EURO 2020 – C’è stato un momento in cui una delle ventiquattro squadre di Euro 2020 ha inspiegabilmente rubato la scena, assurgendo a protagonista quasi indiscussa della competizione. It’s coming home. Un inno di forza a se stessi, un mantra ripetuto con esasperazione, quasi a esorcizzare da subito un finale inevitabile già visto. Questa squadra è la squadra di Gareth Southgate, forse meno spavalda dei suoi tifosi, forse più forte di altre formazioni viste nel torneo ma protagonista di un gioco praticamente inesistente.

La squadra dei tre leoni, tenuta in piedi dalla fiammate improvvise di Sterling e Kane, senza i quali l’Inghilterra dell’It’s coming home sarebbe andata a casa molto prima della finale. Tra i due, Raheem Sterling è stato indubbiamente il giocatore decisivo fra quelli di Gareth. Ma in tutto l’Europeo spiccano anche altri nomi che meritano di essere ricordati, nel bene e nel male. Vediamo allora com’è andata tra i big player che hanno provato ad alzare la coppa.

Fra tutti c’è Gianluigi, nato a Castellammare di Stabia. Portiere. Gianluigi Donnarumma, classe 1999, è campione d’Europa a 22 anni e i suoi interventi, in gara e dal dischetto, sono stati prodigiosi. La sberla di De Bruyne disinnescata contro il Belgio, ad esempio, vale un terzo dell’Europeo. Ma anche le respinte su Lukaku. E poi ci sono i rigori.

Gianluigi si è tolto lo sfizio e la soddisfazione di stoppare, peraltro dallo stesso lato, due tiri decisivi: quello di Morata che è valso la finale e quello di Saka che è valso la coppa. Concentrato, talentuoso, determinante. Dopo l’ultima parata che aveva il sapore di vittoria, Gianluigi, incredulo, non ha nemmeno guardato il cielo. Camminava fissando l’erba di Wembley con la modestia che lo distingue. Eroe, sotto il cielo di Londra.

A proposito di rigori sbagliati, quello di Mbappè contro la Svizzera è la cartina al tornasole di un fuoriclasse che è parso troppo appannato, quasi a disagio, nell’Europeo itinerante monopolizzato dall’Inghilterra di Wembley. Anche Kylian ha 22 anni, 18 milioni di stipendio nel 2021, ma a differenza delle prestazioni esaltanti al PSG ha praticamente deluso le attese di Euro 2020. Zero gol in cascina e qualche fiammata sparsa come quella contro la Svizzera che ha mandato in rete il compagno di reparto Benzema. Tutto qui, o quasi. Il rigore calciato male lo ha consacrato nel tempio del flop europeo. Kylian, ci vediamo a settembre, avrebbero detto a scuola. Ci vediamo in Ligue 1, ci vediamo in Champions e ai prossimi Mondiali in Qatar.

Per il sito di scommesse Codere era uno dei favoriti. E del resto, ha confermato le aspettative. Fresco di Scarpa d’oro e con cinque reti all’attivo in quattro partite, Cristiano Ronaldo, 36 anni, ha conquistato in condominio con Schick il titolo di miglior marcatore della competizione. Evergreen, immortale, instancabile. E’ l’atleta ad aver giocato più partite agli Europei (22), ad aver vinto dodici gare e ad aver realizzato undici marcature in totale. Chapeau per CR7, l’eterno ragazzino, campione di professionismo che continua ad entusiasmare con la solita voglia di spaccare il mondo.

Quella stessa voglia che animava le fiammate di Raheem Sterling, giamaicano naturalizzato inglese, così come altri nella nazionale dei tre leoni. Il passato coloniale affiora sempre. Raheem ha giocato un Europeo entusiasmante e altrettanto determinante. Protagonista indiscusso con il gol in overture contro la Croazia di Modric e con la rete decisiva contro la Repubblica Ceca che ha sancito il primo posto nel girone. Rapido, imprevedibile, estroso.

Raheem ha propiziato l’autorete di Simon Kjær contro la Danimarca e il rigorino decisivo che ha mandato in finale i tre leoni. In finale non si è visto, annichilito dalle colonne di Ercole, Bonucci e Chiellini, ma Sterling resta indubbiamente uno dei top player ad aver davvero brillato ad Euro 2020.

Nel limbo delle anime confuse c’è poi Romelu Lukaku, la freccia spuntata del Belgio che nonostante le solite progressioni devastanti avrebbe potuto e dovuto incidere di più sulle sorti del torneo e dei diavoli rossi. Big Romero, che Wikipedia chiama Romelu Menama Lukaku Bolingoli, ha segnato solo due reti per i suoi, peraltro nemmeno decisive.

Il rigorino contro l’Italia calciato centrale testimoniava un certo timore da parte del talento nerazzurro, fuoriclasse a Milano ma meno determinante in Europa. Big Romero, che Antonio Conte giudica uno dei migliori al mondo, testa d’ariete della squadra numero uno del ranking mondiale FIFA, non ha entusiasmato le folle e non ha infiammato gli animi. A 28 anni potrà giocarsi ancora un mondiale con De Bruyne & co.: consacrazione o discesa negli inferi.

In ultimo, come tutte le storie a lieto fine, oltre a quella azzurra, c’è anche la storia di un altro fuoriclasse uscito anzitempo dal rettangolo verde e dall’intera competizione. Succede tutto al decimo minuto di Danimarca Finlandia, quando Christian Eriksen si accascia improvvisamente sul prato dopo un appoggio di petto al compagno di squadra.

In pochi minuti il silenzio si impossessa del Parken Stadium. Il finale lo conosciamo tutti, ma ci piace ricordare Christian come il vero vincitore di Euro 2020; in attesa di capire se e come potrà tornare a giocare. Avremmo voluto vederlo in campo contro l’Inghilterra. Forse sarebbe stata un’altra partita. Forse, a Wembley, avrebbe potuto esserci lui contro gli azzurri.

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