Dalla scorsa settimana, il giornalista e scrittore genovese Gianluca Ferraris ha lanciato, sulla piattaforma Storytel, l’interessante podcast chiamato #PalloneCriminale, programma diretto ad analizzare i sempre più fitti rapporti tra calcio e malavita organizzata. Proprio oggi va in onda la seconda puntata.

Autore di diversi libri di genere noir – tra cui la trilogia composta dai romanzi “A Milano nessuno è innocente”, “Piombo su Milano” e “Shaboo” -, Ferraris, che attualmente lavora per la rivista “Donna Moderna” ma in passato è stato per quindici anni a “Panorama“, dove si è a lungo occupato del fenomeno relativo al calcioscommesse,  ha rilasciato una molto interessante intervista a “Europa Calcio”, nella quale spiega nel dettaglio l’iniziativa del sopra indicato podcast e non solo.

Com’è nata l’idea di questo podcast?

Beh io mi sono occupato di questa materia per un sacco di anni in qualità di cronista, sia di gioco d’azzardo che delle ricadute dello stesso gioco d’azzardo rispetto alla criminalità organizzata, quindi il tutto è nato in maniera quasi naturale visti gli eventi che poi si sono susseguiti. Mi sono occupato di calcioscommesse da molto prima dello scandalo di Cremona, c’era stato uno scandalo abbastanza simile in Lega Pro anche nel 2008. Le dinamiche non sono molto diverse alla fine, in quanto tendono a ripetersi. Quindi ho cominciato a raccontarle sui giornali, su un paio di libri e quest’anno ho cominciato la collaborazione con Storytel, che è un gruppo molto bravo e professionale. Mi ha chiesto se avessi un’idea, e mi è venuto in mente di provare a riorganizzare, riattualizzare e vedere cosa era successo negli ultimi anni su detta tematica. Quello che abbiamo scoperto è che queste cose vanno ancora avanti, e che di connessioni tra calcio e criminalità organizzata ce ne sono sempre di più, per cui è diventato utile raccontarle, con un filo tra passato e presente“.

Sta dicendo quindi che la corruzione nel mondo del calcio è sempre forte…

Sì, non lo dico io ma le numerose indagini che ci sono state anche negli ultimi anni. Per fare un esempio, l’ultimissimo rapporto, uscito proprio due settimane fa, della Commissione parlamentare antimafia che si è occupata di alcuni casi più recenti di cui io mi occuperò in una delle ultime puntate del podcast. Tra questi c’è il tentativo di alcuni clan di rimettere piede in alcune curve molto importanti, come la Juve, l’Inter o il Napoli. Da lì sono partito e poi mi sono concentrato su quello che conoscevo un po’ meglio come le scommesse. Il trend di questo fenomeno non è finito, si è fatto molto in fase di prevenzione e moltissimo hanno fatto gli operatori del gioco legale perché loro sono i primi ad essere spesso danneggiati, però quello che tutti gli addetti ai lavori, le forze di polizia, gli investigatori e i magistrati dicono è che certe dinamiche non si sono mai fermate, ma sono soltanto un po’ più lontane dai riflettori rispetto a prima“.

Crede che un segnale importante e significativo potrebbe essere quello di abolire, rendendole illegali, le scommesse nelle categorie calcistiche minori?

Sono sicuramente contrario all’esistenza delle scommesse sulla Serie D perché non è un campionato professionistico, e quindi va considerato tutto quello che ne potrebbe conseguire in termini di possibilità di indurre in tentazione dei giocatori che non sono pagati o che comunque sono pagati pochissimo. Purtroppo questo discorso sta diventando sempre più attuale, anche per la Serie C, perché come vediamo quest’anno ci sono almeno una dozzina di squadre che sono state penalizzate per inadempimenti fiscali e contributivi. Tutto è dato dall’humus, questa è la cosa che ti racconta ogni addetto ai lavori, tutto è dato dalla facilità o meno di avvicinare i giocatori. E’ chiaro che in un contesto un po’ più lontano dalle telecamere, dove già gli stipendi non sono elevati, la facilità di corruttibilità di questi calciatori aumenta. E con esso la possibilità di penetrare in un tessuto più facilmente avvicinabile da chi ha altri scopi rispetto a quelli della realtà sportiva. Poi non dimentichiamo che non ci sono solo le scommesse, soprattutto nelle divisioni inferiori e soprattutto nel centro-sud (ma non solo), il calcio è una delle porte principali per avvicinarsi a un sacco di altri business. Per la criminalità diventa un biglietto da visita che ti consente di entrare nei salotti buoni e di accedere a tutta una serie di cose a cui non avresti avuto accesso normalmente. Del resto la criminalità organizzata si nutre anche di popolarità e di controllo del territorio. E non c’è nulla di meglio che avere a che fare con calcio, anche con realtà più piccole. Questa forte infiltrazione della criminalità organizzata è poi confermata dall’Antimafia, dal giudice Cantone che ora è all’Anticorruzione, però per anni a Napoli si è occupato di reati da stadio, e quello che ti dicono è che avere le mani su una squadra di calcio è anche un biglietto da visita per un clan di mafia, ‘ndrangheta o camorra. Significa in qualche modo entrare nel salotto e vedere aperti canali talmente infiniti anche per operazioni che non sono solo quelle legate alle semplici partite truccate, ma anche ad altri fenomeni come sponsorizzazione fittizie, estorsioni e tutta una serie di favori che si possono fare e che provo a raccontare. Del resto nel calcio sano abbiamo fior di presidenti milionari che sono in attività con tutt’altro business, ma che accettano di perdere milioni di euro proprio in cambio di una maggiore popolarità per sé stessi, perché allora non dovrebbero farlo le organizzazioni mafiose? Queste ultime sono quelle che da sempre hanno la maggiore liquidità sul mercato e che si sono sempre dimostrate più pronte a cogliere opportunità di mercato e di visibilità“.

Premesso che non c’entra nulla con il settore delle scommesse, ma la vicenda del Pro Piacenza ha fatto il giro del mondo. Lei si è fatto un’idea di quanto accaduto al club emiliano?

C’è poco da dire. Non è pensabile che nel calcio professionistico si possa agire così e che ci possano essere squadre, il Pro Piacenza è solo l’ultimo caso, che si trovano ad aver finito i soldi ancora prima di metà campionato. Io credo che quando ci riempiamo la bocca di modello inglese citando cose che non sono fattibili per noi, spesso ci scordiamo le riforme sul modello inglese che dovrebbero essere fatte da noi e che sono auspicabili e facili da raggiungere. Per esempio la presentazione di una fideiussione vera, non firmata da chissà chi ma da una fideiussione bancaria vera che copra tutti i costi della stagione e poi un business plan adeguato che tenga conto di tutti i vari scenari, tipo promozione, retrocessione o mantenimento della categoria. Solo così puoi evitare che arrivino avventurieri o persone più o meno improvvisate che poi lasciano la squadra senza risorse durante il campionato. Questo è successo diverse volte in Serie C negli ultimi anni, ed è un trend che sembra non arrestarsi. Come ti dicevo prima, ci sono molti casi simili a quello del Pro Piacenza. Bisognerebbe agire dal punto di vista amministrativo e del regolamento, altrimenti poi si vanno a creare situazioni spiacevoli come questa che poi portano tutta una serie di altre conseguenze, come campionati falsati, tifosi delusi, giocatori senza stipendio che poi sono l’anticamera di altre situazioni poco piacevoli di cui abbiamo parlato prima“.

Per curiosità, qual è l’origine di questa sua passione per il genere noir?

Io ho fatto per tanti anni la cronaca, anche nera e giudiziaria. Soprattutto sono un grande appassionato di gialli. Quindi il romanzo ti permette di fare comunque denuncia sociale, di raccontare certe dinamiche, senza per questo che tu sia costretto, trattandosi di fantasia, a certe gabbie giornalistiche. Con questo podcast, con il libro “Pallone Criminale” – che niente ha a che fare con il podcast – ho fatto un lavoro rigorosamente giornalistico. Mentre con i romanzi mi sono potuto prendere più libertà. Penso che sarà questa la strada che continuerò a intraprendere, al di là dei lavori collaterali“.

Ha autori a cui si ispira o che comunque apprezza e stima in particolare?

Assolutamente sì. Diciamo che per il giallo italiano non scopro di certo io le pietre miliari, ovvero Giorgio Scerbanenco, Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, Carlo Lucarelli. Mentre sul fronte estero, quelli che secondo me sono stati i più bravi a raccontare la realtà, anche in maniera abbastanza cruda nello stile ma molto aderenti al vero, sono stati Ed McBain, che adesso non c’è più, e Don Winslow. Sono molto lontani da me, sia per lo stile che per i temi trattati ma sono quelli che mi piacciono di più“.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA – La riproduzione dell’articolo è consentita previa citazione della fonte.

Articolo precedenteBundesliga, Klaasen risponde a Zuber: Brema-Stoccarda termina 1-1
Articolo successivoFiorentina, Pioli: “Inter squadr più in forma. Chiesa fortissimo, non simulatore”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui