[df-subtitle]Valletta, Fontanella: “Ho deciso che voglio vincere”. Fontanella: “Valletta è una squadra che punta sempre a vincere. Non sono mai stato un “calciatore portato”, forse per questo in Italia non hanno mai voluto vedere il mio reale valore”[/df-subtitle]

FONTANELLA VALLETTA – Una vita da bomber. Dopo aver realizzato un numero impressionante di reti nelle serie minori in Italia, Mario Fontanella ha deciso di dare una svolta alla sua carriera ed è approdato a Malta. Dopo tre anni al Floriana, l’attaccante napoletano classe ’89 da questa stagione veste la maglia del Valletta, società che ha vinto il titolo nazionale per ben 24 volte nella sua storia.

FONTANELLA VALLETTA – Purtroppo la stagione non è iniziata nel migliore dei modi: il Valletta è stato eliminato al secondo turno preliminare di Champions League nel doppio confronto il Kukesi (0-0 all’andata in Albania, 1-1 a Malta) ma potrà continuare il suo cammino europeo in Europa League.

EuropaCalcio.it ha raggiunto Mario Fontanella in esclusiva: il numero 89 ha trattato diversi temi, passando dagli esordi calcistici col Napoli fino ad arrivare ai giorni nostri.

[df-subtitle]Mario, sei passato dal Floriana al Valletta, la squadra detentrice del massimo campionato maltese. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?[/df-subtitle]
“Ti dico la verità, non ci ho pensato su due volte. Avevo molte offerte sia dall’estero che dall’Italia, però il Valletta mi ha voluto sin da subito, da prima che finisse il campionato. Mi hanno cercato e voluto fortemente. Ho esordito in Champions contro gli albanesi del Kukesi, ma purtroppo siamo usciti anzitempo. Sia all’andata che al ritorno abbiamo dominato nettamente, ci ha puniti un goal preso all’85’ in casa. Il calcio è anche questo, ti dà e ti toglie, ma quando c’è il bel gioco a lungo andare arrivano anche i risultati e le vittorie. Adesso ci aspetta l’Europa League e sicuramente ce la giocheremo fino all’ultimo. Puntiamo a qualificarci alla fase a gironi. Penso che nessuna squadra maltese ci sia mai riuscita, speriamo di farcela”.

[df-subtitle]Perchè il Valletta?[/df-subtitle]
“Ad un certo punto della mia carriera ho deciso che voglio vincere e il Valletta è una squadra che punta sempre a vincere”.

[df-subtitle]Dal punto di vista emotivo, come hai vissuto questo trasferimento?[/df-subtitle]
“Sicuramente non è stato facile. Al Floriana sono stato benissimo, sia i tifosi che i compagni di squadra mi hanno sempre trattato bene. Ho sempre dato tutto, fino al termine del contratto. Il Valletta è stato la mia prima scelta”.

[df-subtitle]Hai esordito in Champions nel preliminare contro il Kukesi. Purtroppo non siete riusciti a qualificarvi per il turno successivo. Nonostante l’eliminazione, quali sono state le tue emozioni? Non è da tutti giocare nella massima competizione europea…[/df-subtitle]
“E’ stata una bella soddisfazione. L’anno scorso giocai in Europa League per la prima volta contro la Stella Rossa e le sensazioni sono state molto simili. Però la Champions è sempre la Champions, giocarci è il sogno di ogni calciatore; specialmente per me che in Italia ho sempre giocato tra Serie D e Serie C è difficile poi ad un certo punto della tua carriera pensare di disputare partite del genere. Quindi posso ritenermi soddisfatto”.

[df-subtitle]Mario, facciamo un passo indietro. Sei cresciuto nelle giovanili del Napoli, ma per colpa di alcune dinamiche calcistiche non sei riuscito a lasciare il segno. Cosa non ha funzionato?[/df-subtitle]
“Penso che sono arrivato al Napoli negli anni sbagliati, quando la società era allo sfascio, quando si chiamava Napoli Soccer: non avevamo né i campi e né i palloni per allenarci. I primi anni sono stati duri anche per quanto riguarda l’organizzazione. Come ben sappiamo, tra le giovanili ci sono i cosiddetti “calciatori portati” e io non sono mai stato uno di quelli. Facevo tanti goal, però a volte quando fai delle cose ma gli altri non le vedono o cercano di non vederle, è difficile riuscire a farsi notare. Dopo l’anno in cui giocai con la Primavera e feci molto bene, andai in prestito in Serie C a Barletta, avevo un anno di contratto e una volta terminato lasciai la maglia azzurra. Non me ne sono pentito perché riesci a capire quando una società non vuole puntare su di te. Per me è stato un onore giocare per circa 5 anni nella squadra della mia città; avrei voluto fare sicuramente di più, però quando il club non crede nelle tue potenzialità è inutile mettere il dito nella piaga”.

[df-subtitle]Hai realizzato tantissime reti nelle serie minori e come hai detto poc’anzi non eri uno di quei “calciatori portati”. Come mai non ti hanno notato almeno in Serie B?[/df-subtitle]
“Prima di arrivare a Malta, nei campionati disputati tra Serie D e Serie C ho realizzato circa 90 reti. Nell’anno in cui mi sono laureato capocannoniere con la maglia del Budoni, ho disputato 30 partite ed ho messo a segno 27 gol; successivamente siamo riusciti a qualificarci per i playoff. Nel mercato successivo non ho ricevuto nessuna richiesta né da Serie B e né da Serie C; anzi, ho visto altri calciatori che facendo molto meno riuscivano a fare questo salto di qualità. A quel punto, ho deciso che dovevo dare una svolta alla mia carriera e successivamente è nata l’occasione di venire qui a Malta”.

[df-subtitle]Perché Malta?[/df-subtitle]
“Quando ero a Budoni, tramite un procuratore c’è stata la possibilità di andare in Bulgaria. Sicuramente è un campionato più importante rispetto a quello maltese, ma avendo mia figlia molto piccola dovetti rifiutare l’offerta. Sono sincero, in qualunque paese giochi, disputare la Serie A è sempre gratificante, ti affascina. Successivamente è giunto l’interesse del presidente Gaucci che puntava sui giovani ed è stato anche questo che mi ha spinto ad accettare Malta. Il mio pensiero era quello di disputare un campionato ad alti livelli e poi tornare in Italia, in B. E’ capitato poi che al primo anno ho vinto il titolo di capocannoniere, ma dall’Italia nessuna chiamata. Due anni e fa e anche l’anno scorso sono stato cercato da compagini di Serie C, ma il mio sogno era giocare in B. Sinceramente, scendere dalla Serie A a Malta e tornare in Italia per disputare un campionato di C l’ho visto come un passo indietro e per questo non ho accettato”.

[df-subtitle]In cuor tuo, confidi ancora in una chiamata da parte di un club italiano?[/df-subtitle]
“Ci penso sempre ma sono realista: ho 29 anni e credo che in Italia, in questo momento, ci sono molte società che non navigano in buone acque dal punto di vista economico. Quindi si punta su profili più giovani, si pesca dal campionato Primavera. In questo modo, i piccoli club vengono anche pagati per farli giocare. Credo che sia un sistema sbagliato; in questo modo, si fa fatica a far uscire i calciatori che meritano, indipendentemente dall’età”.

[df-subtitle]A quale attaccante ti ispiri?[/df-subtitle]
“Il calciatore italiano che ho sempre ammirato è Totò Di Natale. Proprio come lui mi piace svariare su tutto il fronte d’attacco”.

 

 

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