Facundo Quiroga: “Non volevo lasciare Napoli. Koulibaly fuori dal comune. Martinez Quarta? La Fiorentina ha fatto un ottimo investimento. Gallardo pronto per allenare in Europa” – ESCLUSIVA EC

Facundo Quiroga: “Non volevo lasciare Napoli. Koulibaly fuori dal comune. Martinez Quarta? La Fiorentina ha fatto un ottimo investimento. Gallardo pronto per allenare in Europa” – ESCLUSIVA EC

Nato a San Luis, capitale dell’omonima provincia, circondata dalla catena montuosa delle Sierras Grandes e le rive del fiume Chorrillos, Facundo Quiroga muove i primi passi nel mondo del calcio con il Newell’s Old Boys. Gli bastò una sola stagione per fare il fatidico salto in Europa: prima lo Sporting Lisbona, poi la maglia del Napoli. E il connubio Argentina-Napoli è di maradoniana memoria.

“Ricordo il calore della gente quando andavo in un ristorante o ero in giro per una passeggiata. I tifosi mi hanno trattato come un figlio della città. Ho sentito tanto affetto, ero molto felice, per questo sono rimasto un tifoso del Napoli”, ha affermato Facundo Quiroga in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

Nel 2000-01 furono 28 le presenze dell’Iceberg azzurro, che riuscì a conquistare la maglia di titolare con Mondonico in panchina, il quale lo trasformò nel vecchio “libero” al centro della propria difesa. Nonostante la retrocessione a fine anno, Facundo Quiroga non voleva lasciare Napoli: “Parlai anche con il mio agente, il mio desiderio era quello di vestire ancora la maglia azzurra; però la situazione economica del club partenopeo era disastrosa e tornai allo Sporting Lisbona”.

L’esperienza napoletana gli diede la spinta giusta per affermarsi nel calcio che conta: il ritorno da protagonista allo Sporting, la maglia dell’Argentina – che ha vestito per 16 volte – l’esperienza in Germania col Wolfsburg e infine il ritorno in patria al River Plate; Huracan e All Boys sono state le ultime squadre della sua carriera.

In esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it, Facundo Quiroga ha ripercorso quei momenti all’ombra del Vesuvio, con un occhio al presente, ma non solo.

Facundo, ti piace la coppia Manolas Koulibaly?

“Sì, mi piace. Koulibaly è un calciatore diverso dai comuni difensori centrali, gioca sempre il pallone; in Argentina lo definiamo un “centrale lirico”. Gioca bene, è fortissimo in fase di marcatura. Manolas è un po’ diverso, sicuramente non è bravo come Koulibaly ad uscire palla al piede ma ha tanta esperienza. Complessivamente è una coppia centrale molto buona”.

Che ne pensi della gestione Gattuso?

“Seguo spesso il Napoli. Gattuso è un tecnico diverso da quelli che hanno allenato il club partenopeo. Penso che il Napoli aveva bisogno di un allenatore duro per cambiare qualcosa; c’è uno stile diverso, dobbiamo aspettare per vedere realmente ciò che Gattuso riesce a trasmettere a questi ragazzi”.

Torniamo un attimo indietro col tempo. Che ricordi hai di quella stagione trascorsa in maglia azzurra?

“Sicuramente il mio desiderio era quello di rimanere a Napoli un po’ più di tempo. Ricordo il calore della gente quando andavo in un ristorante o ero in giro per una passeggiata. I tifosi mi hanno trattato come un figlio della città. Ho sentito tanto affetto, ero molto felice, per questo sono rimasto un tifoso del Napoli. A livello calcistico, purtroppo, quell’annata non fu tanto positiva perché retrocedemmo in Serie B; credo che non meritavamo la retrocessione ma il calcio è così. Abbiamo vinto poche partite, eravamo tutti dispiaciuti a fine stagione”.

facundo quiroga

Facundo Quiroga in azione con la maglia del Napoli.

Quale partita ti è rimasta impressa nella mente?

“Ricordo la prima partita di campionato contro la Juventus che era una squadra fortissima; c’erano Zidane, Del Piero, per me era un sogno affrontare tanti campioni. Purtroppo non c’ero, giocai il match di ritorno a Torino. Non dimenticherò mai la vittoria in casa contro l’Inter per 1-0 con il gol di Matuzalem”.

Tu e Vidigal eravate arrivati a Napoli in prestito dallo Sporting Lisbona…

“Sì, e anche Saber, il terzino destro marocchino. Io volevo restare a Napoli, ma il mio contratto prevedeva il diritto di riscatto a favore del club partenopeo oppure il rinnovo del prestito per un altro anno; la situazione economica del club partenopeo, però, era disastrosa, quella squadra era formata da tutti calciatori in prestito. Parlai anche con il mio agente, il mio desiderio era quello di vestire ancora la maglia azzurra, però non andò bene e tornai allo Sporting Lisbona”.

Che tipo era Edmundo?

“Ho trascorso poco tempo con lui; era un bravo ragazzo, giocava bene quando voleva (ride, ndr). Edmundo faceva parte di quella categoria di calciatori che sapevano quello che dovevano fare in base alle proprie qualità. Quando era arrabbiato non dava il meglio di sé, è normale. Però era un grande calciatore, per me è stato un orgoglio giocare con lui”.

La Fiorentina ha fatto bene ad investire su Lucas Martinez Quarta?

“E’ un difensore che mi piace tantissimo; qui in Argentina ci sono calciatori giovani che giocano come dei trentenni. Per la Fiorentina si tratta sicuramente di un ottimo investimento, Martinez Quarta fa parte della Seleccion. L’Argentina è in pieno ricambio generazionale, lui è nuovo: ha già giocato tre partite di qualificazione al Mondiale ed ha fatto bene. Può migliorare ancora, credo che il calcio italiano sia l’ideale per lui, perché è difficile tatticamente; secondo me può fare una buona stagione in maglia viola e penso che può rimanere in Serie A per molto tempo”.

C’è qualche talento argentino che per te è già pronto per l’Europa?

“Quando io ero giovane, i migliori calciatori argentini non andavano via subito per approdare in Europa, restavano qualche anno in più in patria; invece oggi succede il contrario. Ci sono tantissimi talenti in Argentina, abbiamo soprattutto in attacco tanti giocatori che andranno via il prossimo anno per approdare nel Vecchio Continente. De La Vega e Sarmiento sono due giovani da tener d’occhio. Montiel del River Plate? Prima era un difensore centrale, poi Marcelo Gallardo lo ha spostato sulla destra, ha fatto benissimo ed è rimasto lì; è entrato nel giro della Nazionale”.

Credi che Gallardo sia un allenatore da big europea?

“Qui in Argentina è ritenuto un grandissimo allenatore. Gallardo ha fatto tantissime cose buone alla guida del River Plate: ha vinto il Campionato Nazionale, la Copa Libertadores, la Copa Argentina e lavora tantissimo con i giovani, per dargli un futuro. E non facile. Lui ha fatto un progetto di 4 anni con le giovanili e successivamente in Prima Squadra ha portato molti giocatori come El Chino Quarta, Palacios, Montiel e tanti altri; è un allenatore molto intelligente. Penso che possa allenare tranquillamente qualsiasi club europeo. Gallardo è rimasto al River Plate perché vuole vincere ancora la Libertadores, però il prossimo anno credo che andrà via”.

Eri compagno di squadra di Dzeko al Wolfsburg…

“Mi sorprese tanto. Era un calciatore giovane però fortissimo sia tatticamente che con i piedi. Adesso credo che la forma attuale sia un po’ diversa da quella dei tempi del Wolfsburg: l’esperienza fa giocare in un altro modo. Resta, però, un grande calciatore”.

Chi è il calciatore più forte con il quale hai giocato?

“Ho giocato con Riquelme, Aimar, D’Alessandro, c’è una lista di almeno dieci nomi!”.

Qual è il ricordo più bello con la maglia dell’Argentina?

“Sicuramente la prima volta che ho vestito quella maglia, per me è stato un sogno. Quando ero bambino la mia massima aspirazione era quella di poter giocare ad alti livelli e di vestire la camiseta della Seleccion e ci sono riuscito”.

 

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Cristiano Abbruzzese
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Giornalista pubblicista dal luglio 2012, è il direttore di EuropaCalcio.it.

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