Focus Milan, passi in avanti dopo la sperimentazione: salto di qualità sul mercato e Coppa Italia per tornare in Europa

Focus Milan, passi in avanti dopo la sperimentazione: salto di qualità sul mercato e Coppa Italia per tornare in Europa

Tra poco più di una settimana saluterà il 2015, portando con sé gioie e dolori, ma presagendo un futuro di successi. Almeno è questo che spera il Milan, che si metterà dietro le spalle la peggiore annata della propria prestigiosa storia. Una delusione da cancellare, ma anche un fallimento, dal quale trarre insegnamenti per ritornare ai fasti di un tempo.

I rossoneri avevano concluso lo scorso campionato con un decimo posto, che hanno provato ad oscurare in estate con un mercato da 85 milioni di euro. Tanti i soldi investiti dal presidente Silvio Berlusconi per acquistare Alessio Romagnoli, Andrea Bertolacci e Carlos Bacca, lo scheletro del nuovo progetto targato Sinisa Mihajlovic. Oltre, ovviamente, ai vari Juraj Kucka, Josè Mauri, Mario Balotelli e Luiz Adriano.

Il bilancio al giro di boa è un sesto posto con 28 punti, collezionati grazie a 8 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte. Non proprio del tutto deludente, ma assolutamente insoddisfacente, non tanto per i numeri, che potrebbero starci in un processo di ricostruzione e rivoluzione della squadra, ma per tutto il resto.

Infatti, il tecnico serbo ha impiegato troppo tempo alla ricerca del modulo giusto, sperimentando prima il 4-3-1-2, nonostante la palese assenza di un vero trequartista, poi passando al 4-3-3, di fatto rivoltandosi contro alcune cessioni eccellenti – quella di Stephen El Shaarawy al Monaco, mai davvero digerita dai tifosi -, per concludere con il 4-4-2, probabilmente il più adatto per i giocatori in rosa.

Finora, però, Mihajlovic non ha rispettato le promesse fatte durante la conferenza stampa di presentazione dello scorso luglio. La squadra non ha ancora un’identità precisa, né tantomeno una vera idea di gioco, vive più sulle giocate personali dei giocatori di maggior qualità. Per quanto riguarda personalità e carattere, le caratteristiche tanto decantate dal serbo più volte nei pre e post partite, le cinque sconfitte nelle sei partite in cui la squadra è passato in svantaggio sono abbastanza eloquenti.

Ci vuole ancora del tempo, ma il Milan non ne ha troppo per assecondare le necessità del proprio tecnico. D’altronde, alcuni atteggiamenti del serbo nella gestione dei rapporti con alcuni calciatori ha infastidito, e non poco, dirigenza, società e presidente. Forse è ancora troppo presto per parlare di una separazione prematura, ma alla fine della stagione non è da escludere che possa esserci una decisione anticipata sul matrimonio tra Mihajlovic e rossoneri.

Molto dipenderà dal piazzamento della squadra, perché l’obiettivo è tornare in Europa. Inutile credere ancora nel terzo posto, visto che la concorrenza sembra messa meglio per la Champions League. Ma l’Europa League è un obbligo da non fallire per una squadra che può e deve fare sicuramente meglio. E ripartire dalla prossima stagione con l’ex Coppa Uefa permetterebbe una crescita costante, ma senza rischiare di fare il passo più lungo della gamba.

In tal senso, la Coppa Italia potrebbe risultare assolutamente decisiva. Infatti, i rossoneri hanno un tabellone sicuramente agevole dai quarti di finale, in cui dovranno sfidare il Carpi e, in caso di vittoria, incontrare la vincente di Spezia-Alessandria, rispettivamente squadre di Serie B e Lega Pro, due cenerentole pronte a sognare in grande, ma sulla carta possibili partite senza storia. Il cammino è in discesa, ma non bisogna sottovalutare gli avversari e una finale con una delle squadre piazzate nelle prime tre posizioni in campionato permetterebbe l’accesso alla seconda coppa europea, senza doversi curare del piazzamento in campionato.

Non sarà facile, ma non arrivare in finale risulterebbe un suicidio per una squadra abituata alle pressioni come il Milan, che dovrebbe crogiolarsi nella possibilità di tornare a festeggiare la vittoria di un trofeo che manca ormai dal lontano 2003. Ricostruire il futuro con una coppa in bacheca sarebbe un viatico, un vero e proprio dono, per una società che deve riproporsi nell’élite del calcio mondiale, in attesa di conoscere il futuro della trattativa per la cessione del 48% delle quote azionarie a Mr. Bee, al secolo Bee Taechaubol, – giorno dopo giorno sempre più difficile da prevedere -, nonché cancellare il clamoroso autogol relativo al dietrofront sullo stadio di proprietà a Portello.

Il Milan non deve lasciare nulla al caso, perché puntare solo sulla coppa nazionale potrebbe risultare controproducente. Ad oggi, il club meneghino vale questa classifica, ma con qualche intervento sul mercato può fare il definitivo salto di qualità e provare a rilanciarsi anche per le primissime posizioni, dimostrando di poter credere e lottare fino alla fine per un’utopia, che potrebbe diventare un ‘semplice’ sogno.

Il mercato dei rossoneri dipenderà soprattutto dalle cessioni, perché il diktat dell’ad Adriano Galliani è abbastanza chiaro: “se non esce nessuno, non entra nessuno”. I primi due movimenti non cambieranno il panorama della squadra, visto che Kevin Prince Boateng, acquistato a costo zero dopo la rescissione del contratto dallo Schalke 04, ha firmato un semestrale ed è destinato a fare panchina, così come è successo a Suso, ceduto in prestito al Genoa, tappando i buchi con la sua duttilità, che potrebbero crearsi per infortuni e squalifiche.

Sono tantissimi gli esuberi, o comunque giocatori il cui futuro è in bilico. A cominicare dalla porta, – dove Diego Lopez è alla ricerca di una nuova sistemazione, dopo il grande errore di Mihajlovic nella sua gestione -, passando per la difesa, – con Rodrigo Ely alla ricerca della continuità e uno tra Cristian Zapata e Philippe Mexes possibili sacrificati -, e per il centrocampo, – Josè Mauri andrà via in prestito, il Napoli sta trattando Andrea Poli, si cercherà di piazzare Antonio Nocerino, con cui si sta parlando di rescissione del contratto, e bisogna risolvere la grana Nigel De Jong -, finendo con l’attacco – ma Keisuke Honda dovrebbe rimanere -.

Sono troppi 28 giocatori in rosa per una squadra che non disputa le competizioni internazionali e ha la possibilità di riposare una settimana intera, tra un impegno e l’altro. Ma è pur vero che, per fare il definitivo salto di qualità, il Milan necessita di un difensore centrale di grande livello, magari giovane e talentuoso, un big in mediana, che fatica a cambiare il ritmo di gioco nelle partite con le ‘provinciali’ e non all’altezza nelle sfide con le ‘grandi’, e un esterno destro offensivo, visto che il giapponese e Alessio Cerci, il cui prestito dall’Atletico Madrid scadrà il 30 giugno 2016, sono destinati a dire addio al termine della stagione.

Tra considerazioni e uno sguardo al portofoglio, i rossoneri potranno ripartire da alcune certezze: la freddezza di Gigio Donnarumma, l’abbondanza nei terzini, il talento decisivo di Giacomo Bonaventura e la completezza di Mbaye Niang, oltre alla crescita costante di Romagnoli, sempre più guida della difesa, e il fiuto del gol di Bacca, miglior bomber del campionato per media gol-tiri nello specchio della porta.

Work in progress… Il mercato e l’Europa chiamano: il Milan risponde?

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