[df-subtitle]Amerini: “Sono stato allenato da Pillon quando ero alla Pistoiese, è uno che lavora molto bene e sul campo insegna benissimo la tecnica e la tattica. Parlo di vent’anni fa, ma non aveva nulla da invidiare ai grandi allenatori”[/df-subtitle]

Una delle gare più importanti di questa 18^ giornata di Serie B sarà Pescara-Venezia, in programma domani alle 19. Se nell’ultimo turno i biancazzurri hanno riposato, la squadra di Zenga è reduce dall’inaspettato ko interno contro il Cosenza, sconfitta che ha interrotto una mini-serie positiva di due vittorie e due pareggi.

In occasione del match dell'”Adriatico-Cornacchia” , “Europa Calcio” ha contattato in esclusiva Daniele Amerini, ora procuratore sportivo ma con alle spalle una lunga carriera da centrocampista. Durante il percorso da giocatore ha vestito sia la maglia del Pescara che quella del Venezia.

Che tipo di gara si aspetta domani?

Mah, parliamo in generale di un campionato complicato e strano, dove fare pronostici è sempre più difficile. Si scontrano tra l’altro due tecnici molto bravi che stanno dando un’impronta alle rispettive squadre. Pillon tra l’altro è stato mio allenatore quando giocavo nella Pistoiese. So come lavora, è un grande. Si trova peraltro in una piazza importante, e il Pescara giocando in casa può partire un minimo avvantaggiato. Ma anche il Venezia sta facendo molto bene da quando c’è Zenga, quindi non mi sbilancio“.

Nel primo mese e mezzo il Pescara andava fortissimo, ora invece fatica di più. Come si spiega questo?

Secondo me gli avversari hanno iniziato a conoscere il Pescara e hanno preso qualche contromisura, capendo che si tratta di una squadra che gioca bene. Poi in Serie B è pieno di campi difficili“.

Prima mi diceva che in passato è stato allenato da Pillon. Qual è il suo segreto?

E’ uno che sul campo lavora molto bene insegnando benissimo sia la tecnica che la tattica. Io parlo di vent’anni fa, e dico che non aveva nulla da invidiare ai grandi allenatori. Probabilmente doveva crescere nella personalità e nella gestione del gruppo, cose che credo poi abbia fatto, prendendo forse anche qualche bastonata. Ad oggi è un allenatore completo e pronto, deve giustamente godersi un grande campionato di Serie B“.

Del Pescara si parla poi molto di alcuni giovani promettenti, su tutti Gravillon e Machin. Chi l’ha colpita di più tra i biancazzurri?

A me piace molto Brugman, anche se adesso non è più giovanissimo. Lo seguo dai tempi delle giovanili dell’Empoli, penso che sia un giocatore con dei colpi che possono fare la differenza in questa squadra. Gravillon è molto bravo sin da quando giocava nel vivaio dell’Inter, credo abbia prospettive per giocare in Serie A. In ogni caso il Pescara ha una rosa ampiamente competitiva in tutti i reparti“.

Passando al Venezia, con il cambio di allenatore la squadra è svoltata. Cosa ha portato Zenga rispetto a Vecchi?

Vecchi aveva fatto benissimo con la Primavera dell’Inter e quindi meritava questa chance. E’ chiaro che ha risentito del grande salto dai giovani alla Serie B, ma rimane un tecnico valido. Dal canto suo, Zenga è un allenatore sottovalutato, ma sta dimostrando di meritare palcoscenici di un certo livello. Credo abbia tutte le carte in regola per rilanciarsi nel Venezia. Ha pagato forse un po’ il suo personaggio, ma in campo lavora alla grande“.

Qual è il potenziale degli arancioneroverdi?

Se ci credono tutti fino alla fine, per me possono arrivare ai play-off. In un campionato equilibrato e sottile come questo è assolutamente possibile“.

Lei ha giocato sia nel Venezia che nel Pescara. Cosa le hanno lasciato queste piazze?

Ricordi positivi, anche se a Pescara era finita male. Arrivai a gennaio (proprio dal Venezia, ndr) e segnai all’esordio in casa della Fiorentina, è stato un momento vissuto con quella maglia che non ho mai dimenticato. Mentre con il Venezia ho fatto un anno mezzo molto positivo dal punto di vista personale. Avevamo fatto fatica e avevamo cambiato diversi allenatori, ma ho lasciato molte amicizie come quella con Maurizio Rossi. Eravamo un ottimo gruppo. Inoltre mi trovavo in una città dove si vive benissimo e in una regione dove si sta alla grande. Sono stato molto bene“.

Per concludere, lei ora è un procuratore sportivo. Come sta procedendo questa nuova carriera?

Si tratta di un percorso chiaramente diverso, di tipo manageriale. E’ tutto diverso rispetto a quando fai il calciatore, devi essere bravo a cambiare la testa per fare un altro lavoro, ma con la voglia, l’impegno e un po’ di competenza credo possa essere un lavoro che può dare molte soddisfazioni. Sei autonomo e non dipendi né da direttori sportivi né da presidenti, e nemmeno da personaggi strani di cui, come sappiamo, il mondo del calcio è pieno. Diciamo che posso rivendicare la mia autonomia“.

 

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