GALLO SUL TREVISO – Uno dei pilastri e giocatori simbolo del Treviso nel fantastico quadriennio 2002-2006 è stato Fabio Gallo, ex mediano e fino a poco più di un mese fa allenatore del Potenza.

Con la casacca biancoceleste era passato in soli tre anni dalla Serie C1 allo storico campionato in Serie A. In biancoceleste vanta ben 108 presenze e 17 reti.

Intervistato in esclusiva da “Europa Calcio“, Gallo ripercorre quel percorso nella Marca.

GALLO SUL TREVISO

GALLO SUL TREVISO – Così esordisce Gallo: “Sapevo dei grossi problemi antecedenti la nascita del Consorzio presieduto da Sandri. Mi piangeva il cuore nel vedere la squadra e il Tenni ridotti in quello stato. Il mio periodo a Treviso è coinciso con quattro anni vincenti. Arrivai che avevo 31 anni, proprio da lì iniziò la mia seconda carriera“.

Riavvolgendo il nastro, come nacque l’opportunità di approdare al Treviso?

Da una intuizione dei dirigenti Osti e Gardini. Avevo appena vinto la B con il Como, mi presi del tempo prima di accettare l’offerta del Treviso. Ma poi mi buttai subito a capofitto in quel progetto vincente. La città poi la ritengo una delle più belle d’Italia e con una qualità di vita eccezionale. Per Treviso e il Treviso sono intoccabili“.

Due anni dopo lo storico campionato in Serie A. 

Sì, scrivemmo una pagina indelebile della storia del club. Proprio quell’anno però iniziò il declino. La società si dimenticò troppo in fretta dei cardini di quella fantastica avventura, cioè l’aspetto familiare dell’ambiente e l’attaccamento a quella realtà“.

Si spieghi meglio. 

Venne data poca importanza alla squadra che aveva portato in A il Treviso, e poco a poco iniziò a sfasarsi tutto. Il gruppo storico fu smantellato troppo presto. E infatti anche le annate successive furono deludenti“.

A parte questa negativa parentesi, qual è stato il momento più bello con la maglia biancoceleste? 

Penso al primo anno in C. In una intervista dissi che al Tenni c’erano solo 800 persone e che mi sarebbe piaciuto tantissimo vedere lo stadio pieno. Dopo metà stagione l’impianto era super gremito. Fu una grandissima soddisfazione“.

Lei adesso allena. Se un giorno la chiamasse il Treviso? 

Sarebbe un sogno tornare a Treviso da allenatore, però tra i professionisti. Quella piazza è sempre nel mio cuore, gli ultimi sei mesi difficili non cancelleranno mai gli altri tre anni fantastici“.

 

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