[df-subtitle]Adailton: “Il sogno è diventare allenatore. Il migliore che abbia mai avuto? Dico…”[/df-subtitle]

In Italia dal ’97 al 2010, con in mezzo un’avventura al Psg nel ’98-’99, Adailton ha collezionato 313 presenze tra Serie A, Serie B e Coppa Italia, segnando 91 gol. Ora, il sogno è diventare allenatore. Bella chiacchierata con l’ex Verona, Genoa e Bologna che ha parlato della scelta di Preziosi, del prossimo acquisto del Milan, del suo futuro, di Insigne e molto altro.

Europa Calcio ha avuto l’onore e il piacere di intervistarlo in esclusiva.

Partiamo dal Genoa: Preziosi esonera Ballardini, nonostante una buona classifica, per richiamare Juric, già allontanato due volte in precedenza. Cosa è successo secondo lei? Condivide questa decisione?

“Per quello che si è sentito, Preziosi non era contento di come giocava la squadra, al di là dei punti in classifica, e dopo la sconfitta col Parma ha deciso di cambiare. Essere d’accordo o meno è difficile da dire perché i presidenti sono quelli che mettono i soldi e hanno il potere di scegliere. Magari avevano già avuto delle divergenze in precedenza. Però è vero, non è facile da capire perchè sicuramente la classifica dava ragione a Ballardini”.

Con Ballardini inoltre è esploso anche Piatek. Riuscirà a rendere così anche con un nuovo mister?

“A prescindere dal mister, per lui sarà difficile comunque mantenere questo ritmo visto che segna più di un gol a partita in media. Però Ivan (Juric, n.d.r.) riuscirà a far si che continui ad esprimersi al meglio, è fondamentale per il Genoa, un bomber vero, si muove benissimo in campo e quindi non credo che ci saranno problemi. Un attaccante come lui è anche semplice da sfruttare visto quanto è forte. Quindi si, continuerà a fare bene”.

Da brasiliano, cosa ci dice di Paquetà?

“Lo conosco, ho visto qualche partita in Brasile in estate. Tecnicamente è fortissimo ma anche fisicamente è messo bene. Avrà bisogno di un attimo di tempo per adattarsi alla Serie A visto che è giovanissimo e ha giocato praticamente solo in Brasile finora, ha poca esperienza internazionale. Ha grandi potenzialità, può fare bene perché ha colpi importanti, potrà fare la differenza se riuscirà ad adattarsi velocemente al campionato italiano”.

Dicono assomigli a Kakà…

“Si è vero, in lui c’è qualcosa di Kakà però non sono uguali, inoltre è molto difficile paragonare un giocatore che è all’inizio della sua carriera con uno che ha dimostrato di essere un campione assoluto. Stiamo parlando di un pallone d’oro, un giocatore che ha avuto una carriera pazzesca, ha vinto tutto quello che c’era da vincere col Milan, ha vinto anche i mondiali col Brasile nel 2002. Paquetà invece sta iniziando adesso il suo percorso, hanno qualcosa in comune ma deve ancora dimostrare tutto, non deve pensare a quello che è stato Kakà per il Milan, per il Brasile, per il calcio. Paquetà deve fare il suo percorso, le qualità per fare bene le ha”.

Parliamo un po’ di Adailton. L’anno scorso era alla Virtus Verona come vice allenatore e addetto alla cura delle palle inattive. Siete stati promossi in C. Come mai si è interrotto il rapporto? Cosa è successo?

“Volevo iniziare a fare il mio percorso, la mia strada. Poi devo ancora finire il corso da allenatore a Coverciano e quindi avevo bisogno di più tempo per me. Alla fine non siamo riusciti a trovare un accordo. Ma quell’esperienza la porto nel cuore, sono cresciuto tantissimo, ho imparato tanto. Vincere un campionato è sempre difficile, in qualsiasi categoria. Riuscire alla mia prima esperienza in Italia ad ottenere questi risultati è stato bello, mi ha fatto molto piacere anche sentire e vedere i ragazzi attenti e soddisfatti del lavoro fatto assieme. Avevo avuto una piccola esperienza in Brasile ma qui in Italia era la prima e meglio di così non poteva andare”.

Il sogno quindi è quello di diventare allenatore. C’è qualcuno a cui si ispira?

“In realtà no, si prendono spunti in giro ma poi credo che ognuno faccia il suo percorso. Io ho visto tanti allenamenti e allenatori diversi. In particolare non mi ispiro a nessuno, poi chiaramente ho delle idee per quanto riguarda la metodologia del lavoro che magari mi avvicinano a qualche allenatore piuttosto che ad un altro. Penso a Sarri, a Guardiola, allenatori che amano giocare a calcio. Voglio una squadra che giochi sempre a viso aperto senza paura di attaccare, aggressiva e anche spettacolare se possibile. Poi dipende tutto dalla disponibilità che i giocatori ti danno. Io voglio essere protagonista in una partita. Se devo perdere, almeno voglio poter dire di averci provato. La vittoria deve essere sempre il primo obiettivo. Il concetto di non perdere al massimo può essere il secondo”.

Facciamo un gioco. Un nome: il miglior allenatore che abbia mai avuto.

“Non è facile perché ho avuto tanti allenatori bravi nella mia carriera e tutti mi hanno dato qualcosa. Potrei dirti Ancelotti ma ero all’inizio della mia carriera (al Parma, n.d.r.) e anche lui non era l’Ancelotti che è adesso. Ho avuto Gasperini (al Genoa, n.d.r.) che mi ha dato tantissimo in quel momento della mia carriera perché ero già maturo e il suo modo di giocare mi è piaciuto tantissimo. Poi assolutamente Prandelli (al Verona, n.d.r.), che mi ha aiutato tantissimo a migliorare i miei movimenti e la mia posizione in campo. Dai, dico questi tre: Ancelotti, Gasperini, Prandelli”.

Ok, vada per questi tre. Un altro nome. La Nazionale italiana fa fatica. Qual è il giocatore su cui si deve puntare, che deve essere il faro?

“In questo momento dico Insigne, è il giocatore più importante. C’è un altro giocatore che sta venendo fuori bene che è Bernardeschi, ma deve maturare ancora un po’ e trovare ancora più continuità. Per me Insigne è il giocatore che deve prendere per mano l’Italia. La Nazionale italiana è sempre stata rispettata per i giocatori che aveva. Oggi le altre squadre hanno i top player, l’Italia no. Non ha più Totti, non ha più Baggio, non ha più Del Piero, Maldini, Nesta, Pirlo. Questi giocatori mancano tanto”.

RIPRODUZIONE RISERVATA – La riproduzione dell’articolo è consentita previa citazione della fonte.

Articolo precedenteSandulli, Pres. Corte Sportiva d’Appello FIGC: ”Ricorso Juve? È un diritto di tutti. Respinto perchè…”
Articolo successivoJuventus: vicino il rientro di Spinazzola, già convocato contro il Genoa?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui