Francesco Totti, la bandiera che non vuole ammainarsi

Francesco Totti, la bandiera che non vuole ammainarsi

Sta per essere ammainata anche l’ultima bandiera del calcio italiano? E’ quella di Francesco Totti. Quarant’anni il prossimo settembre, 24 anni da professionista in cui ha vestito solo la maglia della Roma, il capitano giallorosso ha voluto esternare tutta la sua frustrazione qualche giorno fa in merito alla ”presunta” poca considerazione che gli avrebbe riservato il tecnico, Luciano Spalletti, dal suo arrivo nella capitale in sostituzione di Rudi Garcia. E pensare che mentre Totti si sfogava ai microfoni del Tg1 (‘’sto bene, mi sento ancora un giocatore e voglio giocare ancora. Il contratto mi scade a giugno, poi valuterò. Dalla società mi aspetto correttezza. Spalletti? Con lui siamo al buongiorno e buonasera…’’), lo stesso Spalletti su un’altra emittente informava sulla possibile titolarità dello stesso nel match contro il Palermo, posticipo della 26esima di Serie A. Per preservare gli equilibri dello spogliatoio e la gestione del gruppo in vista di una partita importante per la lotta al terzo posto, il tecnico giallorosso ha ritenuto opportuno escludere Totti dai convocati dopo la sua uscita, poco delicata, davanti alle telecamere. Un atto dovuto. Giocatore non fuori rosa, ma escluso per scelta ‘’tecnica’’. Totti segue il match dalla tribuna, naturalmente osannato e ovazionato dal pubblico romanista. La società, ovviamente, accetta la decisione del mister di Certaldo, proprio in quanto giudicata scelta ‘’tecnica’’. All’indomani, clima tranquillo e sereno a Trigoria, Totti si allena regolarmente, poi si chiarisce con il tecnico in un colloquio privato, ed il caso sembra essere rientrato.

’Quando Francesco parla di mancanza di rispetto non ho idea a cosa si riferisca. Io lo rispetto e mi incontrerò con lui’’, così il patron, James Pallotta, sinceramente sorpreso dalle parole del suo giocatore. Difficile che la società gli rinnovi il contratto da calciatore, più probabile un futuro da dirigente per Totti.

I tifosi giallorossi si scatenano sui social, lanciando l’hastag #iostocontotti, e con uno striscione a supporto del capitano all’esterno del Centro Sportivo di Trigoria: il pensiero comune è che non si può trattare così un patrimonio del club, la sua immagine, la sua storia. Totti ha chiesto semplicemente maggior rispetto nei suoi confronti, dopo aver speso una vita a cercare di fare le fortune del club.

In tanti sostengono la colpevolezza di Luciano Spalletti, che avrebbe aspettato questa occasione per consumare la sua vendetta nei confronti di Totti, per i fatti risalenti alle sue dimissioni da allenatore della Roma nel 2009: all’epoca Totti dichiarò: ‘’Non riusciva più a farsi capire. Ormai qualche problema con il gruppo c’era e le sue dimissioni erano inevitabili. E visti i risultati ottenuti con Ranieri, direi che ne è valsa la pena’’. Spalletti gli rispose provocatoriamente, quando Totti gli fece gli auguri per la vittoria nel campionato russo con lo Zenit: ‘’Lo ringrazio, ma poteva dire qualcosa di meno quando sono andato via…’’, le parole al veleno del tecnico. Ma l’ex presidente del club giallorosso, Rosella Sensi, spiega: ”Non è vero, Totti non c’entra con le dimissioni di Spalletti. Fu l’allenatore a volersene andare…”.

Il tecnico toscano da quando è tornato sulla panchina giallorossa, ha sempre cercato di motivare ai media le esclusioni dalle formazioni titolari di Totti, ma i quattro minuti riservati al capitano nel match di Champions contro il Real Madrid (a partita e qualificazione ormai decise), hanno fatto sbottare definitivamente il capitano, che ha voluto così esternare la sua amarezza e delusione in prima serata al Tg1. Per l’allenatore il problema non sussiste: ”Glielo detto – ribadisce Spalletti – cosa vuoi fare? Come Giggs, ti metti accanto a me in panchina. Un posto da dirigente? Qualsiasi cosa, lui lo sa….”, come a dire però giocare novanta minuti, con una certa continuità, anche tu devi capire che è sempre più difficile esclusivamente a causa della carta d’identità.

Totti ha fatto la storia della Roma, lui è la Roma, ma proprio l’amore che prova per questo club gli avrebbe dovuto consigliare un atteggiamento più morbido e comprensivo, in un ambiente nel quale l’ha fatta sempre da padrone, influenzando inevitabilmente nelle loro scelte i tanti allenatori che negli anni si sono succeduti su quella panchina. La speranza e l’augurio è che tutto venga fatto rientrare, con la società, e Pallotta in primis, a fare chiarezza il prima possibile con l’uomo ed il giocatore più rappresentativo della società, nell’interesse della squadra, che si sta giocando molto in questo finale di campionato, un terzo posto per tornare anche l’anno prossimo nell’Europa dei grandi.

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