Il protagonista di Undici, nel numero che uscirà domani, è Federico Chiesa. L’attaccante della Fiorentina è considerato uno dei giovani italiani più promettenti della Serie A. All’interno della rosa, Chiesa è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante, diventando protagonista diretto e indiretto della squadra viola.
Tra allenamenti, idoli e la Nazionale azzurra, di seguito un’anticipazione dell’intervista che sarà presente domani in edicola:

Così giovane e già protagonista della Serie A.
“Arrivare al top non è stato semplice. Per due o tre anni ho fatto fatica a trovare spazio, perché il mio fisico non era pronto come quello degli altri. Quando hai 14, 15 anni, ti viene da dentro una delusione passionale. Ho pensato tante volte di mollare. Ma i miei genitori, la mia famiglia, ci hanno sempre creduto. Io ci ho sempre creduto. Quando non giocavo, mi dicevo: non ho giocato questa, giocherò la prossima. Era un modo per andare avanti, per avere un pensiero positivo. Visto che non giocavo, le partite per me erano gli allenamenti settimanali. Lavorare duramente mi ha ripagato, è la spinta che mi ha portato ad arrivare fin qui, in Serie A, e che ora mi sprona a migliorare ogni domenica. Come Cristiano Ronaldo: non ha il talento di Messi, però ha vinto il suo stesso numero di Palloni d’Oro. Un professionista esemplare come lui insegna che per arrivare e restare al top bisogna stare attenti a ogni piccolo particolare”.

Un osservato speciale per mister Mancini.
“C’è tanto entusiasmo, con un nuovo ciclo e un nuovo allenatore. Siamo sulla buona strada e lo abbiamo dimostrato con i recenti risultati, giocare in azzurro è bellissimo. Per me il solo fatto di esserci, di allenarmi in mezzo a tanti giocatori forti, vale tantissimo. In Italia da qualche anno i club hanno deciso di puntare sulla crescita dei giovani, anche se non possiamo ancora essere al livello della Francia: noi veniamo dalla delusione della mancata qualificazione al Mondiale, mentre i giovani francesi sono entrati in gruppo forte e consolidato. Mbappè mi piace tantissimo, mi auguro un giorno di fare quello che ha fatto lui, anche se ne ho tanta di strada da fare: lui è di un altro pianeta. Ci sono giocatori che impiegano una carriera per raggiungere i suoi traguardi, lui a vent’anni ha già vinto un Mondiale”.

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