrato alla base ad agosto 2015 ed autore di 3 gol, 2 dei quali in Coppa Italia all’Alessandria. Nel successivo maggio 2016 il Milan non lo riscattò, con Super Mario che fece così rientro al Liverpool, prima di accasarsi al Nizza. Lo stesso dicasi per Kevin-Prince Boateng: attualmente alla Fiorentina, a gennaio 2016 il Milan lo ingaggiò nuovamente (dopo il precedente triennio 2010-2013), ma in quei sei mesi, salvo il gol alla Fiorentina, non si vide quasi mai. E a fine stagione si ritrovò svincolato.

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