[df-subtitle]Marino: “I tanti talenti da me scovati? Merito mio ma anche dei miei collaboratori, che ho cambiato nel corso degli anni. Monchi? Non ci ha insegnato nulla, i suoi errori hanno superato le cose buone che ha fatto”[/df-subtitle]

Ospite della trasmissione “Terzo Tempo“, programma a cura dalla redazione di EuropaCalcio.it, Pierpaolo Marino, ex direttore sportivo di diverse squadre – tra cui Napoli, Roma e Atalanta -, ha parlato a 360^, da Hamsik e Lavezzi che portò a Napoli nell’estate 2007 fino a Milik, autore del gol che ha regalato il prezioso successo alla squadra di Ancelotti contro l’Atalanta. Senza dimenticare il club bergamasco della famiglia Percassi.

Sul Napoli:Il mercato di azzurro di gennaio? Negli ultimi 4-5 anni il Napoli non ha mai fatto grandi movimenti in inverno, ma non deve nemmeno fare molto, indipendentemente dall’uscita dalla Champions League“.

Sulla Juventus:E’ una società in continua evoluzione, sempre dinamica, anche se non necessita di rinforzi, potrebbe effettuare qualcosa. Stesso discorso per il Napoli“.

Sui sorteggi:Chiaro che la fortuna dipende sempre dall’urna del sorteggio, ma poi dev’esserci la conferma sul campo. Juventus e Lazio sono state sfortunate, le altre no“.

Su Hamsik e Lavezzi:Hamsik lo presi a 5,5 milioni, grande acquisto. Parliamo di un ragazzo stupendo, gli sono molto affezionato. Sono orgoglioso che abbia battuto il record di gol e di presenze di Maradona, altro giocatore peraltro sotto la mia gestione a Napoli. Lavezzi? Avrei fatto di tutto per trattenerlo in azzurro, è un calciatore fantastico, ma in questo calcio non è facile trattenere i giocatori. In ogni caso, non ha tradito nessuno. Ancora in contatto con loro? Sì, Lavezzi lo sento ogni tanto, mentre Hamsik l’ho visto qualche mese fa a Udine in occasione della partita di campionato, mi regala sempre la maglia. Lo definivo un diciannovenne di 30 anni: non aveva bisogno di crescere per maturare perché era già maturo. L’ho sempre definito un ragazzo ideale. Lavezzi invece era più fantasioso e ed estroso, ma anche lui brava persona“.

Sul proprio percorso da dirigente:La Roma? Feci anche il mercato nel secondo anno. Poi è successo che a settembre la squadra della mia città, Avellino, si trovava in grossa difficoltà economica. La squadra non si era iscritta al campionato di Serie B. Intervennero Calisto Tanzi e De Mita e così tornai ad Avellino. Ripartii dalla Serie C, ma sarei dovuto rimanere alla Roma. Decisi così un po’ per la politica e un po’ per l’affetto. C’era la stessa identica situazione del Napoli quando era ripartito dalla C“.

Sui diversi talenti da lui scovati:Merito mio ma anche dei collaboratori che mi sono affiancato, i quali non sono stati sempre gli stessi. Hamsik fu addirittura casuale, ero andato a Brescia per visionare un altro giocatore e poi avevo visto lui per soli sei minuti di partita“.

Su Tonali:Mi piace molto. E’ sicuramente un predestinato, farei di tutto per prenderlo. Hamsik era meno chiacchierato di lui, mentre Tonali è ormai sulla bocca di tutti. E’ un giocatore più appariscente di Hamsik. Magari verrà acquistato da una big, che a sua volta potrebbe lasciarlo un altro anno al Brescia con cui potrebbe forse disputare anche la Serie A“.

Su Monchi:La rosa da lui costruita potrebbe anche essere valida, ma se dobbiamo giudicare la maniera in cui ha fatto il mercato, non ci ha insegnato niente. I suoi errori hanno superato le cose buone, vedi Pastore, inadatto al gioco di Di Francesco e che ormai è diventato un grosso mattone sullo stomaco sulla Roma. O possiamo pensare anche a Schick, preso quasi allo stesso prezzo di Salah“.

Sull’Atalanta:La crescita del club è cominciata negli anni in cui c’ero io. La squadra era una neopromossa, e le neopromosse sono destinate all’80% alla retrocessione. Inoltre avevamo una penalizzazione di 6 punti, fattore non da poco, proprio come era successo al Siena nella stagione in cui andò in Serie B. Avevamo fatto il primo record di punti e da quel momento è iniziata la grande mentalità di adesso. Senza dimenticare che ci sono tuttora giocatori della mia gestione, come Papu Gomez e Masiello, e altri che ora sono stati venduti. Allo stesso modo, avevamo iniziato a lanciare ragazzi del vivaio, vedi Caldara, Gagliardini e Grassi. Ma in ogni caso attribuisco i principali meriti ai Percassi, e la vera differenza l’ha fatta Gasperini“.

Sui tanti giocatori stranieri in Italia:Gli extracomunitari sono già limitati e così potrebbe andare bene. Il problema semmai è dato dai comunitari. Bisognerebbe fare una regola che stabilisca un numero minimo di italiani in campo che sia compatibile con le norme europee“.

Su Milik:A me piace, due anni fa lo avevo giudicato molto positivamente. Poi ho avuto qualche perplessità, ma è un giocatore forte, di sfondamento, con buona tecnica. Sottovalutato rispetto a quello che è in grado di fare“.

 

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