[df-subtitle]De Sousa: “Le opportunità ci saranno, devo solo aspettare e scegliere quella più giusta. In questi sei mesi a Viterbo abbiamo fatto qualcosa di molto importante dal punto di vista collettivo, ho segnato poco ma è un periodo che ricordo con grande piacere. Il ritiro dell’idoneità agonistica mi ha stroncato la carriera, sono stato praticamente fermo per quattro stagioni e ho ricominciato a giocare a 27 anni”[/df-subtitle]

A causa della retrocessione del Racing Fondi – che da pochi giorni ha cambiato denominazione in Racing Aprilia -, al momento è svincolato. Ma la voglia di tornare presto a giocare e segnare di certo non manca. Stiamo parlando di Claudio De Sousa, esperto attaccante classe 1985.

In questi ultimi sei mesi ha giocato alla Viterbese, dove lo stesso Fondi lo aveva girato in prestito a gennaio. Con la squadra del capoluogo laziale ha totalizzato 20 presenze e 2 gol e conquistato la finale di Coppa Italia di Lega Pro – poi persa nella doppia sfida contro l’Alessandria – e i play-off per la Serie B, durante i quali i gialloblù erano arrivati ai quarti di finale, in quanto fermati dal Südtirol.

De Sousa conosce molto bene la Lega Pro, in quanto l’ha già disputata con le maglie di Ancona, Pescara, Chieti, L’Aquila, Como e Racing Roma.

E non va nemmeno dimenticato il suo passato in club importanti quali Lazio – dove ha disputato il settore giovanile e successivamente esordito e segnato in Serie A – e Torino.

Il centravanti ha parlato in esclusiva a “Europa Calcio”.

De Sousa, come procede questo periodo da svincolato?

Con serenità, perché tanto so che il mercato di C è ancora fermo e sto valutando delle proposte importanti dalla Serie D. Sono dell’85 quindi ho 33 anni quindi devo anche scegliere se rimanere in categoria o scendere di categoria andando in squadre con importanti che hanno l’obiettivo di vincere il campionato di Serie D. Quindi sto valutando, però al di là di questo sono tranquillo. Le opportunità ci saranno, devo solo aspettare e scegliere quella più giusta“.

In questi sei ultimi sei mesi lei è stato a Viterbo dove a livello di squadra ha ottenuto risultato importanti. Cosa le è rimasto di questo periodo?

Ricordo con piacere. Pur non avendo fatto bene dal punto di vista personale e realizzativo, perché ho fatto 1 gol in campionato e 1 in Coppa Italia mi aspettavo di fare meglio. Ma dal collettivo abbiamo fato qualcosa di importante: siamo arrivati in finale di Coppa Italia ed era la prima volta che la Viterbese arrivava in fondo a questa competizione, tra l’altro persa ingiustamente perché qualche svista arbitrale ci ha condizionato. E poi siamo arrivati a un traguardo dei quarti di finale dei play-off, e anche qui è qualcosa di storico per questo club, quindi il mio giudizio è sicuramente positivo. Poi avevamo un gruppo stupendo quindi anche dal punto di vista umano sono stato  molto molto bene“.

Prima invece un anno e mezzo “caotico” col Racing Roma, che poi è diventato Racing Fondi. Tanti cambi di giocatori e allenatori. Che situazione è stata? 

E’ stato un periodo particolare. Il presidente Antonio Pezone che è una persona squisita e un imprenditore importante è entrato da poco nel calcio professionistico. Era il primo anno in una realtà professionistica, e ci siamo trovati in difficoltà perché ci siamo trovati onestamente con una squadra che non era all’altezza della categoria, quindi i primi sei mesi abbiamo fatto molta fatica. Poi è arrivato Pasquale Foggia (nel ruolo di direttore sportivo, ndr), abbiamo fatto un gran mercato di gennaio e abbiamo sfiorato il miracolo nell’ultima giornata a Cremona. Sarebbe stato qualcosa di storico salvarci in quelle condizioni. Quest’anno invece con la Racing Fondi tutta un’altra cosa: avevamo giocatori che avevano fatto la Serie A o la Serie B, però è manata l’organizzazione a livello societario e dirigenziale secondo me. Quindi poi si è creato uno spogliatoio che non era così unito, e quando ti cali in certe situazioni è anche difficile uscirne. Io sono andato via a gennaio, ma comunque la squadra da gennaio a giugno ha fatto qualcosa come 8 punti, un vero tracollo. Mi dispiace perché la squadra c’era e per il presidente che non se lo merita. Vedo però che è ripartito con la Racing Aprilia, è una persona che ha entusiasmo e che non molla. Spero col tempo il calcio gli dia soddisfazioni“.

Lei è da tanti anni in Lega Pro. Quale è stata la stagione migliore?

Se parliamo a livello personale, ci sono state annate dove ho fatto cose importantissime, vedi Chieti dove ho fatto 18 gol, ma anche l’anno scorso quando ne ho fatti 17 con la squadra ultima in classifica o il primo anno a L’Aquila: 10 reti in campionato e 2 in Coppa Italia. Erano state marcature importantissime perché avevamo sfiorato la Serie B. E ci sono state annate dove ho vinto i campionati pur non facendo così tanti gol, vedi a Como tre anni fa o ad Ancona qualche anno prima. Se proprio devo fare il nome di una squadra dico Chieti. Ce l’ho nel cuore perché era stato il primo anno che avevo ricominciato a giocare dopo un lungo infortunio. E’ stata la mia rinascita“.

Sì, ricordo che qualche anno prima le avevano tolto l’idoneità agonistica a causa di un grave infortunio vascolare. Com’è stato ripartire?

Diciamo che quell’episodio è accaduto quando ero uno dei giovani più importanti d’Italia. Avevo fatto gol in Serie A, poi ero andato al Torino dove avevo vinto un campionato di Serie B, sarei stato un altro anno nel massimo campionato in granata, con cui avevo un contratto di quattro anni. Ero diciamo in un giro importante. Poi chi può dire quello che avrei fatto, purtroppo ho avuto questo episodio che mi ha stroncato la carriera, sono stato praticamente fermo per quattro stagioni. Ho ricominciato a giocare a 27 anni, quindi è vero che dopo ho avuto una grande risposta a Chieti, dove sono ripartito, ma mi sono ritrovato pur sempre in una realtà di Serie C“.

A proposito di Lazio e Torino, è ancora legato a questi due club?

Fanno parte del passato e ho bei ricordi, ma sono passati tanti anni ed ero giovane. Indimenticabile il gol con la Lazio con Di Canio che mi portò sotto la curva, ma ancora legato dico di no. Guardo queste due squadre con simpatia quando mi capita, ma fanno parte del passato“.

In biancoceleste c’era un giocatore da cui ha imparato o al quale si è ispirato?

Io ricordo con piacere Pandev perché all’epoca era un ragazzo quasi mio coetaneo, lo ricordo volentieri anche perché fu proprio lui a farmi l’assist per il mio gol al Messina. E anche Paolo Di Canio: sempre in quella partita io ero con lui in panchina, si fece male Muzzi e il mister fece entrare me al posto suo. Ero ancora un ragazzino, e nonostante questo mi ha portato sotto la curva come ti dicevo prima. E non dimentico nemmeno Giannichedda, che ho incontrato di nuovo l’anno scorso come allenatore, ma anche da giocatore era di una grande umiltà e da dava dei consigli che a quei livelli non tutti danno“.

 

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