In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, Adriano Galliani ha raccontato le sue giornate ai tempi del coronavirus e ha detto la sua anche sulla ripresa e il futuro del campionato italiano. Questo un estratto tratto dal quotidiano milanese:

Sulle sue giornate: «Guardate, sono fatalista. Appartengo a una generazione che non ha conosciuto guerre, per cui sto affrontando con spirito positivo questa quarantena. Ho 75 anni, l’età presa di mira dal virus, quindi non esco di casa dall’8 marzo. Non vivo con paura: mi sono abituato a un nuovo modo di lavorare. Anche al lunedì, invece del tradizionale pranzo di Arcore, ci si collega su Zoom con il presidente Berlusconi e in videoconferenza teniamo le consuete riunioni del gruppo. Ligio alle regole, da casa mi godo Brera, un quartiere di Milano che adoro, ho imparato a farmi recapitare a casa qualche pasto, chissà mai che in futuro, quando si sarà più liberi, conserverò questa abitudine, perché il ristorante è bello se si può stare in compagnia, se si può comunicare»

Galliani Coronavirus Serie A

Sulla ripartenza: «L’origine di tutti i mali è l’imposizione della Uefa di far terminare tutti i campionati entro il 2 agosto. Per dare spazio nelle settimane seguenti alle finestre europee e ricominciare poi a settembre con i nuovi gironi delle coppe. La questione non è cosa pensano Spadafora, Gravina o Malagò, poi in questa polemica non voglio entrare. Il punto è che sono sbagliati i tempi, lo ribadisco. Sarebbe stato meglio assecondare le osservazioni della Fifa. E consentire ai singoli campionati di poter concludere i tornei con le squadre sì al lavoro, ma da agosto e in campo da settembre. Adesso il virus c’è, è in giro, lo sappiamo. Diverso invece un periodo in cui, si spera, la curva del contagio si sarà abbassata. E poi la nuova stagione si sarebbe disputata nell’anno solare 2021, magari spostando gli Europei a novembre-dicembre per allinearsi ai Mondiali che si giocano negli stessi mesi dell’anno successivo».
Sul Monza: «Un giochetto da ragazzi la cavalcata del Monza? Non direi. Il presidente Berlusconi mi ha affidato la mission di portare il club in due anni in A e speravo in questo periodo di allestire una grande rosa per ottenere la promozione nella massima serie. Pensavo di essere quasi in B, vediamo».
Il giocatore in Serie A che lo ha impressionato di più quest’anno: «Ilicic».
Sul Milan: «Conoscete la regola, non ne parlo».

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