ESCLUSIVA EC – Rossi: “Al DAC per andare in Europa. Accolto quasi con ostilità, poi…”

ESCLUSIVA EC – Rossi: “Al DAC per andare in Europa. Accolto quasi con ostilità, poi…”

L'allenatore italiano ai nostri microfoni

Rossi: “All’inizio ci sono stati alcuni piccoli problemi a livello personale, ora invece si è creato un bel rapporto. Lavoriamo sempre per ottenere il massimo. Sono in un club vecchio di 114 anni in cui è presente una fortissima identificazione con l’Ungheria, ragione per cui non è visto particolarmente bene in Slovacchia. A livello professionale devo quasi tutto all’Honvéd che mi ha dato la chance di allenare dopo dei periodi difficili”

Dopo il grande e storico trionfo ottenuto alla guida dell’Honvéd Budapest, con i rossoneri che undici mesi fa hanno vinto il campionato ungherese dopo ventiquattro anni, dallo scorso giugno la carriera da allenatore di Marco Rossi, ex difensore centrale ritiratosi nell’estate 2000, è ripartita dalla Slovacchia, precisamente dal DAC 1904, squadra di Dunajská Streda, città situata a sud-ovest del paese, molto vicina al confine con l’Ungheria.

Anche questa nuova esperienza in Fortuna Liga, la massima serie locale, procede molto bene. Il gialloblù hanno infatti concluso la regular season al terzo posto, mentre ora sono secondi in classifica nel girone dei play-off per lo scudetto con 51 lunghezze, nove in meno della capolista Trnava. E sabato è arrivato il successo per 3-1 contro lo Zilina.

Il tecnico italiano ha raccontato in esclusiva a “Europa Calcio” questa sua prima stagione al DAC.

Rossi, la squadra è seconda in classifica. Si aspettava a inizio campionato un risultato così importante?

L’obiettivo dichiarato e realistico per questa stagione era entrare nei primi sei dopo 22 giornate per poi poter disputare i playoff. Lavoriamo sempre per ottenere il massimo, ma a luglio era difficile immaginarlo. Finora stiamo facendo qualcosa di straordinario, ma mancano ancora cinque partite“.

Perché ha scelto proprio il DAC?

Per svariati motivi intanto consideravo chiuso il mio ciclo all’Honvéd, poi essendo in una regione appartenente all’ex Grande Ungheria, sapevo di essere in qualche maniera vicino all’Ungheria. Poi chiaramente mi intrigava molto il progetto“.

Ovvero?

Guarda, il DAC è un club vecchio di 114 anni in cui è presente una fortissima identificazione con l’Ungheria, ragione per cui non è visto particolarmente bene in Slovacchia. Storicamente ha ottenuto pochissimo, una coppa di Cecoslovacchia e un terzo posto, ma ora con il proprietario Oszkar Vilagy, in carica dal 2014, può crescere molto, grazie agli ingenti investimenti nell’Accademia e nel nuovo stadio“.

Mentre a livello personale come sta andando?

Inizialmente ci sono stati dei problemini. Credo che siamo stati accolti con troppa freddezza e quasi ostilità. Per varie ragioni, la tifoseria era molto legata all’allenatore precedente (Csaba László, ndr), poi abbiamo superato tutto e adesso c’è un bel rapporto. Successivamente mia moglie ha avuto problemi di salute e di conseguenza mi è mancata la giusta serenità per vivere la Slovacchia“.

C’è quindi un aneddoto o una curiosità che si sente di raccontare?

Dico che una delle ragioni per cui ho scelto questo club è l’inno che i tifosi cantano prima di ogni partita. Si chiama “Nélküled”, è un pezzo nazionalistico ungherese che non capisco, ma che mi emoziona tantissimo perché vedo il trasporto con cui la gente lo canta“.

Ha obiettivi a lungo termine con il DAC?

Per esperienza diretta, dico che nel calcio è impossibile porseli. Cerchiamo di ottenere sempre il massimo e perciò vogliamo centrare l’Europa. Poi vedremo“.

Com’è invece la vita a Dunajská Streda?

Io e i miei assistenti Cosimo Inguscio e Giovanni Costantino abbiamo deciso di abitare a Bratislava, ma onestamente la viviamo pochissimo. Dunajská Streda è una cittadina di circa 20.000 abitanti che purtroppo non conosciamo ancora bene“.

Trova delle affinità tra il DAC e l’Honvéd Budapest?

Ci sono analogie e differenze. La similitudine maggiore è che anche qui la squadra è molto giovane e l’entusiasmo è in rialzo. Nonostante la solidità economica della società, per ora il budget non è al livello dei primi tre o quattro club che solitamente si giocano la vittoria finale, ma sono sicuro che crescerà. Mentre la differenza più grande è che quando hai vissuto per quattro anni e mezzo a Budapest, poi è difficile abituarsi, anche se non impossibile“.

Quanto è stata importante l’esperienza nella capitale magiara?

Budapest è una città che mi piace tantissimo. L’Ungheria è per me una seconda casa. Purtroppo non capisco e non parlo l’ungherese, ma se ci tornerò, un giorno, lo studierò di sicuro. Professionalmente parlando devo quasi tutto all’Honvéd che mi ha dato la chance di allenare dopo dei periodi difficili. Mentre a livello personale e umano, penso che ovunque vada, non dimenticherò mai l’amore e la stima manifestatami subito dai tifosi rossoneri, non solo dopo la vittoria del campionato scorso“.

Fonte immagini: pagina Facebook “DAC 1904”

 

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