[df-subtitle]Nonostante la sconfitta di ieri, l’Udinese riparte con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per mettersi alle spalle stagioni complicate. Grande merito va a Velazquez,  giovane tecnico che sta sorprendendo tutti alla sua prima esperienza su una panchina italiana.[/df-subtitle]

A metà del primo tempo di Udinese – Lazio, dopo una palla (l’ennesima) recuperata sulla trequarti da un giocatore bianconero, il pubblico si esalta, e comincia a intonare il coro “Julio Velazquez”. Nel primo tempo l’Udinese sviluppa poche idee con la palla, ma è attenta, compatta – da vera squadra – nei movimenti senza palla. Il canovaccio del tecnico salamantino oramai è noto: attenzione, concentrazione, come ama dire lui “equilibrio, e mentalità”, una squadra che ci mette la gamba e soprattutto il cuore.
Nella ripresa l’Udinese al primo affondo, dopo 30″, rischia di sbloccarla, ma Strakosha chiude la porta in faccia a Fofana. La Lazio però è squadra importante e soprattutto ha una panchina lunga e di esperienza. Al 56′ entra Immobile e magari è solo un caso che una volta in campo il centravanti campano, gli ospiti infilano un 1-2 micidiale. L’Udinese sbanda per quei dieci minuti che bastano a portare la partita in salita, ma dimostra anche di stare diventando squadra. Dopo anni senza capo né coda, con imbarcate al primo gol subito (alzi la mano chi dopo il 2-0 non ha pensato “ecco, è finita ora ne prendiamo altri 3”), l’Udinese di Velazquez prende due gol e cosa fa? Reagisce. Ci mette il cuore, ci mette la grinta, segue il suo allenatore che in conferenza stampa difende i suoi ragazzi: “Sono orgoglioso della prova della mia squadra, è stata la miglior prestazione della stagione, non mi piace parlare bene quando vinciamo e parlare male quando perdiamo: oggi ho visto una squadra che lotta e dà tutto, trascinata dalla forza mentale, da una grande condizione e da un pubblico incredibile”. I cori per l’allenatore sono assolutamente giustificati, perché l’Udinese sembra aver trovato un condottiero, un uomo che ha dato alla squadra mentalità, carattere e che non illude con falsi proclami, ma lavora sugli equilibri della fase difensiva, perché sa benissimo che è da lì che si riparte in un campionato difficile come quello italiano. L’Udinese ha trovato un uomo che con stile ed eleganza si presenta davanti ai microfoni, che costruisce una squadra con intelligenza, dando idee di gioco con pochi fronzoli e semplicità, partendo dalle basi, ribaltando in pochi mesi quel corpo avulso che è stata l’Udinese degli ultimi anni, restituendo al tifo friulano una squadra che è tutta cuore, gamba e grinta.
Ora piedi per terra. Domenica c’è l’ennesimo esame da superare con pazienza; a Bologna c’è da misurare la crescita di una squadra giovane e con poca esperienza e che si ritrova alla terza partita in 7 giorni (e gli allenatori sanno bene quanto è particolare la terza partita di questi “mini cicli”) e con il rischio che la testa possa essere già alla sfida di sabato prossimo contro la Juventus. Prima c’è Bologna: altro tassello da aggiungere, magari con 3 punti da conquistare, mantenendo la grinta e il carattere di ieri sera, anche senza la spinta di un pubblico – fantastico – e  facendo leva su quel carattere che Velazquez sta temprando sia nella vittoria che nella sconfitta.

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