ESCLUSIVA EC – Malusci: “Il Cosenza è tornato dove gli compete, Braglia fondamentale”

ESCLUSIVA EC – Malusci: “Il Cosenza è tornato dove gli compete, Braglia fondamentale”

Malusci: “Sabato non ho visto la partita ma sono stato contentissimo quando ho guardato il risultato. Tutta la città è stata partecipe di questo grande risultato. Ora spero che anche in Serie B la squadra faccia bene, e che regali magari qualche sorpresa. Ho ricordi bellissimi di Cosenza, dove mi sono sentito subito a casa”

Sabato sera il Cosenza ha festeggiato il grande ritorno della in Serie B dopo quindici anni di assenza. A decretare questa storica promozione è stata la finale play-off vinta per 3-1 contro il Siena allo stadio “Adriatico-Giovanni Cornacchia” di Pescara. Lungo è stato il cammino dei rossoblù allenati da Piero Braglia: dopo il quinto posto al termine del campionato, negli spareggi del Girone C hanno eliminato Sicula Leonzio e Casertana, mentre in quelli nazionali – che prevedevano andata e ritorno – hanno avuto la meglio su Trapani e Sambenedettese. Mentre tre sere fa è arrivato il trionfo.

Per l’occasione, “Europa Calcio” ha contattato in esclusiva Alberto Malusci, ex difensore che durante la sua lunga carriera calcistica – che lo ha visto vestire maglie di club prestigiosi come Fiorentina e Olympique Marsiglia – ha giocato anche nel Cosenza per due stagioni, precisamente nel biennio 1998-2000.

Malusci, sabato sera ha guardato la finale contro il Siena?

No, la partita non l’ho seguita, però ho visto il risultato e sono rimasto contento e felice perché il Cosenza è tornato nel posto che gli compete“.

Lei conosce bene l’ambiente rossoblù. Cosa significa conquistare una promozione a Cosenza?

Tutta la città, che è molto legata alla squadra è stata partecipe del traguardo conquistato. Parliamo di una piazza che merita la B e palcoscenici diversi dalla Lega Pro. Ora spero possano costruire un organico competitivo anche per la serie cadetta e, perché no, provare a essere una sorpresa, come sono stati in questi anni Crotone, Frosinone e Carpi. Mi auguro possano assaporare anche la bellezza della Serie A. Ma ora accontentiamoci di questo grande risultato, se poi ci saranno sorprese meglio ancora“.

Al timone della squadra c’è Braglia. Cosa va sottolineato del suo lavoro?

Va esaltata tutta l’annata perché è stata una cavalcata importante. La squadra è rimasta sempre tra le prime in classifica e ha lottato fino in fondo. Alla fine i risultati sono stati premiati“.

A inizio anno però in panchina c’era Fontana, che a fine settembre è stato esonerato per risultati negativi. Cosa non ha funzionato con lui?

Quando si fanno delle affermazioni o si deve giudicare qualcosa, bisogna conoscere pienamente il contesto di cui si sta parlando. Con Fontana ci ho giocato assieme e contro, ma non lo conosco come tecnico. Braglia invece lo conosco di più perché ho dei miei ex compagni di squadra che sono stati allenati da lui. Ha grande personalità e una grande conoscenza del calcio. Credo che la differenza l’abbia fatta la sua determinazione, che è molto importante in una piazza ci dove ci vuole carattere e pugno di ferro. Lui poi è anche un maestro di promozioni. Detto questo, non vorrei fare dei torti al mio amico Fontana che, ripeto, non lo conosco come tecnico ma che secondo me farà una grande carriera anche da allenatore, così come l’ha fatta da giocatore“.

Il Cosenza ha diversi giovani. Ce n’è uno che ha apprezzato in particolare?

Io sono per i giovani. Penso che se ci sono ragazzi che hanno avuto la possibilità di fare bene, il merito sia di tutti. E’ da loro che si deve ripartire, e questo discorso vale per tutto il calcio italiano. Ovviamente l’ossatura doverà comprendere anche gente di esperienza, che ha calcato campi importanti, per far aiutare i giovani a crescere“.

Lei personalmente che ricordi conserva di questa piazza? 

Ho ricordi bellissimi, in rossoblù ho fatto due campionati. Il primo era andato così così, mentre il secondo molto bene. Mi ero integrato bene con la gente e con i miei compagni di squadra. Cosenza è una grande città che ti offre tanto, mi ero sentito subito a casa. Non ho mai dimenticato il “San Vito”, Marulla e i tifosi, che sono sempre stati il dodicesimo uomo in campo. Sembrano frasi fatte ma in certe piazze sono fattori decisivi. Io sentivo sempre il calore del pubblico. Devo dire grazie al Cosenza che mi ha permesso di andare a giocare in Serie A: in quel mio secondo anno feci 30 presenze e 4 gol. La stagione successiva mi prese il Lecce che era in A. Ho avuto la possibilità di rilanciarmi“.

Mi ha menzionato i tifosi cosentini. Se la sente di dirgli qualcosa?

Loro hanno sempre fatto il massimo. Posso dirgli di continuare a fare come in questi anni. E gli faccio i complimenti, come li faccio anche alla società, alla squadra e all’allenatore“.

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